Gnosis - La rivista italiana di intelligence

Big data: dall’era postindustriale alla quarta dimensione

1 settembre 2017

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di Alessandro Pansa – Direttore generale del DIS

Articolo (PDF 985 kB) pubblicato sul n. 2/2017 di Gnosis – Rivista italiana di intelligence

La quarta dimensione, cioè l’era cibernetica, è intorno a noi, ma è anche già tra noi, prestissimo sarà dentro di noi! La trascendenza impropria della quarta dimensione è destinata a influenzare e condizionare l’immanenza delle altre tre dimensioni a noi familiari: la terra, l’aria e l’acqua. È l’affermazione dell’inevitabile, pena l’esclusione del futuro che si avvicina tanto velocemente da essere già presente e da divenire immediatamente passato nel suo verificarsi. La teoria della relatività, trasferita nella quarta dimensione, rimodella il senso della relazione tra tempo e spazio: la capacità di calcolo e di elaborazione delle soluzioni cresce a un ritmo vertiginoso e impensabile, se non nella fantascienza, sino a pochi anni fa. Il dato, con la sua disponibilità e fruibilità, è il sovrano in divenire del nostro tempo e del nostro spazio. La civiltà delle macchine si sublima nell’era digitale, ma affinché rimanga una civiltà è necessario che il genere umano e le comunità sociali in cui esso è organizzato acquisiscano la piena consapevolezza dei rischi a fianco della sempre più capillare distribuzione delle opportunità. La rialfabetizzazione dei popoli, specie di quelli oggi più esclusi dalla quarta dimensione, è un imperativo morale per i governi. Nessun Big Brother orwelliano, «nessun panottico digitale»[1], ma una roadmap trasparente e condivisa che guidi il nostro balzo evolutivo verso l’era digitale che, non banale a dirsi, è un mezzo e non un fine. Un giusto bilanciamento tra opportunità e rischi implica un equilibrato dosaggio di prevenzione, difesa, diritti individuali e collettivi. L’«homo digitalis»[2], per abitare e vivere la quarta dimensione, dev’essere dotato di consapevolezza nel disporre degli strumenti e non nel farsi utilizzare da essi; deve distinguere la percezione del virtuale da quella del reale; dev’essere nella tecnologia e non sotto la tecnologia; la persona umana è sempre al centro, anche nella quarta dimensione. Partendo da un concetto familiare ai nativi digitali secondo i quali «se una cosa non si trova su internet allora non esiste», o, traslando il pensiero usando le parole di Han, «quel che non è informazione non è»[3], ne consegue che sta nascendo una nuova coscienza collettiva dove l’esistenza, per essere tale, deve essere ‘certificata’ dalla rete. Un processo inevitabile, già cominciato da qualche anno, che rapidamente e inesorabilmente sta modificando la geografia del mondo e della società sinora conosciuta, per cui nei prossimi anni la rete non andrà semplicemente a occupare spazi in cui oggi non è presente, ma ne sarà la base portante. Indietro non si torna, sull’orologio della Storia. All’origine di questo processo evolutivo c’è l’espansione dell’attuale concetto di Big Data, ovvero di enormi quantità di dati generati da un numero incalcolabile di sorgenti. Grazie all’impatto delle tecnologie wireless e alla diffusione di prodotti ‘intelligenti’, il volume mondiale dei dati cresce in maniera vertiginosa. E si avrà sempre più la sensazione di trovarsi in uno ‘sciame’ digitale. Il nuovo obiettivo, per le forze sane e per quelle avverse, sarà verosimilmente rappresentato dal possesso, dall’autenticazione, dalla distribuzione e fruibilità dei dati digitali, già oggi il patrimonio conoscitivo più consistente, per quantità, al mondo.

I dati muoveranno ogni settore della società: chi disporrà dei dati e saprà orientarsi nel «frastuono»[4] digitale avrà la conoscenza, e dunque il controllo. La nuova generazione di tecnologie/architetture di Big Data dovrà essere progettata per catturare, identificare, estrarre e analizzare informazioni di valore da grandi volumi di dati eterogenei in modo economico. La crescita del titano digitale è intrinseca alla cybersfera, cioè l’atmosfera entro la quale stanno già sviluppandosi le nuove forme della vita individuale e aggregata del terzo millennio. L’essere sempre connessi e con più dispositivi contemporaneamente, anche in modo inconsapevole, fornirà le basi dell’analisi di tendenze sociopolitiche, economiche e finanziarie di tutti gli ambiti della vita umana sulla terra e nello spazio, la cui infinità pare quasi essere il termine a tendere della crescita digitale.

Il data scientist è la professione di domani (cioè di oggi), l’interprete ovvero l’internauta nel mare sterminato dei Big Data. Nuove professioni, nuovi modi di interpretarle, nuove responsabilità sociali. L’evoluzione dell’umanità ci tramanda l’importanza dell’affrancamento dalla paura e, con ciò, comprendiamo come sia intrinseco alla quarta dimensione il rischio di creare nuove caste, nuovi stregoni, nuovi poteri che, dietro l’apparenza orizzontale dell’accesso alla rete, in realtà verticalizzano la forma della vita associata e si allontanano dalla sua più nobile accezione: il diritto individuale di accedere alle stesse opportunità. La cultura richiesta all’homo digitalis non è quella dell’utilizzatore delle interfacce e dei plug and play, ma una cultura scientifico-umanistica cui lo strumento tecnologico – dalla scoperta del fuoco in poi, passando per l’aratro, la ruota, la scrittura e la meccanica industriale – è asservito per il raggiungimento di una più equa e consapevole distribuzione del benessere attraverso la riduzione della fatica e l’incremento della resa del lavoro. Strumento, si è detto, e non fine in se stesso. Occhio digitale e non illusione ottico-digitale. È questa la sfida di oggi (non solo di domani). E bisogna affrontarla insieme: accademia, industria, Pubblica amministrazione, ricerca. L’Intelligence, in questo, sta facendo la sua parte[5] aprendo le porte al mondo e all’ascolto interattivo delle sue voci: ne analizza il contenuto, ne proietta le evoluzioni, ne assimila le logiche e gli strumenti. Siamo solo all’inizio.


 

Note

[1] BYUNG-CHUL HAN, Nello sciame. Visioni del digitale, Edizioni nottetempo, Roma 2016.

[2] Ivi.

[3] Ivi, p. 60.

[4] Michel Butor, in un’intervista sul «Die Zeit» parla di frastuono generato dai nuovi mezzi di comunicazione. In questo contesto, è appropriato l’uso del termine associato all’aggettivo ‘digitale’.

[5] L’Intelligence ha contribuito alla realizzazione di un piano nazionale di sicurezza cibernetica – assumendone la responsabilità di attuazione, in linea con le direttive politiche impartite – e con cadenza annuale organizza l’evento ICT4INTEL 2020, aperto all’accademia, alla Pa, all’industria e alla ricerca. Nel 2016, la terza edizione è stata dedicata ai Big Data.

Categoria: Gnosis

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