Garbo, la spia che rese possibile lo sbarco in Normandia

11 maggio 2016

Garbo, la spia che rese possibile lo sbarco in Normanidia

di Domenico Vecchioni

«La verità è un bene così prezioso che deve essere protetta da una corazza di menzogne». Queste sono le celebri parole pronunciate da Winston Churchill in occasione della Conferenza di Teheran del 1943 dove i tre grandi (Roosevelt, Stalin e Churchill) si accordano sulle date e sulle modalità logistiche del grande sbarco alleato in Francia, in vista della liberazione dell’Europa dal giogo nazista, l’operazione Overlord.

L’operazione Bodyguard e il piano Fortitude. La disinformazione al servizio dello sbarco in Normandia

Viene così concepita dai servizi segreti alleati una vasta iniziativa di deception (disinformazione), chiamata appunto Bodyguard (guardia del corpo, a difesa della verità nascosta) che comprende sei piani generali (Fortitude, Zeppelin, Graffham, Vendetta, Ferdinand e Ironside) e trentasei piani sussidiari. Tutte attività tese a scompaginare le idee dell’Alto Comando tedesco, disorientandolo completamene sulle future mosse degli alleati. Tenere insomma il nemico lontano il più a lungo possibile dal luogo dove sarebbe avvenuto l’attacco principale e confonderlo anche sulle date delle operazioni.

Niente infatti si può considerare scontato. La Germania conta ancora nelle regioni del sud-ovest europeo su un potente dispositivo di difesa, con almeno sessanta divisioni tra Belgio, Passo di Calais, Normandia e Bretagna. Gli alleati, dall’altra parte della Manica, dispongono per lo sbarco, inizialmente, di appena quaranta divisioni. Occorre quindi giocare d’astuzia.

La più importante tra le attività di Bodyguard è senza dubbio l’operazione Fortitude (forza d’animo) tesa a convincere i nazisti che lo sbarco principale degli alleati sarebbe avvenuto sulle spiagge di Calais, pur in presenza di sbarchi di diversione in Normandia. Fortitude si articola in tre sezioni principali: Fortitude nord (operazioni di copertura per tenere inchiodate al suolo le truppe tedesche schierate nella Norvegia occupata); Fortitude sud (attività lungo le coste belghe e francesi per ingannare il nemico sul luogo dello sbarco) e Fortitude sud 2 (ulteriori iniziative di depistaggio anche dopo lo sbarco).

Per il sud, in particolare, gli sforzi della disinformazione si concentrano su tre scenari: l’illusione visiva, i falsi messaggi radio e l’utilizzo degli agenti ‘doppi’. I primi due tendono a far credere che le divisioni alleate siano molto più numerose di quelle effettivamente presenti sul terreno per accreditare l’ipotesi di più sbarchi simultanei. Ecco allora spuntare carri armati in caucciù, perfettamente sagomati, aerei e camion in legno che visti dall’alto sembrano quanto mai reali, mezzi da sbarco posticci concentrati nella zona di Dover. Esperti cifratori poi attivano un intenso scambio di messaggi-radio per descrivere la concentrazione nel sud dell’Inghilterra di tre corpi d’armata. In realtà ce ne sono solo due. Il primo, al comando del generale britannico Montgomery. Il secondo, guidato dal generale americano Bradley. Il terzo, denominato FUSAG (First United Army Group), posto agli ordini del generale Patton (che si presta al gioco), è del tutto immaginario.

Ma l’attività che assicurerà il pieno successo di Fortitude sarà l’intelligente utilizzo degli agenti doppi nel quadro di un progetto già da tempo operativo a Londra, il Double Cross System. Progetto gestito da un misterioso Comitato XX, che può contare sulla collaborazione di una quarantina di spie doppie. Di queste 5 saranno davvero dei ‘fuori classe’ e di queste cinque la più performante e la più dannosa per i nazisti sarà un catalano, nome in codice Garbo.

I complicati inizi dell’agente doppio Juan García Pujol. Da Alaric ad Arabal

Juan García Pujol, questo il suo vero nome, nutre una profonda repulsione per la dittatura nazista. Sente il profondo desiderio di dare il proprio contributo alla causa alleata spinto dalla sua formazione politica, impregnata di ideali democratici e dalla tradizione familiare, da sempre contraria a qualsiasi forma di oppressione. In definitiva vuole arruolarsi nei servizi segreti inglesi.

Ma non è così semplice. Per ben due volte viene respinto con perdite dall’ambasciata britannica di Madrid, alla quale Juan si era rivolto per esporre il suo caso. Lo prendono in effetti per un provocatore o un futuro agente doppio pro-nazista. Insomma non viene creduto e in ogni caso l’ambasciata britannica vuole evitare opache manovre che possano in qualche modo infastidire il governo di Madrid.

Colpito nel suo amor proprio e umiliato dall’accoglienza ricevuta, Pujol ha una reazione del tutto inattesa. Vorrà dimostrare agli inglesi di essere un ottimo agente ma – ed è questa la novità – lavorando per i nazisti. A quel punto forse Londra non potrà non notarlo.

Si presenta dunque anche all’ambasciata tedesca di Madrid. Qui, dopo le comprensibili esitazioni iniziali, alla fine verrà creduto, sulla base peraltro di documenti molto interessanti che Pujol ha portato con sé (tutti rigorosamente falsi): un passaporto diplomatico spagnolo, un ordine di missione del Mistero degli Esteri spagnolo che lo invia a Londra per trattare questioni commerciali. Per gli ufficiali dell’Abwehr (il servizio di spionaggio tedesco) è un’occasione troppo ghiotta per rinunciarvi. Avere un loro agente nella capitale nemica può rivelarsi di grandissima utilità. Vale in ogni caso la pena di tentare.

Pujol allora viene addestrato alle tecniche dello spionaggio, impara a maneggiare codici e inchiostro simpatico, riceve consistenti fondi e per i suoi ufficiali ‘trattanti’ d’ora in poi sarà Alaric. Suo primo importante incarico sarà quello di creare una rete di sotto-agenti in Inghilterra che avrà come nome in codice Arabal.

Tutto pronto, tutto chiarito. Pujol /Alaric inizia la propria missione spionistica. Ma ovviamente non da Londra. Non ha alcuna documentazione idonea per entrare in Inghilterra. Riferirà dunque da Lisbona, facendo credere di trovarsi nella capitale britannica.

Succede però che non avendo molta conoscenza dell’Inghilterra, non parlando l’inglese, commette alcuni grossolani errori, che per sua fortuna passano inosservati agli occhi dei suoi controllori nazisti di Madrid. Pur documentandosi su libri e riviste specializzate, a volte commette delle grosse gaffe. Annuncia partenze di convogli alleati inesistenti o riferisce informazioni del tutto fasulle. Un giorno, ad esempio, informa l’Abwehr di Madrid che tutto il governo inglese si appresta a trasferirsi a Brighton a causa dell’insopportabile caldo estivo di Londra. Una notizia priva di qualsiasi fondamento. Alaric aveva letto su uno dei suoi libri di riferimento che Brighton era considerata l’equivalente (turistico) di San Sebastian in Spagna. Ora lui sapeva che il governo spagnolo era solito trasferirsi nella stazione balneare basca per sfuggire alla cappa di calore madrilena dei mesi estivi. Ne aveva quindi dedotto che anche il governo inglese avrebbe adottato una misura analoga.

Ma se le sue sviste non vengono notate dai suoi controllori di Madrid, vengono invece registrate con grande curiosità dallo spionaggio britannico che legge i messaggi cifrati tedeschi grazie al programma Ultra di Bletchley Park, dove matematici di genio avevano ‘rotto’ il codice Enigma. Ora, si chiedono i servizi segreti inglesi: chi è questa singolare spia che dà notizie sbagliate ai nazisti e perché lo fa? Dopo approfondite verifiche Londra capisce che il giovane presentatosi senza successo all’ambasciata inglese di Madrid e l’estrosa spia tedesca sono la stessa persona. Bisogna assolutamente recuperarla.

L’esfiltrazione in Gran Bretagna, la ‘trasformazione’ in Garbo e il capolavoro della Normandia

Juan Pujol così, il 24 aprile 1942, viene ‘esfiltrato’ in Gran Bretagna a cura dell’MI6 (il servizio di spionaggio britannico) e consegnato all’MI5 (il servizio di controspionaggio britannico) competente a trattare il caso.

Questa volta finalmente viene creduto e diventa a tutti gli effetti agente dell’MI5 col nome in codice di Garbo (in omaggio alla grande attrice Greta Garbo, vista la straordinaria abilità di Pujol nel creare i personaggi della sua rete).

Il 27 aprile 1942 Garbo invia la sua prima lettera da Londra nella sua qualità di perfetto agente doppio, presto a capo di una rete di ben 27 agenti immaginari che lavorano per il III Reich. Come in una sceneggiatura di un grande film di spionaggio, Garbo deve delineare per ciascuno dei suoi agenti la storia personale, il carattere, le debolezze, le preferenze, le motivazioni, il modo di riferire, ecc. Stando inoltre attento ad evitare sfasamenti, ripetizioni, contraddizioni che potrebbero insospettire gli uomini dell’Abwehr di Madrid.

Insomma tutto è pronto affinché Garbo possa avviare la sua micidiale (per i nazisti) attività di disinformazione per agevolare lo sbarco in Normandia. Comincia quindi ad inviare lettere cifrate (in totale saranno 300) e più tardi messaggi-radio (circa 1200) , tutti tesi a rendere credibile l’ipotesi di uno sbarco nella zona di Calais, in un geniale miscuglio di notizie vere (autorizzate dall’MI5), notizie parzialmente vere e notizie decisamente false e fuorvianti (le più importanti). I suoi agenti sul terreno riferiscono tutti in maniera convergente sull’ipotesi, sempre più credibile e concreta, che gli alleati avrebbero attraversato il punto più stretto del Channel, tra Dover e Calais.

Sulla base delle notizie trasmesse da Arabal l’Alto Comando tedesco (OWK) si convince che c’è una straordinaria concentrazione di truppe nel sud-est dell’Inghilterra. Ne è tanto convinto da far cambiare idea allo stesso Hitler, propenso in un primo momento a prevedere piuttosto uno sbarco in Normandia o in Bretagna.

Lo sbarco sulle coste normanne avverrà quindi nelle migliori condizioni. La potente XV armata tedesca, solidamente stabilita nel Passo di Calais, non verrà mossa dopo il giorno più lungo (come lo definirà Rommel) perché destinata a far fronte al grande, fantomatico sbarco atteso a nord. Addirittura due divisioni blindate, che avevano lasciato le loro posizioni a nord per trasferirsi sul fronte normanno, vengono fermate e fatte tornare indietro.

Il 9 giugno, in effetti, Garbo aveva trasmesso quello che è considerato il suo messaggio più importante, un capolavoro di credibili considerazioni e di inappuntabili deduzioni per dimostrare che quello avvenuto in Normandia era solo una sbarco di diversione per disperdere le difese tedesche. Insomma una trappola. Mette quindi in guardia i suoi referenti sul prossime operazioni a nord. Emblematico al riguardo è l’ordine dato il 10 giugno dal Maresciallo von Rudstedt, comandante in capo della zona Ovest: «A seguito di certe informazioni, dichiaro lo stato di allerta per la XV armata in Belgio e nel nord della Francia. Il movimento della due divisioni panzer SS deve di conseguenza essere fermato per prendere posizione nella zona precedentemente occupata dalla XI divisione della Luftwaffe».

è indubbiamente il trionfo di Garbo e la dimostrazione che Fortitude ha continuato a funzionare anche dopo lo sbarco. Passeranno due mesi prima che si notino spostamenti significativi di truppe tedesche dal Passo di Calais verso l’Ovest.

Ma oramai è troppo tardi. C’era stato tutto il tempo per consolidare le teste di ponte degli uomini del generale Montgomery e per consentire ai rinforzi del generale Bradley di salpare dai porti inglesi. Da quel momento potranno arrivare in Francia continui rinforzi, in uomini e mezzi, per avviare la marcia delle truppe alleate verso Berlino in vista della liberazione dell’Europa.

I tedeschi peraltro crederanno fino al febbraio 1945 all’esistenza del FUSAG, uno spauracchio che gli strateghi dell’intelligence alleata utilizzeranno altre volte per far credere a un suo impiego operativo in altri teatri di guerra.

Insomma Garbo aveva beffato clamorosamente i servizi segreti e l’Alto Comando tedeschi. Aveva preso in giro lo stesso Hitler. Si capisce bene quindi perché dopo la guerra, l’MI5 lo fa discretamente emigrare in Venezuela, spargendo allo stesso tempo la voce che era morto in Angola a causa di un forte attacco di malaria. Troppo alto, in effetti, era il rischio di una tardiva vendetta da parte dei nazisti, splendidamente ingannati da un superbo ‘doppiogiochista’.

L’autore
Domenico Vecchioni, dopo la laurea in Scienze Politiche, ha vinto il concorso di ingresso nella carriera diplomatica. Ha prestato servizio a Le Havre, a Buenos Aires, a Bruxelles e a Strasburgo ed ha ricoperto presso la Farnesina gli incarichi di Capo segreteria della direzione generale delle relazioni culturali, Capo segreteria della direzione generale del personale, Capo ufficio “ricerca, studi e programmazione”, Ispettore degli Uffici del M.A.E. all’estero. È stato Console generale d’Italia a Madrid e a Nizza. Dal 2005 al 2009 ha ricoperto l’incarico di Ambasciatore d’Italia a Cuba. Storico e saggista, è autore di numerosi volumi. Si è inoltre interessato alle biografie di personaggi celebri, con particolare riferimento ai protagonisti dello spionaggio mondiale.

 

Categoria: Storie di spie

Su