La guerra di spie tra le due Germanie

10 febbraio 2016

Brandt e Guillaume

Guillaume con Willy Brandt, 1972-1974, by Pelz [CC BY-SA 3.0]

di Gabriele Bagnoli

Quando, alla fine degli anni Sessanta, la storia divenne di dominio pubblico, nessuno a prima vista voleva crederci. Heinz Knoppe, sottufficiale dell’aviazione militare della Repubblica Federale Tedesca, assieme a due commilitoni, riuscì a far giungere in Unione Sovietica un missile aria-aria Sidewinder della lunghezza totale di quasi tre metri. Ma a destare il maggior scalpore fu la modalità con cui venne imbarcato su di un aereo in partenza per Mosca. Il missile venne smontato in tre sezioni, trasportato fuori dalla base militare con disinvoltura con una carriola da muratore e inviato tramite il servizio di posta aerea al di là della cortina di ferro. Fu solo durante un controllo nei depositi sotterranei che un ufficiale contabile si accorse che mancava niente meno che un missile.

E questo non fu l’unico smacco che i servizi segreti di Bonn incassarono dalle loro controparti orientali. Il 12 agosto 1961, il Cancelliere Konrad Adenauer venne informato che «per il prossimo fine settimana non si attendono nuove iniziative riguardo alla questione Berlino». La notte stessa gli autocarri della Nationale Volksarmee, le forze armate della Repubblica Democratica Tedesca, iniziarono la costruzione del muro di Berlino.

I servizi di Berlino Ovest: tra caos e ricerca di chiarezza

Nel disordine delle due Germanie, nella parte occidentale regnava anche il caos dei servizi segreti. Nella Repubblica Democratica il centralismo di stampo sovietico aveva organizzato il controspionaggio in una struttura denominata Hauptverwaltung Aufklärung (HVA), diretta per la quasi totalità della sua esistenza dal carismatico Generale Markus Wolf, che rispondeva direttamente a Erich Mielke, negli stessi anni a capo del Ministero per la sicurezza dello Stato (meglio noto come STASI). Nella Repubblica Federale, invece, coesistevano tre diversi servizi che tendevano a sovrapporsi nelle funzioni e, spesso, a spiarsi a vicenda. Il Bundesnachrichtendienst (BND) [Servizio informazioni federale] era l’erede diretto dell’Organizzazione Gehlen, dal nome del Generale Reinhard Gehlen, già responsabile dell’intelligence per il fronte orientale nel corso del secondo conflitto mondiale. Fu lui a ottenere dagli americani l’autorizzazione a creare un servizio di intelligence nella Germania postbellica. Vi era poi il Bundesamt für Verfassungsschutz (BfV) [Ufficio federale per la protezione della Costituzione], con uffici distaccati nei Länder e, infine, il servizio di controspionaggio militare, all’epoca denominato Amt für die Sicherheit der Bundeswehr. Il tutto, condito dalle ingerenze della CIA americana, del MI6 britannico e del Mossad israeliano, e dalla presenza, non insolita, di agenti francesi, danesi, svedesi, italiani, belgi, polacchi, turchi, cecoslovacchi, spagnoli, yemeniti. È in questa grande confusione che gli uomini del Generale Wolf misero a segno azioni che ancora oggi hanno dell’incredibile.

Spionaggio e controspionaggio: la Germania Est mette a segno i suoi colpi

Nel 1953 un agente della CIA in servizio a Berlino allertava le autorità federali tedesche che un suo informatore di fiducia sarebbe rientrato dalla Germania Est con una lista di più di cinquanta nomi di agenti sotto copertura, che operavano segretamente per conto della STASI. Scattarono gli arresti, le perquisizioni e gli interrogatori. Alla fine tutti gli arrestati vennero rilasciati poiché risultò che l’informatore si era inventato quasi tutto. Il Cancelliere Adenauer, informato, andò su tutte le furie per la poco lusinghiera figura fatta dall’intelligence tedesca di fronte al mondo. Arrivò anche a convocare in più occasioni Otto John, responsabile del BfV. Oltre a ciò, nella primavera del 1954, la radio sovietica annunciò alcuni dettagli segreti relativi al progetto europeo per la creazione della Comunità di Difesa (la CED, poi rigettata dalla Francia). Vennero sospettati alcuni agenti della Repubblica Federale, salvo poi appurare che la fuga di notizie era stata opera di due agenti belgi che avevano informato le controparti dell’Est perché contrari ad un riarmo tedesco. Ma dopo poco tempo esplose la ‘vera bomba’, che screditò enormemente i servizi segreti di Bonn. Otto John, responsabile del servizio interno, il BfV, era in realtà un agente doppiogiochista a libro paga della Germania orientale.

Un’infiltrazione ai massimi livelli e gli strani suicidi

Ma non soltanto il BfV venne colpito dal ciclone degli scandali. All’inizio degli anni sessanta, fu il servizio esterno, il BND, a finire sotto i riflettori mediatici, quando due suoi alti dirigenti della Sezione 3 (controspionaggio) – Heinz Felfe e il suo più stretto collaboratore, Heinz Clemens, già ufficiali delle SS durante il regime nazista – vennero condannati, rispettivamente a quattordici e dieci anni di reclusione, per aver passato informazioni vitali per la sicurezza nazionale agli uomini del Generale Wolf e aver causato la cattura di quasi cento agenti federali nella Germania Est e nell’Europa Orientale. In questa guerra di spie non c’era premio per chi arrivava secondo e la partita era stata magistralmente giocata, e stava per essere vinta, dal controspionaggio della STASI.

Ma fu il 1968 a sconvolgere ulteriormente il servizio segreto di Bonn. L’8 ottobre, il Generale Horst Wendland venne rinvenuto privo di vita nel suo ufficio, ufficialmente suicidatosi. Lo stesso giorno per un incidente di caccia, secondo le ricostruzioni ufficiali, fu l’Ammiraglio Hermann Lüdke a essere trovato morto in una riserva naturale a Treviri. Ma la catena di morti ‘accidentali’ e di suicidi che colpì le ‘alte sfere’ non finì qui. Pochi giorni dopo, il 15 ottobre, Hans Heinrich Schenk, dirigente del ministero dell’economia, si impiccò nella propria abitazione. Il 16 ottobre si uccise Edeltraud Grapentin, funzionaria dell’Ufficio federale per stampa. Il 18 ottobre fu la volta del Colonnello Johannes Grimm, in servizio al reparto mobilitazione del Ministero della difesa. Infine, il 21 ottobre 1968, il Segretario del Ministero della Difesa Gerhard Boehm si gettò nel Reno. Tutti questi suicidi vennero semplicemente liquidati come conseguenza di stress nervosi.

La spia era il capo

Non passarono neanche dieci anni che un nuovo scandalo travolse i servizi segreti federali e addirittura il Cancelliere della Germania Ovest. Il 25 aprile 1974, infatti, venne arrestato Günther Guillaume, consigliere personale di Willy Brandt. In realtà era un agente dell’Est, inserito appositamente ai massimi livelli per spiare molto da vicino le mosse del Governo di Bonn. La sua scoperta non fu neanche merito di uno dei tre servizi federali, impegnati nello spiarsi a vicenda, ma di agenti francesi che, dando asilo ad un cittadino tedesco dell’est, appresero che Guilleame aveva frequentato l’Accademia Militare di Kiev e incontrato più volte personale della missione militare sovietica a Parigi. A seguito di questo scandalo che coinvolse direttamente la massima autorità tedesca, il Cancelliere Willy Brandt fu costretto a dimettersi il successivo 7 maggio e a lasciare il posto al suo successore Helmut Schmidt.

Con tutte le sue ambiguità, i suoi doppi e tripli giochi, le mezze verità dette e quelle negate, la guerra fredda delle spie tedesche, occidentali e orientali, si concluse con la riunificazione e la folla di tedeschi orientali che, il 15 gennaio 1990, invase la sede della STASI alla ricerca di qualche notizia su amici e familiari caduti nella rete del controspionaggio.

Per sapere di più – Bibliografia essenziale

Luigi Forni, Spie di Pankow e di Bonn, Longanesi

Gianluca Falanga, Il Ministero della paranoia. Storia della STASI, Carocci Editore

Giorgio Boatti, C’era una volta la guerra fredda, Baldini & Castoldi

L’autore

Gabriele Bagnoli, nato a Firenze nel 1988, è militare volontario nella Marina Militare. Laureato in Studi Internazionali presso la Facoltà di Scienze Politiche Cesare Alfieri di Firenze, ha discusso una tesi in storia militare sul contributo offerto dalla Guardia di Finanza nel secondo conflitto mondiale.

Categoria: Storie di spie

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