Al Qaeda nel Sahel

3 marzo 2015

Sahel

di Valeria Rosato

Abstract

Lo studio analizza il ‘nesso’ tra terrorismo e crimine organizzato nel Sahel. Per comprendere un contesto così complesso si suggerisce l’applicazione di un modello ‘tridimensionale’ che non legge il nesso criminalità-terrorismo esclusivamente secondo la rigida dicotomia ‘profitto-ideologia’: alcune organizzazioni clandestine presentano elementi ‘ibridi’ per cui le due dimensioni, piuttosto che in competizione, si mostrano mutualmente influenzabili e dunque complementari. Questa prospettiva alternativa si concentrerebbe maggiormente sull’importanza del contesto più ampio e sull’effetto contingente dell’azione di una organizzazione clandestina violenta piuttosto che su una rigida classificazione tra terrorismo e criminalità organizzata. Come dimostra l’analisi del caso saheliano, la regione africana, più che essere soggetta alla diffusione e al radicamento dell’ideologia islamista, sembrerebbe caratterizzata da complesse dinamiche di adattamento strumentale che coinvolgono gruppi terroristici islamisti, organizzazioni criminali e popolazione locale. Le diverse minacce si sovrappongono ma non si confondono rendendo ancora più difficoltosa la comprensione del contesto e l’elaborazione di efficaci misure di contrasto.

Keyword: criminalità organizzata, terrorismo, Sahel, al Qaeda

Al Qaeda nel Sahel: organizzazioni ‘ibride’ tra terrorismo e crimine organizzato (PDF 247 kB)

L’autore

Valeria Rosato, PhD in Sociologia nell’Università Roma Tre, ricopre incarichi di docenza a contratto presso alcune Università italiane. Visiting Fellow presso varie Università dell’America Latina, da anni si occupa di analisi dei conflitti contemporanei e ha partecipato a ricerche nazionali e internazionali su tematiche inerenti la sicurezza, il peacekeeping e i processi di pacificazione. Tra i suoi principali lavori: Conflitti camaleontici. Il conflitto colombiano tra XX e XXI secolo, Franco Angeli, 2010.

Tag:

Categoria: Approfondimenti

Su