Templari e spie: una storia moderna

6 novembre 2015

Il processo ai Templari di Francia. 231 deposizioni in 60 metri di pergamena

di Barbara Frale

Maestà, ricordatevi che avete promesso di darmi mille libbre di rendita, se per caso la colpa dei Templari fosse stata dimostrata, e altre tremila libbre in denaro contante prelevato dai fondi a loro sequestrati.

Questa lettera, degna di Giuda Iscariota, fu scritta il 21 gennaio 1308 da Esquieu de Floyran, ex prete dei Templari, al sovrano di Aragona Giacomo II.

Floyran era un rinnegato che decise di vendere il suo ordine per puri scopi di lucro. A quel tempo, i Templari erano stati catturati del re di Francia Filippo il Bello, e venivano torturati per far confessare loro alcuni atti offensivi della religione, come sputare sulla croce e rinnegare Gesù Cristo. Atti che nella mentalità del tempo potevano considerarsi prove di eresia, un reato che comportava l’esproprio di tutti i beni.

La singolare vicenda dei Templari è uno dei pochi fatti della storia medievale noto e ben presente al grande pubblico, anche se in forma fantastica e romanzesca, grazie a libri come Il codice da Vinci di Dan Brown.

Ascesa e declino dei Templari

Nato nell’età delle crociate per difendere Gerusalemme e il Santo Sepolcro, questo corpo scelto di monaci guerrieri divenne ben presto ricchissimo grazie alle donazioni dei sovrani, dei papi e della gente comune; la loro missione era quella di pregare e di combattere per la fede cristiana, ma con il tempo immagazzinarono anche il denaro che serviva alla crociata, trasformandosi in una specie di potentissima banca diffusa in tutto il Mediterraneo.

Valorosi guerrieri, abilissimi diplomatici, grandi finanzieri, i Templari godevano anche di speciali immunità che in pratica li rendevano indipendenti da tutto e da tutti, eccetto il papa; il quale in realtà non si intrometteva molto nelle loro questioni interne, e li favoriva apertamente.

Eppure, nell’ottobre 1307 il re di Francia Filippo IV detto il Bello riuscì a imprigionarli con una mossa a sorpresa, e facendoli torturare, ottenne da loro molte confessioni capaci di dimostrare la sua tesi: erano eretici. Capo di un regno a rischio di bancarotta, usò il denaro sequestrato ai Templari per salvare il suo paese. Mors tua, vita mea; o per dirla con Machiavelli, il fine giustifica i mezzi. Fu tuttavia una guerra lunga e molto faticosa, per il sovrano; e la vinse perché seppe servirsi in modo astuto e spregiudicato dell’intelligence.

Gli ‘osservatori discreti’ di Filippo il Bello

I Templari erano militarmente, economicamente e politicamente troppo potenti per essere sconfitti in uno scontro diretto. Allora si pensò di attaccarli con una manovra trasversale che mirava a frugare nelle loro vite private, portando in piazza anche i vizi, veri o presunti che fossero, capaci di scioccare la morale del tempo, prima fra tutte l’omosessualità. Avvocati geniali e spie insospettabili incrinarono quella corazza di invulnerabilità che per tanto tempo aveva avvolto l’ordine.

Il re di Francia puntò a un obiettivo che ancor oggi è protagonista di ogni strategia politica: la diffamazione massiva. Per distruggere un nemico troppo forte, è necessario innanzitutto devastare la sua immagine morale. Bisogna dimostrare che è marcio dentro, fare cioè in modo che l’opinione pubblica lo disprezzi e gli tolga il suo sostegno. Un nemico isolato, abbandonato da tutti, diventa una preda vulnerabile.

Così circa dieci anni prima dell’arresto, ovvero nel 1297, gli avvocati del re di Francia fecero segretamente entrare nell’ordine ben dodici “osservatori discreti”. Erano uomini che si comportavano esattamente come gli altri, e cioè prendevano i tre voti monastici di obbedienza, povertà, castità. Che combattevano e pregavano. Intanto, sorvegliavano come l’ordine funzionava. Si impadronivano dei suoi segreti, e li registravano minuziosamente dando così modo agli avvocati reali di mettere insieme un voluminoso dossier nel quale erano descritte le colpe dei Templari. Ovvio che i fatti fossero amplificati, a volte snaturati e anche manipolati; ma questo appartiene a ogni strategia che mira alla distruzione di un potente avversario.

Manipolazione e propaganda: la ‘modernità’ della strategia anti-Templari

Manipolazione dell’opinione pubblica a scopi di propaganda. Costruzione di un servizio d’intelligence fidato ed efficiente. Impiego magistrale di persone che erano grandi comunicatori. Può sembrare attualissimo, ma tutto questo accadde ben settecento anni or sono; l’espressione “anche i muri hanno le orecchie” nasce proprio nelle corti del mondo antico, dove le persone che contavano in pratica non avevano una propria privacy perché tutto era osservato e ascoltato.

Lettere segrete occultate dentro altre missive, comunicazioni in codice, gente insospettabile che fa il triplo gioco… tutto già visto da un pezzo.

Sembra infatti che gli agenti reali poterono ottenere tante confessioni da parte dei Templari prigionieri perché riuscirono a diffondere una lettera firmata dal Gran Maestro, e munita addirittura della bulla magistralis, cioè il suo personale sigillo d’argento. Il documento ordinava a tutti i Templari di confessare le colpe addossate nell’atto d’accusa, e riscosse l’obbedienza di moltissimi fra loro. Eppure, se lo storico osserva la serie degli atti ufficiali, di questa lettera non c’è traccia, beninteso come documento autentico.

Di simili comunicazioni riservate, del resto, pare si servissero gli stessi Templari come tecnica di autodifesa. Persino durante la loro prigionia, per passarsi informazioni e cercare di stabilire una comune linea di azione, e quindi cercare di rimediare come possibile all’attacco massivo di cui erano oggetto. Mentre aspettavano di essere interrogati, e già sapendosi vittime di un grande complotto, fecero passare di cella in cella delle tavolette di legno cosparso di cera, sulle quali c’era scritto l’ordine di revocare qualunque confessione avessero già rilasciato.

Letto il testo, i frati guerrieri dovevano immediatamente raschiare la cera in modo che non restasse traccia della comunicazione segreta.

L’autore

Barbara Frale è una storica e specialista di documenti antichi in servizio presso l’Archivio Segreto Vaticano. Laureata in Conservazione dei Beni Culturali, un Dottorato in Storia a Venezia, si è specializzata nello studio dei manoscritti e dei documenti antichi presso la Scuola dell’Archivio Vaticano. Ha pubblicato numerosi saggi sulla storia medievale con Viella, Il Mulino, Mondadori, UTET e Giunti.

Categoria: Storie di spie

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