Giornata della memoria dei Caduti dell’Intelligence

22 Marzo 2019
Commemorazione caduti dell'Intelligence 22 marzo 2019

Il messaggio del Presidente del Consiglio dei Ministri

È con sentimenti di immenso rammarico e dispiacere infinito che mi trovo costretto a rinunciare, contro la mia volontà, a presenziare alla celebrazione della Giornata dei Caduti del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica (PDF 439 kB) .

Un impegno internazionale inderogabile, il Consiglio Europeo, mi ha portato lontano da Roma, nondimeno avverto il profondo obbligo, non solo istituzionale, ma anche umano e morale, di esprimere a tutti voi, donne ed uomini del DIS, dell’AISE e dell’AISI, la mia più sentita vicinanza, e di essere comunque partecipe di questo intenso momento di memoria e di raccoglimento.

Vivo questa Giornata come un omaggio tanto doveroso, quanto peculiare agli appartenenti agli Organismi informativi che hanno silenziosamente sacrificato al servizio la propria vita.

Doveroso. Perché la loro testimonianza è espressione di un bagaglio di ideali e di valori, che merita assolutamente di consolidarsi quale parte essenziale della nostra memoria collettiva, ed il cui intimo significato deve servire a sensibilizzare sempre più l’opinione pubblica su cosa effettivamente è la nostra comunità intelligence: a rendere i cittadini consapevoli del suo ruolo, della sua identità, della sua irrinunciabile centralità nella tutela e difesa delle istituzioni democratiche e della sicurezza del Paese.

Occorre promuovere, senza lesinare alcuno sforzo, la consapevolezza di quanto sia importante questa particolare “struttura di servizio”, in capo alla quale grava perennemente l’obbligo di lavorare con una speciale forma di impegno, riservata e tenace, per potere scorgere la verità là dove è complicato individuarla ad occhio nudo.

È anche grazie a questo prezioso lavoro quotidiano che il Governo viene messo in grado di assumere, in maniera informata e consapevole, decisioni fondamentali, volte a garantire tanto l’intangibilità delle componenti costitutive dello Stato e dei pilastri dell’ordinamento costituzionale, quanto la capacità di perseguire i suoi interessi primari a fronte di un panorama composito di minacce interne ed internazionali, tradizionali ed inedite.

Un tributo doveroso, ed allo stesso tempo peculiare. Nell’accostarci con sincera deferenza ed ammirazione sconfinata ai quattro Caduti che ricordiamo oggi, Vincenzo Li Causi, Nicola Calipari, Lorenzo D’Auria, Pietro Antonio Colazzo, è importante che la commemorazione venga riempita del suo contenuto più autentico: alto, a ciglio asciutto, e soprattutto umano, come si conviene di fronte ad un dolore senza tempo.

Stiamo onorando quattro valorosi professionisti che hanno incarnato la virtù della lealtà nella sua forma più elevata e sublime.

Il loro esempio di massimo sacrificio ha fatto affiorare in superficie l’immenso patrimonio morale, ed il volto più vero, di questa singolare ma non anomala, speciale ma non oscura, comunità di servitori dello Stato che, agendo nel più avanzato tra i presìdi entro il più rigoroso fra i perimetri di regole, dispiegano virtù destinate giocoforza a rimanere sotto traccia.  

L’ordinaria “missione compiuta” dell’intelligence risiede infatti in quel che “non” accade, nelle situazioni di potenziale pericolo disinnescate sul nascere, ovvero in tutto ciò che, verosimilmente, non diverrà oggetto di narrazione, di sicuro non immediata né cronachistica, solo in futuro storiografica. Sta qui il senso genuino della “profonda moralità nascosta” di un mestiere che, per sua connotazione intrinseca, è la negazione assoluta di qualsiasi forma di esibizionismo.

Un mestiere svolto da persone operose, che lavorano nel silenzio e nell’anonimato per la sicurezza di tutti con la fedeltà allo Stato come unica stella polare, e che rifuggono, non solo e non tanto per ovvio dovere d’ufficio, ma più ancora per mentalità connaturata e per identità vissuta, dall’esibizionismo e dalla sete di visibilità.

Si sentono ripagate “del” loro lavoro “dal” loro lavoro. E possono essere chiamate ad affrontare teatri di scontro e di conflitto, nei quali, con una missione e con regole di ingaggio diverse da quelle delle Forze Armate e delle Forze di Polizia, è possibile che si trovino, comunque, di fronte a situazioni estreme.

I quattro uomini perbene alla cui memoria ci stiamo inchinando dimostrano che l’operatore intelligence è pronto ad affrontare tali situazioni con le scelte tipiche di chi si riconosce in una costellazione etica particolare.

Vale, per gli appartenenti agli Organismi informativi, quel che vale per tutti coloro che hanno giurato fedeltà alla Costituzione della Repubblica.

Non è prerogativa esclusiva della comunità intelligence quella di coniugare il richiamo alla tradizione con una nobile ed ambiziosa visione di futuro, coltivando valori che svolgono la funzione di elementi aggreganti ed identitari: la fedeltà alla democrazia, lo spirito di appartenenza, il rispetto del retaggio storico e, insieme, degli stimoli al cambiamento, la lealtà quale libera e convinta adesione ad un coerente insieme di ideali, l’impegno quotidiano nella ricerca della verità, l’attitudine ad operare anche in condizioni di rischio personale, disagio ed incertezza, l’abitudine alle rinunce allorché necessarie per il conseguimento di uno scopo vissuto come ragione di vita.

Ma la preziosa specificità dell’intelligence sta nel modo con il quale concretamente declina i propri imperativi deontologici. Uno strumento non convenzionale postula infatti, in quanto tale, un’alta assunzione di responsabilità, a tutti i livelli ed in prima persona. È proprio perché si lavora sotto copertura che non ci si può nascondere. Si viene fuori, inevitabilmente, per quel che si è.

I quattro esempi di patriottismo che stiamo celebrando hanno dimostrato che l’attaccamento al lavoro può portare anche agli esiti più tragici.

Ci attendiamo da ogni dipendente pubblico qualità come l’integrità morale, l’onestà, il profondo senso della legalità, il rispetto delle leggi e delle regole, la propensione a decidere, e la sensibilità per l’innovazione.

L’intelligence, però, chiama queste virtù ad amalgamarsi con l’orgoglio del silenzio e, quando le circostanze lo richiedono, con un particolare coraggio individuale.

L’Italia ne è consapevole. Ne è cosciente grazie allo sforzo di apertura verso l’esterno compiuto con determinazione dai Servizi Segreti in questi anni, e che forse non sarebbe stato attuato, o comunque non in queste proporzioni, se questi quattro professionisti ai quali stiamo rendendo omaggio non avessero svelato alla Nazione il vero volto dell’intelligence.

È anche in ragione delle loro storie esemplari che ha preso avvio un cammino spedito di conoscibilità e trasparenza che ha progressivamente portato a ridursi, sin quasi ad annullarsi, la distanza tra l’intelligence e la società civile. Cosicché è pure di questo che dobbiamo ringraziare tutti i Caduti del Comparto.

Siamo davvero debitori ai quattro galantuomini dell’allora SISMI e dell’AISE che stiamo ricordando in questa Giornata. Nel conoscere i loro nomi ed i loro volti, allorché la morte li ha drammaticamente portati ad emergere dalla loro silenziosa e continuativa dedizione al servizio, i cittadini hanno visto che si trattava di servitori dello Stato che avevano perso la vita in nome del loro essere uomini, e della Costituzione alla quale avevano giurato fedeltà.

La gente ha scoperto, nel momento della tragedia, che quelle degli appartenenti all’intelligence sono vite vissute nel completo riserbo sui doveri, e nella dimensione ordinaria di un’abnegazione convinta.

Dobbiamo essere, tutti noi, immensamente grati a loro, e sinceramente devoti nel loro ricordo.

Vorrei, dunque, che fosse avvertito come l’abbraccio caloroso di una persona di famiglia quello nel quale stringo la Signora Giuseppina, la Signora Rosa, la Signora Francesca, la Signora Stefania, i loro figli e nipoti, i loro parenti, privati per sempre dell’affetto dei loro cari colpiti a morte in terre lontane.

Ed a tutte le donne ed a tutti gli uomini della comunità intelligence nazionale dico “grazie” di non smettere mai di rendere onore, con l’impegno quotidiano, ai loro Caduti.

Auspico calorosamente che, nei limiti consentiti dalla natura di questo lavoro, vi si conosca sempre più e sempre meglio: sono convinto che, quanto più gli italiani vi conosceranno, tanto più saranno orgogliosi di voi.  

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Categoria: Archivio notizie

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