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IMPERO E SIMULAZIONE DI GUERRA. IL WAR GAME DI SIMLA DEL 1903

#STORIA

di LUIGI LORETO

ABSTRACT Simla – immortalata da Rudyard Kipling – era la capitale estiva (ossia da aprile a ottobre) dei Raj e quindi, nel medesimo periodo, anche la sede del Commander-in-Chief (C-i-C) e del suo General Headquarters (1). A Simla si era tenuto nel 1903 su disposizione di lord Horatio Herbert Kitchener, che dal 28 novembre 1902 rivestiva le funzioni di C-i-C, quello che costituisce quasi sicuramente il primo war game di livello operativo nella storia delle Forze armate inglesi, seppur però non di livello strategico e, in particolare, non fine a sé stesso, bensì con funzioni di pianificazione. Si tratta di una svolta nella storia dell’impiego dello strumento, fino ad allora limitato al solo livello tattico e formativo dello Staff College a Camberley (2).

Il 29 marzo 1905, in un suo discorso, Claude Lowther, membro del Parlamento per il Partito unionista ed eroe della Guerra boera, osservava che la frontiera indiana – intendendo ovviamente quella di North-West (Nwf) – era divenuta «as vulnerable as the frontier of any European power» (in FRIEDBERG 2011, p. 265). Pertanto non deve sorprendere che la prima applicazione del war game con una nuova funzione – operativa di pianificazione – fu, anziché metropolitana, “indiana” e periferica, a Simla. E, dal momento che, nel 1903, a livello operativo il solo scenario macrostrategico reale presupponibile era quello di una guerra con la Russia sulla Nwf, quell’inedito impiego fu disposto dal Commander-in-Chief (C-i-C) indiano, all’epoca lord Horatio Herbert Kitchener.

Non disponiamo del documento originale, che contava oltre 200 pagine e almeno una mappa (3). Era stato inviato però al General Staff del War Office (WO) di Londra per il criticism di competenza. Sotto lo heading Observations on the Records of a War Game played at Simla, 1903 ci è pervenuto il memorandum nel testo stampato e trasmesso al Commitee of Imperial Defence (Cid). Di 13 pagine complessive, datato 5 maggio 1904, classificato Secret, contiene le osservazioni critiche del Director of Military Operations (Dmo), il maggior-generale James Moncrieff Grierson, in quanto competente in materia. A queste è anteposta una sintesi di poche pagine dei records originali del war game (The National Archive, Public Record Office, Cab 6/1/50, ff. 207-14). La mappa originaria non vi è riprodotta, ma è presente una notazione critica in merito alla sua incompletezza. È lecito ipotizzare, peraltro, che la cartina fosse ricalcata su quelle del Constable’s Atlas, sia perché questo era il lavoro all’epoca più aggiornato sia, a maggior ragione, per la coincidenza che anche le piante contenute in quel volume sono incomplete (BARTHOLOMEW 1893, Pll. 22 e 24). Altra fonte potrebbero essere le mappe del Survey Department, comunque confluite nel Constable’s Atlas.

Plate 21 del Constable’s Atlas (BARTHOLOMEW 1893/Wikimedia Commons).

Tornando al documento originale, nella versione completa, esso era ancor più esteso del memorandum e contava ben tre volumi di documentazione, ugualmente andati perduti. Kitchener ne aveva inviato una copia al primo ministro, Arthur Balfour, in via riservata e tramite il canale privato di lady Alice Cranborne, la moglie del cugino di Balfour, nei cui archivi privati di famiglia si è preservata la notizia. Solo una versione più ridotta era stata trasmessa al WO (4). Il war game era stato disposto nell’estate. E non è possibile che si sia concluso oltre l’inizio dell’autunno, in ragione del rientro nella capitale indiana invernale; anzi, la datazione dell’invio a lady Alice il 6 agosto lascia concludere che il war game fosse stato concluso al più tardi entro fine luglio. Non conosciamo la data esatta dell’inoltro della documentazione al WO – che parrebbe aver avuto un primo passaggio attraverso l’India Office, del resto organicamente competente per il ricevimento – e di lì a Whitehall (ROBERTSON 1921, p. 135). Sappiamo però che Kitchener ritardò l’invio a Londra nell’attesa di verificarne gli assunti nel confronto con quelli dell’Intelligence Department del WO, come scrisse alla fine dell’anno a lord Frederick Roberts, C-i-C of the Forces (FRIEDBERG 2011, p. 245, n. 14). Per altro verso il non post quem è costituito dalla prima delle due valutazioni tecniche – relativa al tasso giornaliero di costruzione ferroviaria – in un’appendice al memorandum datata 28 aprile.

Viene da chiedersi come e perché, nel 1903, Kitchener arrivi a pensare all’impiego di un war game – ricordiamo, il primo non solo tattico e di tipo pianificatorio – per sostenere la propria concezione dell’organico necessario alla difesa dell’India. Può costituire la probabile spiegazione l’attenzione personale di Kitchener, che proviene – si ricordi – dai Royal Engineers, per le innovazioni tecniche.

in una fotografia di fine Ottocento, Simla (talvolta “Shimla”), nel nord-ovest dell’Himalaya a 2130 m sul livello del mare, capitale estiva del Raj britannico.

Le operazioni oggetto del war game sono collocate in un tempo fittizio che va da maggio a gennaio. Non sappiamo quale sistema di gioco sia stato impiegato ma sicuramente il suo livello esclude che possa trattarsi delle regole ufficiali, cioè le Rules for the Conduct of the War-Game on a Map by Authority dell’HM Stationery Office (1896), che sono strettamente tattiche. Non conosciamo neanche chi rivestisse i diversi ruoli di comando e chi fosse l’arbitro (Kitchener stesso?). Il war game si apriva con l’invasione delll’Afghanistan da parte di un’imponente Armata russa, che travolgeva rapidamente le difese locali. E si concludeva con la sconfitta operativa degli anglo-indiani, a loro volta entrati in forze nel Paese per contrastarla. La situazione veniva salvata, alla fine, soltanto a livello strategico, come diremo più avanti. I dettagli operativi risultano marginali in questa sede e basterà richiamare come le forze anglo-indiane non furono in condizione di arrestare le colonne nemiche, procedenti lungo tre assi principali. Nel giro di pochi mesi le truppe furono progressivamente costrette a ripiegare dalle posizioni raggiunte, fino a essere respinte nel Punjab, per dicembre, sulla linea Landi Kotal, Kohat, Thal, Bannu, nel teatro settentrionale, e ad abbandonare anche Quetta, in quello meridionale, nel mese successivo, ritirandosi oltre il Passo di Bolan, a Sibi. A livello d’inquadramento strategico va sottolineato come il war game presuppose come data, da parte inglese, la scelta di entrare in Afghanistan fino alla linea Kandahar-Kabul. Non contemplava in nessun modo, invece, la valutazione, appunto strategica, di attestare le truppe anglo-indiane, in partenza, su una linea difensiva interna – appoggiandosi sui punti strategici principali, quali i due passi Kyber e Bolan, e sul sistema di forti preposto (bene o male) al controllo del territorio – difficile da superare e che dava anche il vantaggio di un logoramento e di un’estensione delle linee di comunicazione dell’Armata russa. Singolare è anche come tale nostra osservazione non sia formulata, a livello di obiezione, nella valutazione critica del WO. Sullo sfondo, il war game risentì sicuramente della dottrina della forward school formulata da John Jacob e Henry Rawlinson qualche decennio prima. Va però rilevato come, nell’immediato, accettò il memorandum dell’Intelligence Department del WO del 10 marzo 1903, che appunto aveva previsto la fissazione della linea di difesa anglo-indiana sull’asse Kabul-Kandahar in caso d’invasione russa dell’Afghanistan (The National Archive, Public Record Office, Cab 38/2/12). Il war game presuppose però anche, è bene ricordarlo, una tradizione almeno ventennale di riflessioni pubblicistiche, ma non lontane dai contesti ufficiali, sullo scenario di un attacco russo all’India, per quanto poco verosimile e immaginario: dal libro del maggior-generale Charles MacGregor del 1885 a quello di lord George Curzon del 1889 (YAPP 2001, pp. 194 ss.) (5).

La simulazione si svolse esclusivamente a livello operativo e si limitò al teatro della regione afghana, mentre non considerò gli sviluppi globali della guerra nel suo complesso. Questa avrebbe dovuto essere – in sintonia con lo scenario macrostrategico standard – contro la Russia e la Francia. Non ignorando del tutto uno scenario strategico e di grand strategy, il war game prese in considerazione le dinamiche internazionali come un insieme di coordinate fisse, presupposte ed esterne, irreattive al suo svolgimento. Per esempio, non ignorava lo scacchiere europeo, presupponendo, come detto, che la guerra fosse contro Mosca e Parigi. Così, alla sconfitta operativa inglese in Afghanistan corrispose, come variabile puramente esterna, la conclusione delle ostilità con una ritirata russa sulle posizioni di Kabul e Jalalabad, in attesa del trattato di pace, conseguente a «the serious defeat the Russians had suffered both by land and sea in other parts of the world», ovviamente non meglio specificate.

Nel memorandum il war game veniva criticato in quanto «it cannot be regarded as being based on condition bearing a close resemblance to those which we are justified in supposing would obtain in actual war». Grierson, cioè, non contestò apertamente lo strumento; anzi di lì a meno di un anno lo farà proprio in un altro importante war game volto a dimostrare la necessità d’intervento in una guerra franco-tedesca (The National Archive, Public Record Office, WO33/364). Però non ne condivideva gli assunti e il risultato. Questa posizione implica anche una critica dell’uso fatto dello strumento stesso. I successi russi furono attribuiti a «the very […] favourable conditions under which Russia commenced the war», cui viene contrapposta la diversità delle condizioni «in the actual war», a sua volta fondata sulla considerazione della «military history» che «absolutely proves» gli enormi rischi prodotti nell’invio avanzato di distaccamenti privi di supporto all’apertura di una campagna. Seguivano ulteriori critiche all’irrealistica possibilità di una concentrazione di truppe russe in Asia centrale prima di un invio di rinforzi imperiali in India. In altri termini, è l’eccesso teorico dello scenario a essere posto in causa da Grierson, e questo corrisponde all’obiezione, che vedremo più avanti, di Robertson, che è probabilmente, del resto, l’autore sostanziale del memorandum.

Sir George Clarke, il segretario permanente del Cid, a propria volta, in più comunicazioni a Balfour, tra settembre e novembre 1904, commentò in maniera ancor più pungente i risultati del war game. Definì «preposterous» il tasso di avanzata dei russi e, dopo la discussione con un geografo di rilievo (che riteniamo probabile, dato l’argomento, essere Thomas Holdich), criticò sia lo scenario iniziale sia i risultati poiché basati su una profonda ignoranza della situazione geografica (in FRIEDBERG 2011, p. 262). Nel suo complesso, il Kriegspiel – come lo chiamava – fu descritto da Clarke al primo ministo, il 24 novembre, come «wholly inadequate and even positively misleading», in specie attribuendo a esso la crescita delle richieste di rinforzi da un originario numero di 27.900 uomini dell’ottobre 1903 ai 158.700 del novembre 1904 (!) (in FRIEDBERG 2011, pp. 263-4)(6). In maniera indiretta, cioè senza contestarlo nel dettaglio in quanto tale, come appunto fece Grierson, e limitandosi a criticarne nel merito le conclusioni, Clarke colse anche i limiti intrinseci allo strumento, quando osservava che «great masses of men are moved across the most difficult country in the world as if they were pawns upon a chess board» (in FRIEDBERG 2011, p. 263). Questo è il tipico difetto dell’impiego di un war game come strumento epistemologico. I «most important factors in the problem» oggetto del war game e della sua valutazione sono individuati «for obvious reason» nella «question of transport and raylway construction» (7). L’inadeguatezza del sistema ferroviario russo centro-asiatico sarebbe stata confermata da un survey anglo-indiano segreto due anni dopo (HEVIA 2012, p. 165, n. 17). Contro quella che era una costante nelle preoccupazioni più importanti della strategia dei Raj, è peraltro singolare che il war game ammetteva solo una generica ostilità delle tribù della Nwf, soprattutto, per ovvie ragioni, quelle della Swat Valley, e dava per scontata una sostanziale fedeltà dei principi indiani. In altri termini, marginalizzava lo scenario della sicurezza interna, probabilmente per ragioni di opportunità politica, laddove il riferimento a esso avrebbe solo potuto aumentare il calcolo dei rinforzi necessari. In ciò non differendo dal memorandum del marzo 1903 già richiamato (The National Archive, Public Record Office, Cab 38/2/12)(8).

I war games non nascono dal nulla, cioè da una semplice questione operativa. Essi traggono ispirazione da ragioni più vaste, in parte diverse e a monte. Di solito sono prodotti a sostegno di più ampie politiche delle istituzioni da cui promanano. Quelle, a loro volta, rispondono soprattutto a fini di carriera, promozione personale o di gruppi. Quello di Simla non smentisce questo assunto. Al contrario: il war game va collocato, anzitutto, sullo sfondo della dialettica tra C-i-C dell’India e il WO in relazione alle esigenze difensive del Subcontinente, in particolare in relazione al man power necessario per contrastare una minaccia russa. È sintomatico come proprio Grierson quasi 30 anni prima, in servizio in India, avesse collaborato, da giovane subalterno, all’identificazione di uno scenario strategico simile a quello del war game oggetto, a Whitehall, delle sue critiche (9). Un secondo sfondo, più ampio, in cui va collocato il war game è quello di un momento di riforma e riorganizzazione della struttura militare metropolitana: l’applicazione, dal 6 febbraio 1904, del cosiddetto Esher Report, comportante la creazione del Segretariato permanente del Cid, costituito già alla fine del 1902 da Balfour; la soppressione dell’ufficio di C-i-C of the Forces e la sua sostituzione con quello di Chief of the General Staff (Cgs); la creazione del Dmo direttamente alle sue dipendenze, competente per l’intelligence e la mobilitazione (MCDERMOTT 1979, pp. 102-5; OTTE 2010, pp. 308-12) (10). Con ciò corre in parallelo un ricambio significativo di personale: la cessazione dall’ufficio di C-i-C fo the Forces di lord Roberts e il subentro, il 12 febbraio, come primo Cgs di sir Neville Gerald Lyttelton; l’arrivo pochi mesi prima, come già richiamato, di Kitchener in India; la nomina di Clarke a segretario del Cid e quella di Grierson come Dmo, con immediatamente subordinati due colonelli destinati a una brillante carriera, Charles Edward Callwell e William Robertson; il passaggio di un convinto corifeo del ruolo primario della Royal Navy e di uno solo ancillare dell’Esercito, quale Hugh Oakeley Arnold-Forster, dall’ammiragliato al WO.

A sinistra, sir William Robert Robertson, I baronetto di Beaconsfield (1860-1933), Assistant Director of Military Operations di James Grierson. Si segnalano sia la sua carriera nell’intelligence militare britannica sin dal 1892 sia il ruolo ricoperto, capo di Stato maggiore dell’Esercito, durante il Primo conflitto mondiale. A destra, il maggior-generale sir James Moncrieff Grierson (1859-1914), Director of Military Operations.

Nel war game le forze anglo-indiane impegnate contro i russi arrivavano a contare l’improbabile cifra massima di ben 189mila uomini, come rilevò non senza nascondere la propria sorpresa Grierson, il quale osservò di contro che, in base ai dati noti, le truppe presenti realmente in India non superassero che di poco le 93mila unità. A latere è interessante notare come a Londra non si disponesse di un’informazione assolutamente precisa e ufficiale in merito. A fronte, i russi impiegavano complessivamente un’Armata di 400mila. Nel 1903 il Cid aveva fissato l’ammontare dei rinforzi per l’India nel caso di una guerra con la Russia a 100mila, contro il WO che non riteneva superabili i 70mila, che lord Roberts, ulteriormente avrebbe ridotto a 40mila all’inizio del 1904. A seguito dei progressi della costruzione ferroviaria centro-asiatica russa, la domanda indiana da parte di Kitchener salì a 158mila. Nel maggio 1904 Lyttelton mise in guardia contro una fissazione strategica esclusiva sull’India, e il suo Dmo, Grierson, trattò come un’esagerazione la valutazione immediata kitcheriana del pericolo russo. Il WO fissò a 91mila il livello massimo possibile, che peraltro avrebbe svuotato l’Inghilterra di ogni riserva strategica, lasciandovi solamente non più di 20 battaglioni. Alla riunione del Cid del 16 novembre, avente per oggetto la richiesta di Kitchener, il segretario di Stato al WO, il Cgs e Grierson ribadirono l’impossibilità strategica della mobilitazione richiesta, salvo svuotare di ogni riserva militare le isole e l’Impero; questo, a sua volta, sarebbe stato inattuabile senza introdurre la coscrizione o procedere a un’alleanza con la Germania, conclusione ribadita nell’incontro successivo del 22 novembre (MCDERMOTT 1979, pp. 105-107) (11). Perdipiù questo, dal punto di vista dell’Esercito britannico, avrebbe significato ridursi a un «supplier of renforcements» per l’India, per dirla con MCDERMOTT (1979, p. 105; anche p. 107). Senza entrare più nel dettaglio, va peraltro rilevato come in quei mesi il governo e Balfour avevano urgenza di chiudere rapidamente la questione, mentre Kitchener, all’opposto, voleva ritardarla finché non si fossero definiti i piani per una completa riorganizzazione dell’Esercito indiano (12). Su questo sfondo s’inserisce l’osservazione critica di Grierson del 18 aprile 1904, in risposta al memorandum di Kitchener del 15 febbraio precedente, rispetto alla necessità di uno schema d’insieme da parte indiana da sottoporre al Cid (The National Archive, Public Record Office, Cab 6/1/45D = 38/4/39). Solo 17 giorni dopo – ma, come detto, il documento contiene un’appendice tecnica datata già 28 aprile – Grierson avrebbe formulato i suoi commenti critici sui risultati («proceedings») del war game che, come osservato da GOOCH (1974, p. 212), integrava appunto proprio questo schema e, aggiungiamo, lo faceva in una forma più raffinata per il carattere innovativo e sperimentale dello strumento applicato. È opportuno aggiungere come in parallelo, con data 28 aprile, sarebbe stata inviata all’Intelligence Department anche una richiesta da parte di Balfour – e a seguito della precedente riunione del Cid – di una verifica delle implicazioni strategiche di una «future railway construction» in Persia e di un suo uso da parte della Russia (The National Archive, Public Record Office, Cab 6/1/48D = Cab 38/4/37). Benché questi aspetti fossero connessi al medesimo oggetto del war game, va sottolineato (13) come la richiesta, invece, non vi facesse in nessun modo riferimento.

A sinistra, Arthur James Balfour, I conte di Balfour (1848-1930), primo ministro del Regno Unito dal 1902 al 1905. A destra, Frederick Roberts, I conte Roberts (1832-1914), Commander-in-Chief of the Forces dal 1901 al 1904.

Il generale Robertson, all’epoca colonello e Assistant Dmo di Grierson, ricorda nelle sue memorie – che sinora, salvo una sola eccezione (HEVIA 2012), non sembrerebbero essere state prese in considerazione dagli studiosi – come il war game fosse stato organizzato da Kitchener (ROBERTSON 1921, pp. 135-6) «to show how utterly wrong» fossero i calcoli restrittivi del WO che non avevano trovato la sua approvazione. Sul momento Kitchener ottenne l’effetto desiderato. I proceedings infatti una volta pervenuti a Whitehall suscitarono «some excitement», costituendo, all’apparenza, una «terrible proof» di quanto la Russia potesse fare, poiché mostravano che i calcoli del WO erano sbagliati. Tuttavia, una volta presi in esame i risultati del war game indiano, Robertson – cui dunque le osservazioni alla base del memorandum a firma di Grierson sarebbero sostanzialmente da ricondurre, cosa sinora non rilevata – ne mostrò i limiti intrinseci. E concluse causticamente come, benché fosse logico assumere lo scenario più pessimistico, col suo war game Kitchener «protested a little too much».

Naturalmente il dossier non si sarebbe chiuso con le osservazioni di Grierson, alias Robertson. Come ricorda quest’ultimo, seguì un lungo scambio epistolare e l’invio di ufficiali dall’India per argomentare a favore dei propri calcoli contro quelli del Dmo. Nel luglio 1904, arrivò la replica – seppur in toni non allarmistici – di Kitchener e la discussione ovviamente sarebbe proseguita (FRIEDBERG 2011, pp. 253 ss. e 264 ss.; anche ROBERTSON 1921, p. 136; GOOCH 1975, pp. 561-562) fino alla modificazione generale dello scenario derivante dalla Guerra russo-giapponese e dalla doppia convenzione anglo-russa del 1907. In effetti, l’obiettivo di Kitchener con il suo war game andava oltre la mera questione del man power necessario per fronteggiare una minaccia russa e della natura reale di questa. Come osserva Robertson il loro «real purpose» era di «obtain early sanctions» per le complessive riforme dell’Esercito indiano da lui sostenute (ROBERTSON 1921, p. 136). Per altro verso, non ci si può non chiedere quanto Kitchener stesso fosse in buona fede convinto dei risultati della simulazione. La sua campagna sudanese del 1897-1898 era stata interamente fondata sulla logistica e, in specie, su quella ferrroviaria (SPIERS 2015). I limiti intrinseci per l’Esercito russo difficilmente potevano sfuggirgli. Dato che il secondo altro pilastro della spedizione sudanese era stata l’intelligence militare, affidata al celebre Francis Reginald Wingate (PUGH 2011), è difficile immaginare che il generale potesse realmente ignorare quanto a dir poco improbabile fosse un’invasione russa dell’Afghanistan senza che vi fosse alcun sentore da parte britannica e, soprattutto, come un attacco russo all’India fosse considerato un’eventualità assai remota negli ambienti dell’intelligence sia anglo-indiana sia metropolitana. Alla luce di questo, nei suoi risultati il war game sembra essere piuttosto una sollecitazione intenzionale nei confronti di Londra.

Il war game di Simla ha un suo interesse intrinseco, come primo caso d’impiego dello strumento a livello operativo non solo in Inghilterra ma pressoché in assoluto, anche rispetto al Generalstab tedesco. Il suo valore come fonte storiografica non è dovuto alla rappresentazione macro- e geostrategica inglese nelle sue diverse componenti organiche di visuale (WO, C-i-C, Cid), rispetto a cui s’inserisce semplicemente nel contesto più generale che vedeva la Russia come principale e possibile nemico. Il suo valore risiede invece nelle vicende interne, legate ai rapporti e alle definizioni di ruolo tra le varie strutture, nonché rispetto alle altre istanze, in specie la Royal Navy. In tale ambito esso costituisce, con la relativa discussione, solo un elemento documentale con funzione strumentale-argomentativa, seppur vistoso per la novità tecnica dello strumento adoperato, in uno scenario assai più vasto. Sarebbe un errore volervi vedere una dimostrazione e una formalizzazione di una reale minaccia di guerra anglo-russa.


NOTE

(1) Per un ritratto di Simla e della sua società, a titolo di esempio, in ALLEN (2007, p. 134). Una versione in lingua inglese dell’articolo è disponibile in LORETO (2025).

(2) Almeno è il primo noto, la documentazione è sicuramente lacunosa ma va rilevato che mancano indicazioni anche indirette di altri precedenti. Leggermente diversa è la situazione per la Royal Navy.

(3) Anche le ricerche di archivio di James Hevia in India non hanno portato a risultati: HEVIA (2012, p. 164).

(4) Si veda POLLOCK (2002, p. 270), con i rinvii all’archivio Cecil / Salisbury.

(5) JOHNSON (2003, pp. 697-743) rimane tuttavia incompleto, ad esempio manca il riferimento a CURZON (1889).

(6) FRIEDBERG (2011) è il primo ad aver richiamato e impiegato questa ulteriore documentazione sul war game, insieme ad altri documenti, rispetto ai quali rimane il solo; meno perspicuo il suo impiego da parte di ROSE (2011, p. 262 ss.), che si attarda sul complesso delle osservazioni tecnico-numeriche e logistiche di Clarke.

(7) Un’interessante contestualizzazione del problema ferroviario indiano in relazione alla minaccia russa in SWEENEY (2011, pp. 79-80). Questi ritiene, commentando il documento, tutt’altro che ovvie le ragioni in considerazione dell’indistinguibilità tra funzioni commerciali e militari delle ferrovie, ma la sua argomentazione risulta poco perspicua. Si vedano anche le osservazioni importanti di HEVIA (2012, pp. 165 ss).

(8) Non possiamo però escludere, in base alla documentazione richiamata da POLLOCK (2002), che nel war game vi fosse un seguito in materia, solo non ricompreso nel documento inviato al WO.

(9) In merito HEVIA (2012, p. 164), alla cui osservazione a p. 171, proprio per questo, obiettiamo che quello che cambia è la prospettiva non la concezione.

(10) Per la storia dei primi anni del Cid, rimane fondamentale l’eccellente lavoro di D’OMBRAIN (1973).

(11) Ancora più dettagliatamente, con divergenze e importanti contestualizzazioni, FRIEDBERG (2011, pp. 245 ss.; pp. 256 ss). Alle pp. 262-264 interpreta diversamente gli obiettivi e il ruolo del General Staff (per esempio, anche a p. 259, n. 208); si veda anche ROSE (2011, pp. 261 ss.), che però è in parte confuso nell’impiego della documentazione e non coglie appieno il complesso più ampio della questione, che erroneamente riconduce a una dimensione di propaganda politica, ignorando i lavori sia di McDermott che di Friedmann.

(12) La contestualizzazione da parte di FRIEDBERG (2011, p. 245), è importante ed è congruamente confermata dall’osservazione di Robertson richiamata più avanti.

(13) Contro ROSE (2011, p. 261), che, facendovi riferimento – ma senza l’indicazione del numero di documento – parla erroneamente, invece, di una richiesta di Balfour di una contro-verifica (Gegenuntersuchung) del war game.


RIFERIMENTI

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