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ROBERT BRIDGE. AGENTE SEGRETO E COLLEZIONISTA DI MONETE

#NUMISMATICA

di ROBERTO GANGANELLI

ABSTRACT Per decenni in servizio attivo nell’MI6 britannico, Robert Bridge è stato un’eclettica figura di appassionato di numismatica mettendo insieme una delle raccolte di monete bizantine più importanti del XX secolo.

Un agente segreto non dovrebbe lasciar tracce dietro di sé. Robert Bridge, invece, per anni uomo di punta dell’intelligence britannica con incarichi in patria e all’estero, ha disseminato più di un’evidenza della propria attività, sebbene in un ambito in cui pochi si aspetterebbero: quello del collezionismo numismatico. Bridge fu un talentuoso specialista dello studio delle lingue e possedeva l’assoluta padronanza del tedesco, dell’italiano e del francese; per le sue doti – come avvenne per altre geniali menti nei campi più disparati, dalla matematica all’enigmistica, dalla fisica alle scienze applicate – fu pertanto reclutato dai Servizi britannici allorché il nazismo iniziò a incombere sull’Europa.

Durante il conflitto mondiale operò in seno all’intelligence militare e poi, con l’inizio della Guerra fredda, ebbe l’incarico di capo della stazione di Berlino dell’MI6. Era una promozione meritata “sul campo” dal momento che egli aveva portato a termine delicate operazioni e condotto gli interrogatori di Herbert Kappler, il famigerato capo della Gestapo di Roma, catturato dagli inglesi. Alla Conferenza di Yalta (4-11 febbraio 1945), gli alleati avevano diviso Berlino in quattro settori: la Francia controllava la parte nord-occidentale, l’Inghilterra quella occidentale, gli statunitensi quella sud-occidentale, l’Unione Sovietica l’intera parte orientale. Proprio per tale ragione, l’ex capitale del Terzo Reich, benché fosse ridotta a un cumulo di macerie, era divenuta un punto focale per lo spionaggio globale.

Relativamente a quel periodo trascorso in Germania, molti anni dopo Bridge avrebbe descritto in privato episodi che sembrerebbero il parto della fantasia di un romanziere, ma invece rispondenti al vero, come l’accesso mascherato all’ufficio della stazione dell’MI6 che dirigeva e gli incontri notturni in un cimitero con una fonte del settore sovietico. In particolare, Bridge manifestò spesso il profondo rancore, ma non era il solo a provarlo, nei confronti dei cosiddetti “Cinque di Cambridge” con i quali aveva lavorato – i noti Kim Philby, Guy Burgess, Donald Duart Maclean, Anthony Blunt e John Cairncross – che per lungo tempo tradirono il loro Paese in favore dei russi.

Robert Bridge, nel corso della sua esistenza e particolarmente dagli anni Sessanta, fu anche un entusiasta collezionista e cultore di monete dell’Impero romano d’Oriente, tanto da essere ricordato come uno dei più importanti del XX secolo. Non sappiamo quando e come sia nata questa sua passione, tuttavia ci piace – da uomo di cultura classica, quale era – immaginarlo aggirarsi nei negozi di antiquariato e numismatica delle città in cui prestava servizio, intento a scovare piccoli e grandi tesori di quel lontano impero che aveva raccolto il testimone e il ruolo di Roma antica. Molte monete appartenute alla sua collezione vengono citate nei primi due volumi del basilare catalogo Moneta Imperii Byzantini dello studioso austriaco Wolfgang Hahn e ben 18 esemplari, per la loro importanza, sono illustrati nelle tavole. Ma Bridge, la spia con la passione per le monete, fu anche un collezionista attento al patrimonio pubblico, come dimostra la donazione di ben 274 esemplari bizantini da lui fatta al gabinetto numismatico del British Museum nel 1990: si trattava di un insieme di tipi e varianti di cui la raccolta museale era priva e perciò molto significativi dal punto di vista scientifico.

Gran parte della restante raccolta di Bridge venne messa all’asta dalla tedesca Auctiones GmbH nel 1989 come parte della Bramhall Collection, cui erano state cedute dallo stesso collezionista. L’anno seguente, presso la londinese Glenening’s, Bridge mise all’incanto il resto della sua raccolta. In entrambe le vendite, i numismatici di lungo corso ricordano come la maggior parte delle monete fossero accompagnate ancora dai cartellini autografi con i quali il proprietario le aveva catalogate negli anni.

Robert Bridge morì nel 1997 e, sia nella bibliografia che online, di lui ci restano solo scarne notizie; tuttavia, grazie ai database numismatici che censiscono i passaggi in asta di milioni di monete avvenuti negli ultimi decenni, abbiamo la possibilità di ammirare ancora oggi tante delle monete che appartennero alla sua raccolta e di chiederci cosa spinse quel funzionario dell’MI6 ad acquistarle, studiarle, conservarle per una vita intera.

Solido a nome dell’imperatore Arcadio (oro, mm 20, g 4,46) ex collezione Robert Bridge con al rovescio l’imperatore in vesti militari che schiaccia un prigioniero.

Iniziamo con un solido – da cui derivano le voci italiane “soldo”, “soldato”, “assoldare”, e così in molte altre lingue – in oro di Arcadio (383-408) coniato a Sirmium, l’attuale città serba di Sremska Mitrovica: un tipo monetale classico, coniato da tanti imperatori del periodo, con al dritto il mezzo busto di profilo, corazzato e ornato di diadema, e al rovescio lo stesso Arcadio in piedi mentre schiaccia un prigioniero sconfitto tenendo in mano il labarum delle sue armate e una piccola Vittoria su un globo: quale immagine più efficace per testimoniare la risolutezza nello schiacciare ogni ribellione?

Un’altra coniazione aurea significativa è il tremisse (un terzo di solido) a nome dell’imperatrice Aelia Eudocia coniato a Costantinopoli sotto Teodosio II nel periodo 430-440: sul dritto figura il ritratto dell’augusta, mentre al rovescio una croce fra rami d’alloro evidenzia come la religione cristiana fosse divenuta a tutti gli effetti egemone nell’Impero, una vera e propria religione di Stato.

Tremisse con ritratto di Aelia Eudocia (oro, mm 14, g 1,36) sul quale la grande croce al rovescio sottolinea il consolidato ruolo del cristianesimo nell’Impero romano d’Oriente (collezione privata).

Tra le monete di Giustiniano troviamo invece un maestoso follis in bronzo battuto a Cyzicus, una città che era situata sulla punta di Arctoneso, una penisola nella Propontide (Mar di Marmara): la sigla di datazione RY permette di collocare questa moneta al 541-542 e l’imperatore è ritratto di fronte con elmo e corazza, scudo e globo crucigero: un autentico “corredo” di simboli di potere temporale e religioso.

La forte valenza di propaganda politica e militare delle monete bizantine è evidente in questo follis di Giustiniano (bronzo, mm 41, g 22,02) (collezione privata).

È invece anonima una rara siliqua in argento prodotta nella capitale dell’Impero romano d’Oriente e che raffigura sul dritto la personificazione elmata, a mezzo busto, di Costantinopoli, senza alcuna iscrizione: misteriosa e affascinante, oggetto di varie ricerche, questo tipo di moneta sembra sia stato introdotto nell’anno 530 per celebrare i due secoli dalla fondazione di Costantinopoli.

Questa siliqua anonima (argento, mm 13, g 1,19) appartenuta alla collezione di Robert Bridge celebra, nell’anno 530, i due secoli di Costantinopoli (collezione privata).

Spaziando in un ambito cronologico e geografico molto ampio, la “spia collezionista” estese le sue ricerche anche alla zecca bizantina di Cartagine di cui possedeva, fra le altre, un’interessante mezza siliqua coniata durante il regno di Giustino II (565-578) sul cui rovescio leggiamo su tre righe FELIX RES PYBL, un richiamo a quell’antica Repubblica di Roma alla cui storia, e a quella dell’Impero che ne seguì, si riallacciavano gli imperatori d’Oriente per legittimare il proprio potere.

Venne coniata dalla zecca di Cartagine questa mezza siliqua (argento, mm 14, g 1,12) che, a metà circa del VI secolo, richiama l’antica Repubblica di Roma (collezione privata).

Da collezionista attento, Bridge si dedicò alla ricerca di rarità e conservazioni ottimali, come nel caso di una moneta in bronzo della zecca di Ravenna, un decanummo di Eraclio (575-641) coniato fra il 610 e il 613: particolare per il ritratto di fronte dell’imperatore, impreziosito da una patina verde scuro, questo esemplare ha sul rovescio il solo numerale X, che indica valore di dieci nummi.

Tra le rarità numismatiche collezionate dall’ex agente dell’MI6 anche questo pregevole decanummo (bronzo, mm 11, g 1,53) coniato a Ravenna nella prima metà del VII secolo (collezione privata).

Data invece al periodo 632-636 un’ultima, importante moneta in oro: si tratta di un solido coniato a Costantinopoli con al dritto non uno, ma tre personaggi. Al centro, in primo piano, Eraclio imperatore, raffigurato a dimensioni maggiori; a sinistra Eracleona e a destra Eraclio Costantino, suoi figli e associati al trono imperiale. Entrambi regneranno per pochi mesi, nel 641, per finire il primo mutilato del naso ed esiliato a Rodi da una rivolta militare e il secondo morto di tubercolosi. E pensare che il padre Eraclio I, detto “il Grande”, era rimasto sul trono per un trentennio riformando le istituzioni civili e militari, sconfiggendo a più riprese le armate sasanidi e stringendo perfino accordi con arabi e slavi per consolidare le frontiere.

Solido di Eraclio I (oro, mm 20, g 4,47) con figli Eracleona ed Eraclio Costantino: un ennesimo, piccolo tesoro dalla collezione di Robert Bridge (collezione privata).

Indagare – o spiare? – il passato, il suo fascino e i suoi misteri, ricavare dal silenzio dei secoli informazioni e sapere: le monete, evidentemente, per Robert Bridge devono aver rappresentato questo. E un modo, forse nemmeno voluto, per lasciare traccia di sé.