Una storia dell’intelligence italiana

18 giugno 2013

di Maria Gabriella Pasqualini

italia-unita-21La storia dello “spionaggio” – termine riduttivo e fuorviante -, sia quello militare sia quello interno volto al mantenimento della stabilità delle Istituzioni, non è fatta solo da operazioni particolarmente brillanti sotto copertura. È anche questo, ma è soprattutto un lavoro giornaliero, quasi ad horas, di raccolta, coordinamento e analisi; un impegno continuo, costante, che non può avere interruzioni  domenicali o festive, che deve essere tempestivo e aggiornato con l’uso di qualsiasi fonte, aperta o riservata: anche una semplice notizia data in un quotidiano o da altri mezzi di comunicazione può essere un tassello, o il tassello mancante. Non per niente anche nei conflitti più “sensibili” è spesso pianificata la presenza di giornalisti, riconoscendo il diritto all’informazione, però con una necessaria attenzione a quanto può essere pubblicato, che sarebbe suscettibile di indicare e ha indicato, soprattutto nel passato, intenzioni e posizioni del nemico.

In un sintetico percorso storico bisogna ricordare che, ben prima della costituzione del Regno d’Italia, erano numerosi i “servizi segreti” negli Stati preunitari, quando ancora non era entrata in uso la parola intelligence e soprattutto che da sempre  l’informazione è stata parte integrante di ogni struttura clanica o statuale. Come non ricordare Sun Tzu che nel 500 a.C. nel suo Arte della Guerra  scriveva “sistono agenti segreti di cinque tipi: agenti locali, agenti, agenti del controspionaggio, agenti letali e agenti di sicurezza”, per arrivare a tempi più vicini ricordando i Tudor, con i loro efficienti servizi informativi molto ramificati, così come Luigi XIV che disponeva di organi molto articolati per il “macrospionaggio” e la “micro osservazione” sul terreno. Il Re Sole creò la Polizia di Parigi, un servizio interno, che si avvaleva di agenti, fiduciari “collaboratori di giustizia”. Napoleone non fu da meno: organizzò un capillare servizio informativo militare e uno interno, arrivando ad avere sei distinte istituzioni per questo scopo.

Una curiosità storica: quando l’espressione comune “servizio segreto” iniziò a essere usata in modo istituzionale negli ordinamenti italiani unitari e pre-unitari?

Nell’aprile del 1855 il Corpo di Stato Maggiore dell’Armata Sarda diramava, pubblicandola sul Giornale Militare,[1] una Breve istruzione sul Servizio degli Uffiziali del Corpo Reale di Stato Maggiore in tempo di guerra redatta per cura del Corpo Reale di Stato Maggiore ed approvata dal Ministero della Guerra, conosciuta come “Istruzione La Marmora”: una istruzione che produrrà i suoi effetti molto a lungo, almeno fino alla Prima Guerra Mondiale. La Circolare divideva il “Servizio in guerra” in cinque parti e il Sesto era il “servizio segreto”: probabilmente da qui è venuto l’uso ufficiale di chiamare le informazioni militari “servizio segreto”.

L’aura di “segretezza” in fondo piaceva molto e dava importanza sia nel dirlo sia nel sottintenderlo a bassa voce. Poco però era veramente “segreto”…

Il “servizio di missioni speciali” e il “servizio segreto”, ai sensi della Circolare sopra citata, erano quei servizi che diedero inizio in modo più organizzato, che nel passato, alla raccolta delle informazioni militari nell’Armata Sarda, proprio nel corso della preparazione della Spedizione a Oriente, cioè la guerra di Crimea, prima uscita ufficiale dell’esercito piemontese in campo internazionale.

Da questo evento bellico in poi, fu sempre presente nel Corpo di Stato Maggiore un Ufficio addetto alle informazioni militari, anche se non fu mai inserito ufficialmente negli organigrammi o negli ordini di servizio fino al 23 agosto 1906, quando l’Ufficio uscì definitivamente dalla clandestinità. [2] Il Capo Sesto sul Servizio Segreto della Circolare “La Marmora”, forse il più interessante per il nostro sintetico percorso storico, indicava tra l’altro: “le missioni segrete; le girate [cioè le ispezioni]; il servizio delle spie per esplorare i mezzi e la forza del nemico e la condizione politica di provincie estere; le norme per trattative preliminari, armistizi, convenzioni da tenersi col nemico; l’esame dei prigionieri e disertori nemici e il cambio dei prigionieri”, un vero vademecum dell’informazione militare e del servizio delle ‘spie’ che doveva essere canalizzato e dotato di una serie di ‘regole’ per l’ottenimento di risultati efficaci. Queste, sia pur riviste e aggiornate secondo esigenze temporali, sono state alla base della raccolta informativa fino alla fine della seconda guerra mondiale.

Nel nuovo ordinamento dell’Esercito Italiano (non ancora Regio Esercito),[3] nessun Ufficio Informazioni era stato inserito come tale in un organigramma, eppure esso esisteva e si rifaceva proprio  alla Circolare “La Marmora”:  lo provano proprio i numerosi documenti d’archivio del 1866 riguardo all’organizzazione delle informazioni militari di quel periodo.

Per quanto riguarda la sicurezza interna, con l’avvento del Regno d’Italia, Cavour, il cui padre era stato a capo della polizia piemontese, ben conosceva l’arte della “raccolta informativa”, nel duplice senso di assumere notizie o convincere, tramite palesi e meno palesi inviati speciali, personalità politiche straniere (come Napoleone III) a schierarsi a favore del Regno di Piemonte. Il Conte era stato membro di una Commissione Superiore di Statistica (parola che più volte ricorre nella struttura informativa militare prima e fra le due guerre, per occultare centri di controspionaggio: Sezioni o Centri di Statistica), istituita all’interno del Ministero degli Esteri a Torino il 28 marzo 1836. Nel Regno unitario lo statista fece tesoro della sua esperienza.[4]

Nel 1861 il Ministero dell’Interno del Regno aveva un Ufficio di Alta Sorveglianza politica e una Direzione Generale di Pubblica Sicurezza, divenuta nel 1879 Direzione dei Servizi di Pubblica Sicurezza. Nel 1887 fu però ricostituita la Direzione di Pubblica Sicurezza con a capo un Prefetto.

Nell’ultimo ventennio dell’Ottocento, il Regno d’Italia acquistava solidità e infrastrutture istituzionali: così anche i Servizi informativi iniziarono un’evoluzione che in senso più “moderno”, per quelli militari ci sarà solo nel 1925, così come per quelli civili, orientati soprattutto al mantenimento del regime.

La maggior parte degli studi pubblicati fanno iniziare l’intelligence militare italiana nel 1900, ma questo è errato. L’Ufficio Informazioni dell’Esercito, come Ufficio formalmente istituito, esisteva già nel 1897, quando fu chiamato a dirigerlo il colonnello de Chaurand de Saint Eustache ma non si può affermare che l’intelligence militare non esistesse prima di quella data: la Sezione o Ufficio Informazioni esisteva fin da prima del 1897, riceveva relazioni direttamente o in copia e dopo averne preso visione, apponeva il proprio timbro tondo inchiostrato in verde che testimonia la sua esistenza. C’è una spiegazione storica a quest’anomalia negli organigrammi: le Norme di Servizio dovevano essere pubbliche e andavano comunicate anche a stati amici che ne avessero fatto richiesta e quindi fatalmente amici e nemici conoscevano le reali attribuzioni dei vari ufficiali addetti al Comando del Corpo: questo in particolare poteva risultare dannoso per quelli che si fossero recati in missione all’estero, incaricati di missioni informative o semplicemente per presenziare a cerimonie o manovre alle quale il Corpo era stato invitato. Non menzionando il loro particolare compito, era opinione degli Alti Comandi che tali compiti sfuggissero ad un controllo serrato di organizzazioni militari straniere. Fu questa la documentata ragione della scomparsa dal 1870 fino al 1906 dell’Ufficio I che invece esisteva, lavorava e si strutturava lentamente. L’Ufficio uscì finalmente dalla clandestinità con l’ordine del giorno n. 37 del 23 agosto 1906, con l’organico di un solo ufficiale superiore e un applicato. Pochi addetti e limitate risorse finanziarie.

Per quanto riguardava il territorio metropolitano, è interessante ricordare che il controspionaggio non era svolto solo dai Carabinieri Reali ma anche dalla Guardia di Finanza, che faceva affluire le notizie allo Stato Maggiore dell’Esercito, e dai Commissari di Pubblica Sicurezza, soprattutto quelli in servizio ai passaggi di confine o nei pressi.

Non vi era stata ancora la costituzione di un organo di direzione delle informazioni militari, perché l’Ufficio fu sempre considerato una Sezione o anche un Ufficio ma sempre parte di una struttura superiore e non un settore con propria autonomia d’indirizzo e gestionale.

Contemporaneamente nel periodo 1900-1906 anche la Regia Marina iniziò a dare maggiore rilievo alla propria attività informativa,[5] costituendo un  Ufficio Informazioni che nel 1906 [6] divenne un Reparto, il Primo dell’Ufficio dello Stato Maggiore, diretto da un Capitano di Vascello; aveva iniziato ad essere molto attiva soprattutto nei Dardanelli e forniva, in un clima collaborativo,  interessanti mappe all’Ufficio Informazioni del Comando di Stato Maggiore. Nel 1907 l’Ufficio di Stato Maggiore Marina fu ampliato e modificato[7] e al Reparto Informazioni fu data una maggiore importanza divenendo questo il 4° Reparto dello Stato Maggiore Marina, con una struttura molto articolata, in cinque Sezioni e una Segreteria: di particolare interesse, la Quinta che, oltre a coordinare la Polizia militare nelle varie piazze marittime, raccoglieva e segnalava le informazioni militari provenienti dalle aree interessate; corrispondeva e amministrava gli informatori e teneva l’Archivio delle Informazioni Segrete.

Di fronte a organizzazioni già ben strutturate come l’inglese Military Operations (MO3, precursore dell’MI6), dell’austriaco Evidenz Bureau, del tedesco Nachrichtendienst Abteilung III B, e del Deuxième Bureau  francese, per limitarsi all’Europa, il sistema informativo militare italiano era quasi agli inizi; soprattutto sembrava mancare di una buona capacità analitica, fondamentale per una vera ‘intelligenza’, cioè comprensione  delle notizie raccolte, nella loro globalità.

Alla vigilia del primo conflitto mondiale, la situazione migliorò. Nell’aprile 1915 fu cercata una più razionale suddivisione del lavoro nell’ambito del Comando Supremo con un’integrale riorganizzazione dell’Ufficio I che il 24 maggio 1915, divenne Ufficio Informazioni del Comando Supremo, alle dirette dipendenze del Sottocapo di Stato Maggiore Generale. Durante la guerra furono istituiti necessari servizi di censura, a vario spettro, altra fonte notevole per il controspionaggio. L’organizzazione generale della raccolta informativa si ramificava in tutto l’Esercito ma non riuscì a evitare Caporetto, nonostante una serie di rimodellamenti interni del Servizio.

In quello stesso periodo, il Ministero dell’Interno aveva un Ufficio Riservato (poi Ufficio Affari Politici e Riservati), incardinato nella Direzione Generale della Pubblica Sicurezza, che svolgeva attività informativa generale, certamente non considerata prioritaria, con competenze legate alla sicurezza interna.

Per la collaborazione con l’Ufficio Informazioni del Comando Supremo, il 12 settembre 1913 fu istituito l’Ufficio Centrale di Investigazione (UCI) dipendente dalla Direzione Generale di PS. Durante il conflitto l’UCI divenne Ufficio Speciale d’Investigazione (USI) che sopravvisse fino al 1921 per essere riassorbito nella Sezione I della Divisione Affari Generali e Riservati, che era competente per l’ordine pubblico (Casellario Politico Centrale incluso), mentre la Seconda controllava gli stranieri. Il 20 febbraio 1920 il Direttore Generale della Pubblica Sicurezza informava il Presidente del Consiglio dei Ministri che era stato istituito presso la sua Direzione Generale un Ufficio Informazioni che aveva per scopo la raccolta delle notizie inerenti all’ordine e allo spirito pubblico e aveva rapporti diretti con Direttore Generale della P.S.; il nuovo Ufficio aveva un suo archivio e protocollo. Nel 1923 veniva istituito un Ufficio Speciale Riservato (USR) con competenze ridotte che non ebbe vita facile e non riuscì a far molto, disponendo anche di ridotti fondi.

Nel periodo della ricostruzione post bellica della prima guerra mondiale, s’intensificarono le discussioni sull’organizzazione all’estero e relativi progetti di riorganizzazione interna del settore informativo, che portavano inevitabilmente anche alla rivisitazione di quell’attività in patria, considerando che oltre al Ministero dell’Interno e al Ministero degli Esteri, anche la Presidenza del Consiglio aveva un efficiente servizio informativo. Varie proposte furono avanzate, soprattutto per quello che riguardava l’attività in territorio estero, tra le quali alcune cercarono, senza successo, di sottrarre anche la raccolta di notizie militare ai quadri delle Forze Armate.

Il concetto della necessità di un coordinamento dell’intelligence ai fini di una corretta valutazione e analisi fu recepito e integrato nell’ordinamento del  nuovo Servizio istituito nel 1925, il Servizio Informazioni Militari (SIM) ma questo obiettivo non fu raggiunto  anche per la scarsa chiarezza dei decreti istitutivi. Il SIM rimase in realtà fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, solo l’organo informativo dell’Esercito. Molte furono le ragioni storiche del fallimento del nuovo Servizio come coordinatore delle informazioni militari, non ultima la forte riluttanza del Servizio Informativo della Marina (SIS) e dell’Aeronautica (SIA, che era stato costituito dopo la fondazione dell’Arma Azzurra) a lasciarsi coordinare da un organo sempre considerato ‘costola’ dell’Esercito. Durante il conflitto il SIM riuscì a coordinare solo il controspionaggio.

La sintesi richiesta in questa nota storica non permette di analizzare tutto il lungo e complesso percorso ordinativo del SIM dalla costituzione allo scioglimento in seguito all’armistizio (8 settembre 1943) e alla ricostituzione pochi giorni dopo, a Brindisi, da parte del Governo legittimo di Badoglio; percorso interessante anche per l’abilità dei suoi membri che collaborarono, insieme agli altri Servizi,  con gli anglo americani, i quali, dopo un iniziale periodo di forte sfiducia nei confronti degli italiani, dovettero riconoscerne la professionalità.

Nello stesso anno della costituzione del SIM fu riordinato anche il settore della Pubblica Sicurezza con un Testo Unico sulla materia. Il fascismo potenziò in quel periodo altri servizi segreti: l’OVRA, il più noto, ma non era il solo. Nel 1927 vi furono importanti modifiche nella Direzione Generale di Pubblica Sicurezza, riorganizzata in varie Divisioni delle quali la più importante sarebbe divenuta la Divisione Polizia Politica, nota come Polpol; la Divisione Affari Generali e Riservati fu articolata in tre sezioni. L’Ufficio Speciale Riservato non aveva in realtà più ragione di esistere, come pensava Arturo Bocchini, divenuto Capo della Polizia nel 1926.

Si consolidava l’idea di un organo di polizia che fu istituito nel 1927: uno speciale Ispettorato di Polizia, con lo scopo principale di combattere l’attività comunista e non solo. Nel dicembre del 1930 quest’ufficio avrebbe assunto il nome di OVRA (o Ispettorato Speciale di Pubblica Sicurezza), dotato di fondi quasi illimitati e di personale in abbondanza. Sempre nello stesso periodo, a dimostrazione di una generale revisione di tutto l’apparato informativo nei vari organismi dello Stato, con un Regio Decreto-legge del 10 gennaio 1929, n. 27, [8] fu soppresso il Servizio Stenografico della Presidenza del Consiglio dei Ministri e istituito un Servizio speciale riservato, del quale però nel decreto non furono forniti i compiti istituzionali. Fu sciolto il 28 giugno 1946.

Da non dimenticare che nel 1933 anche la Presidenza del Consiglio aveva riorganizzato il suo Servizio informativo, presente fin dal 1861, costituendo ufficialmente un Ufficio Stampa diretto da Galeazzo Ciano. L’Ufficio Stampa espanse sempre più la propria attività fino ad arrivare nel 1937 ad assurgere a dignità di Ministero della Cultura Popolare.[9]

Ancora una notazione interessante: incardinata nel Ministero dell’Interno, nel 1936, fu istituita una Direzione Generale dei Servizi Statistici, un vero Servizio Informazioni sulle questioni nazionali e internazionali, come le cosiddette Sezioni Statistica del SIM dislocate in varie città d’Italia. Nel 1944, nel territorio non più sotto il giogo nazifascista, era stato soppresso l’Ufficio della polizia politica e la Divisione Affari Generali e Riservati fu scissa in due: gli Affari Riservati divennero Servizio Informazioni Speciali (SIS).

Dopo il 25 aprile 1945, iniziò la ricostruzione dello Stato; l’Italia faceva la “scelta atlantica” e nel 1949 finalmente riuscì a varare l’istituzione di un vero Servizio interforze, SIFAR, poi SID, (Servizio Informazioni Difesa).

Il Ministero dell’Interno ricostituì nel 1946 la Direzione Generale di Pubblica Sicurezza e, due anni dopo, ripristinato la Divisione Affari Generali e Riservati che nel 1965 divenne parte della Direzione Generale di PS. Dopo questa data numerosi mutamenti ordinativi furono attuati negli anni successivi anche in seguito alle vicende storiche interne della Repubblica.

I fermenti della società italiana a più di venti anni dalla fine della guerra imposero di mettere ordine nella materia che ancora risentiva di un’obsoleta mentalità post-bellica. Infatti, le due distinte strutture, militare e civile avevano dipendenze diverse; le loro competenze non erano state sufficientemente delineate dando luogo a numerose sovrapposizioni di obiettivi e attività operativa. Non vi era nessun organo deputato al coordinamento con evidente spreco di risorse umane e finanziarie per un settore che invece richiedeva un’ottimizzazione, allo scopo di ottenere quei risultati necessari al mantenimento della stabilità e sicurezza di una giovane ma ben salda democrazia.

La VII Legislatura riusciva a varare con ampio consenso politico, e una sola lettura nei due rami del Parlamento, quella che è la prima riforma in senso moderno dei Servizi d’Informazione per la Sicurezza, la L. n.801 del 24 ottobre 1977, alla quale seguirà, trenta anni dopo, la L. n.124 del 2007, con nuovi principi derivati dall’esperienza della precedente, e la L.133 del 7 agosto 2012, considerata un “significativo intervento di manutenzione”.

L’intelligence è ormai “globale”: non riguarda più solo le informazioni militari o quelle vetuste “sulle opinioni e morale del popolo” ma gli effetti della crisi economica e del disagio sociale, le anomalie nei circuiti bancari e finanziari, il finanziamento al terrorismo, le minacce cibernetiche, oltre naturalmente all’analisi delle regioni geo-strategiche che più sono vicine all’Italia, e cioè la sponda sud del Mediterraneo, il Vicino e Medio Oriente, gli attuali sconvolgimenti in quel settore. L’intelligence ha avuto una profonda evoluzione concettuale, metodologica e operativa e la sua struttura è assolutamente necessaria, con la dovuta trasparenza, proprio a salvaguardia della stabilità delle istituzioni democratiche dello Stato, sotto il controllo del Parlamento, espressione della volontà sovrana dei cittadini. [10]

 


[1] Circolare n. 21 dell’aprile 1855, in Giornale Militare, ossia Raccolta Uffiziale delle Leggi, Regolamenti e Disposizioni di terra e di mare, [GM] pubblicato per cura del Ministero della Guerra, anno 1855, Volume Primo, Torino, Officina Tipografica e Litografica di Giuseppe Fodratti, p.775-793.

[2] AUSSME, L3, b.301, Ufficio del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Ordine del giorno 23 agosto 1906.

[3] Cfr. Nota n. 76 del 4 maggio 1861, firmata da Manfredo Fanti, Ministro della Guerra.

[4] La dizione Commissione di Statistica fu ripresa anche nel Regno delle Due Sicilie, nel 1851, che si mise al pari degli altri stati italiani. Servizi efficienti e occhiuti quelli dei Borbone, ma che non furono di grande utilità alla dinastia, perché interessati principalmente alla salvaguardia della Corona.

[5] R.D. 4.3.1900, n. 76.

[6] R.D. 15.7.1906, n. 402.

[7] D.M. 10.2.1907 e D.M. 5.4.1907.

[8] Convertito il 24 giugno in L. n. 1165 pubblicata in G.U. 19 luglio 1929, n. 167. In realtà il Servizio Stenografico era stato un Servizio del Ministero dell’Interno che era passato nel 1925 alla dipendenza della Presidenza del Consiglio, cioè del Capo del Governo.

[9] L’Ufficio Stampa, poi Sottosegretariato alle dirette dipendenze del Presidente del Consiglio fu elevato a dignità ministeriale con il Regio Decreto n. 1009 del 24 giugno 1935; il R.D. n. 752 del 27 maggio 1937 ne dispose la nuova denominazione.

[10] Cfr. l’interessante ed esplicativa Relazione al Parlamento sulla politica dell’informazione per la Sicurezza 2012, disponibile su questo sito.

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