Pompeo Agrifoglio. Da ‘rivedibile’ alla guida del SIM

25 novembre 2016
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Il foglio matricolare di Pompeo Agrifoglio

di Marco Petrelli

Ultimo direttore del SIM, il Servizio Informazioni Militare. Elemento chiave nella riorganizzazione dei servizi segreti delle Forze Armate dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. Fautore di una stretta collaborazione con l’OSS (Office of Strategic Services) nel biennio 1943-1945. Tutto questo è il colonnello Pompeo Agrifoglio, un personaggio poco noto all’opinione pubblica. La storiografia di intelligence, infatti, non ha mai approfondito il profilo dell’ufficiale umbro, la cui storia inizia poco dopo la mezzanotte del 24 aprile 1889, al numero 3 di viale Santa Chiara nel cuore di Terni. Un piccolo angolo di mondo che tutt’oggi conserva elementi del passato e radici antiche. Come è antico il polveroso registro comunale che, all’anno 1889, riporta il nome di un nuovo nato: Pompeo Giorgio Agrifoglio, figlio di Tommaso, di 32 anni e di Italia Bellotti, di 22. Il padre Tommaso è un siciliano che lavora a Terni, probabilmente nel Polo Siderurgico che in quegli anni generava indotto e attirava forza lavoro grazie alle importanti commesse militari ottenute dalla Regia Marina.

Uno strano destino. Prima rivedibile per deficienza toracica e poi arruolato da ufficiale

Per saperne di più su Agrifoglio bisogna recarsi all’Archivio di Stato di Viterbo dove è conservato il suo foglio matricolare. In esso si legge che Pompeo è «alto 163 cm e con 83 di torace. Capelli neri e lisci, carnagione pallida». Una costituzione fisica molto lontana dall’iconografia da spy story e che lascia perplessa la commissione di leva. «Rivedibile per deficienza toracica e posto in congedo illimitato», è la prima valutazione dei medici. Sul foglio compaiono una serie di date, alcune delle quali non leggibili, ma da cui si evince che Agrifoglio non si presenta alla visita del 30 giugno 1910. Poi, però, invia domanda di arruolamento come ufficiale, riuscendo a superare le selezioni e a partecipare ai corsi allievi ufficiali all’86° Reggimento Fanteria. Caporale, sergente e – il giorno 31 di un dicembre di cui non si legge più l’anno – sottotenente assegnato dapprima al deposito del 5° Reggimento di Spoleto e, fino al 1920, al Distretto militare di Orvieto. Agrifoglio combatte nella Prima guerra mondiale. «È un veterano» come scriverà nelle sue memorie l’agente statunitense Max Corvo. Tuttavia non ci sono riferimenti al servizio in prima linea, né annotazioni relative a eventuali encomi, ma solo il numero di matricola (23058) e un timbro datario: «verificato il 18 agosto 1924. Ufficiale».

Una radio clandestina in Africa e la cattura da parte degli anglo-americani

Alla metà degli anni venti, mentre Pompeo prosegue con la carriera militare, il Governo Mussolini si prepara a promulgare le leggi eccezionali del fascismo. La riorganizzazione voluta dal Duce coinvolge anche l’ambito sicurezza. Nel dicembre 1926 nasce il Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato affiancato, nel 1930, dall’OVRA (Organizzazione Vigilanza Repressione Antifascista) con compiti di polizia politica e di controspionaggio. L’intelligence militare viene riunita sotto la sigla SIM – Servizio Informazioni Militare ed è posta alle dipendenze del capo di Stato Maggiore Generale. Il colonnello Vittorio Vigevano è il primo capo del Servizio. Nel 1934, sotto la direzione del colonnello Mario Roatta, la struttura forma gli ùstascia jugoslavi in speciali campi a Siena e a Borgotaro, in provincia di Parma. Poi, durante la campagna d’Abissinia, vengono costituite la Sezione Africa Orientale e l’Ufficio Informazioni di Mogadisco, due realtà operative oltremare che permettono al Regio Esercito di ottenere preziose informazioni per la vittoria contro l’Impero etiope. I successi ottenuti, però, non convincono i vertici del Regime sull’affidabilità di un’agenzia che accentra tanti poteri sotto una sola sigla e nelle mani di un solo dirigente. È così che, alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, il SIM è affiancato dal SIA (Servizio Informazioni Aeronautica), dal SIE (Servizio Informazioni Esercito), dal SIS (Servizio Informazioni Speciali – Regia Marina).

Nel 1940, l’intelligence italiana conquista alcuni brillanti risultati, primo fra tutti la duplicazione del Black Code a opera del colonnello dei Carabinieri Manfredi Talamo, sotto l’egida del nuovo direttore SIM Cesare Amé, nella sede diplomatica americana di Roma. Un bel colpo perché gli Stati Uniti continueranno ad usare il medesimo cifrario anche dopo il loro ingresso in guerra con conseguente fuga di notizie a beneficio degli italo-tedeschi impegnati sul fronte africano. È in questo teatro che ricompare Agrifoglio, dal 1941 colonnello e agente del SIE e responsabile di una stazione radio clandestina direttamente collegata al SIM. Ma agli inizi del ’43 la situazione militare si capovolge a favore delle forze anglo-americane che sconfiggono l’Asse nel maggio successivo. Sono quasi 200 mila gli italo-tedeschi catturati. Tra loro Agrifoglio che viene avviato ai campi di prigionia.

L’armistizio, il ritorno di Agrifoglio e la sua nomina a direttore del SIM

Ricomparirà mesi più tardi dopo l’armistizio e la costituzione del governo Badoglio quando il generale Giuseppe Castellano, firmatario della resa dell’Italia, lo recupera dal campo in cui gli anglo-americani lo avevano rinchiuso. L’esperienza maturata in Nord Africa lo rende elemento ideale per la direzione del SIM che è ora in piena riorganizzazione. Agrifoglio si mette immediatamente al lavoro e divide l’agenzia in 5 sezioni: la Calderini, che si occupa di organizzare e fornire direttive a cellule che operano in tutta la Penisola, in coordinamento con il SOE (Special Operations Executive) britannico; la Bonsignore con compiti di polizia militare; la Zuretti che mantiene strette relazioni con l’OSS statunitense (Office of Strategic Services); la sezione cifrari e censura; la sezione tecnica che coordina le reti di comunicazione.

Nel territorio occupato dai tedeschi, il SIM stabilisce subito un contatto con il colonnello Toschi, capo di una delle prime cellule della Resistenza militare nell’Alto Lazio. Tuttavia, per svolgere missioni oltre le linee non può mancare l’apporto logistico e finanziario degli americani. È così che Agrifoglio stipula un accordo con Max Corvo, ufficiale italo-americano a capo della sezione italiana dell’OSS. Le due agenzie avrebbero svolto operazioni combinate, finanziate e supportate logisticamente dal servizio americano, cui sarebbe andato il compito di monitorare le reti nel Nord Italia. Il Servizio Informazioni, invece, avrebbe fornito agenti nell’Italia settentrionale, curato centri di documentazione e nominato un agente di collegamento. La joint venture funziona. Dal febbraio 1944 al maggio 1945, una cellula del SIM (Operazione Nemo) opera ininterrottamente, fornendo preziosi dati sulla situazione sociale, economica e militare dell’Italia occupata.

Agrifoglio si mostra un uomo all’altezza delle aspettative dei nuovi alleati. Ecco come lo descrive Corvo: «nel 1943, il direttore del SIM era il colonnello Agrifoglio, un veterano della I Guerra Mondiale col quale strinsi subito una calorosa amicizia». Come Corvo anche Agrifoglio ha origini siciliane e sull’isola entrambi godono di buoni contatti, indispensabili per costruire una rete di informatori che sia utile anche a fine conflitto.

I timori degli alleati, i sospetti di contatti con la mafia e il buen retiro in Sicilia

Dal 1944 comincia a delinearsi il futuro scenario della Guerra fredda, con il timore da parte Alleata di una vittoria dei partiti della sinistra più radicale nei paesi liberati dal nazismo come l’Italia. Le ansie sul futuro prossimo del nostro paese si riflettono anche nella composizione dei servizi ma in maniera paradossalmente opposta. Stando infatti a quanto scrive il giornalista dell’Herald Tribune – e agente dell’OSS – Peter Tompkins «la maggior parte delle operazioni SIM-SOE erano svolte da ufficiali di estrazione monarchica e nazionalista» che di fatto escludevano elementi repubblicani e socialisti.

Ma perché Tompkins, al profilarsi della Guerra fredda, appare così interessato a coinvolgere i partigiani italiani? I motivi sono due. Il primo è che l’agente dell’OSS, già capo di una struttura clandestina nella Roma occupata, ha fondato un proprio servizio informazioni, l’ORI (Organizzazione Resistenza Italiana) insieme ad antifascisti italiani. Il secondo è legato al fatto che non si fida di Agrifoglio, perché – si legge ancora nel suo libro L’altra resistenza– «il gioco di Agrifoglio era chiaro, avrebbe lavorato sia per gli inglesi sia per gli americani, infiltrando ambedue i loro servizi segreti a beneficio dei suoi veri padroni. Un esempio dell’etica della mafia italoamericana!».

Agrifoglio al servizio della Mafia? Un’accusa pesante e non supportata da prove certe. Vero, invece, è che il SIM lavorava contemporaneamente con il SOE e con l’OSS e che il colonnello, come accennato, conosceva bene il territorio siciliano.

In alcuni saggi dedicati allo spionaggio italiano, Agrifoglio è associato ad eventi cupi come la Strage di Portella della Ginestra o indicato come partecipante a riunioni di movimenti di estrema destra nel 1946. Si tratta però di dati scarni, non supportati da adeguata documentazione e che, quindi, non aiutano a ricostruire gli anni post bellici del colonnello.

Ciò che è certo è che con la nascita della Repubblica il SIM viene sciolto e rimpiazzato dal SIFAR (Servizio Informazioni Forze Armate) perché, malgrado l’impegno nella Guerra di Liberazione, il Servizio Informazioni Militare è pur sempre un retaggio del Regime fascista.

Ritiratosi in Sicilia e ormai in congedo, Agrifoglio si dedicherà per i restanti anni all’attività di imprenditore. Morirà nel 1948.

Una lunga e prestigiosa carriera, la sua, iniziata con un ‘rivedibile’ e terminata ai vertici dello spionaggio italiano.

L’autore

Nato a Terni, una laurea in Storia conseguita all’Università degli Studi di Firenze, Marco Petrelli è giornalista e autore di due titoli dedicati all’Aeronautica Nazionale Repubblicana, A difendere i cieli d’Italia e I Messerschmitt del comandante Drago, entrambi pubblicati per la Eclettica Edizioni. Collabora con Il Giornale – Gli Occhi della Guerra, East Magazine, GQ Italia e con riviste storiche.

Categoria: Storie di spie

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