De Villiers, l’arte di raccontare l’intelligence

1 dicembre 2015

Copertine Gérard de Villiers

di Diego Bolchini

Storia di uno scrittore

Lo scorso 31 ottobre si sono celebrati i primi due anni dalla scomparsa di Gérard de Villiers (1929-2013), noto scrittore ed ex giornalista parigino ideatore della serie Segretissimo SAS negli anni ’60 del secolo scorso.

Nato – come recita la sua biografia riportata in calce ai suoi romanzi – da una famiglia di militari con ascendenze aristocratiche, laureato in Scienze Politiche presso il prestigioso istituto Sciences Po, che ha avuto tra i suoi studenti lo scrittore Marcel Proust e lo studioso di relazioni internazionali Gilles Kepel, Gérard de Villiers ci ha lasciato in eredità 200 romanzi, ambientati nei contesti geopolitici più ‘caldi’ a cavallo tra XX e XXI secolo.

I suoi romanzi di spionaggio hanno infatti per oggetto le attività operative – informative e offensive – dei Servizi di differenti nazioni, sparse un po’ in tutto il mondo.

Sul piano tecnico-narrativo i suoi testi – definiti da alcuni come pulp fiction thriller che mescolano storia, spionaggio, crimine e poliziesco – sono caratterizzati da una minuziosa insider knowledge figlia dei suoi frequenti viaggi nei luoghi oggetto del racconto. Questo stile di scrittura, che egli inaugura nel 1965, raccoglie simbolicamente il testimone da un altro grande autore del genere, il britannico Ian Fleming, morto nel 1964 e già autore della saga di James Bond.

Tra i suoi lavori più recenti spiccano, per vividezza e accuratezza nella ricostruzione degli scenari, i titoli dedicati al Libano – come La Liste Hariri (numero 181, 2010) , in cui si affronta il tema dell’assassinio dell’ex premier libanese – alla Libia post-rivoluzionaria – Les Fous de Benghazi (numero 191, 2012) – alla Siria di Bashar al Assad, Le Chemin de Damas (numeri 193 e 194, 2012).

L’ultimo lavoro di Gérard de Villiers – SAS: la vendetta del Cremlino (titolo originale La Vengeance du Kremlin, 2013, traduzione pubblicata in Italia da Mondadori nel luglio 2015) cerca di catturare invece alcuni aspetti del mondo russo contemporaneo.

La vendetta del Cremlino: tra realtà geopolitiche e immaginazione letteraria

Nel romanzo sul Cremlino, che ruota intorno alla morte dell’ex oligarca russo Boris Berezovskij avvenuta nel marzo 2013 nel Regno Unito, de Villiers tratteggia con la consueta maestria luoghi, personaggi e contesti.

Il lettore può, così, gustare la descrizione della sala del consiglio di sicurezza del Cremlino, con le pareti decorate dagli arazzi dei Gobelins che ne esaltano i temi patriottici. O quella della vettura del funzionario dei servizi russi Rem Stalievič Tolkachev, una Lada lucida come uno specchio.

Particolarmente forte, sul piano narrativo e simbolico, appare – tra le tante – la prima descrizione del Presidente russo Vladimir Putin, a pagina 11 del prologo al romanzo: «Nel suo ufficio dalle pareti beige, Vladimir Vladimirovič Putin osservava dalle finestre gli stormi di uccelli neri che volteggiavano sopra la vecchia fortezza: lo facevano da secoli, spinti da un misterioso istinto. Nessuno era mai riuscito a spiegare l’attrazione di quei corvi per le torri e le cupole dorate del Cremlino. Boris Nikolaevic Eltsin aveva anche cercato di sbarazzarsene, utilizzando dei falchi ammaestrati. Un tentativo destinato al fallimento: i corvi del Cremlino erano ancora lì, e probabilmente ci sarebbero stati sino alla fine dei tempi.»

Il romanzo si snoda quindi per 170 pagine in una ragnatela di immagini, ‘disinformazia’ e colpi di scena in perenne dialogo tra finzione e realtà, estro immaginativo e attento lavoro di ricerca sulla fisionomia umana e operativa dei diversi servizi di sicurezza – GRU, FSB, MI5 e MOSSAD.

Mentalmente affascinati e illuminati dalle parole – quasi delle ‘telecamere’ – usate con perizia da de Villiers, ci si siede allora accanto a personaggi russi dal cranio rasato che raccontano, in tono monocorde, storie sul polonio 210, si osservano passaggi di valigie diplomatiche, si assiste ad appuntamenti presi in un pub nei pressi di Piccadilly Square a Londra.

Scorrono tra le pagine del romanzo quasi tutti gli ingredienti tipici dei grandi affreschi narrativi spionistici, tra tecniche di sorveglianza rivolte a edifici e persone e tetti irti di antenne di ogni forma e dimensione.

Ma non solo. La trama geografica nel corso del racconto si espande, e il protagonista del romanzo Malko Linge si trova proiettato per alcuni paragrafi anche nella moderna Tel Aviv, in Israele, tra chioschi di falafel, giocattoli gonfiabili e discussioni con il locale capo stazione CIA sulla politica mediorientale, argomentando sui palestinesi di Hamas e la conferenza di Ginevra sulla crisi siriana.

Non mancano infine nei lavori di de Villiers – e il numero 200 dedicato al Cremlino in questo non fa eccezione – scene di sesso, in grado di catturare ancor più l’attenzione del lettore rispetto alla sorte di personaggi che appaiono e svaniscono veloci di pagina in pagina.

De Villiers, l’immaginario narrativo e la scarsa attenzione dell’industria cinematografica

Per la qualità della sceneggiatura, dei dialoghi e delle ambientazioni ricreate, i romanzi di de Villiers avrebbero forse meritato già da tempo adattamenti cinematografici di adeguato budget e attenzione realizzativa.

Al momento i tentativi di trasposizione cinematografica realizzati nel 1983 e nel 1991 da produzioni franco-tedesca e franco-americana, non sono stati in grado di catalizzare l’attenzione del grande pubblico generalista, diversamente da altri esperimenti di successo nel mondo delle spy stories.

Al di là dell’epopea bondiana, de Villiers non ha avuto la fortuna di autori come Robert Baer, ex case officer della CIA, il cui romanzo è stato trasformato nel film Syriana o delle memorie di Tony Mendez, anch’egli ex agente dei servizi statunitensi, arrivate al premio Oscar con Argo.

Ciononostante de Villiers ha disseminato nei suoi romanzi un grande potere evocativo, narrativo e descrittivo dell’intelligence internazionale.

Un percorso cumulativo lento ma incessante, snodatosi negli anni, attraverso un fiume lungo – secondo stime riportate dal quotidiano britannico The Independent – circa 15 milioni di parole battute con la sua macchina da scrivere elettrica IBM.

 

Riferimenti

Robert F. Worth, The Spy Novelist Who Knows Too Much, The New York Times Magazine, 30 gennaio 2013, <http://www.nytimes.com/2013/02/03/magazine/gerard-de-villiers-the-spy-novelist-who-knows-too-much.html> (ultimo accesso: 30 novembre 2015)

Ariane Chemin, Judith Perrignon, Gerard de Villiers, itinéraire d’un réac, in «M. le magazine du Monde», 16 agosto 2013, <http://www.lemonde.fr/m-actu/article/2013/08/16/gerard-de-villiers-itineraire-d-un-reac_3461400_4497186.html>(ultimo accesso: 30 novembre 2015)

Boris Berezovsky inquest: Coroner records open verdict, BBC News, 27 marzo 2014, <http://www.bbc.com/news/uk-england-berkshire-26778866 > (ultimo accesso: 30 novembre 2015)

Gérard de Villiers, La Vendetta del Cremlino, Mondadori, Milano 2015

Pierre Perrone, Gérard de Villiers: Pulp fiction writer whose intelligence contacts gave his books the semblance of being true to life, The Independent, 8 novembre 2013, <http://www.independent.co.uk/news/obituaries/grard-de-villiers-pulp-fiction-writer-whose-intelligence-contacts-gave-his-books-the-semblance-of-being-true-to-life-8929899.html>, (ultimo accesso: 30 novembre 2015)

L’autore
Diego Bolchini, laureato in Scienze politiche – indirizzo politico-internazionale, è analista di processi culturali e relazioni identitarie. Cultore di letteratura e narrativa di intelligence. Sta lavorando a uno studio di semiotica interpretativa sui romanzi di viaggio e le memorie di Sir Patrick Leigh Fermor e Lawrence d’Arabia.

Categoria: Storie di spie

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