Il segreto di Stato. Sorvegliare, proteggere, informare

10 febbraio 2016

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di Maria Gabriella Pasqualini

Questo è il titolo di una mostra di documenti originali realizzata dagli Archivi Nazionali di Francia, presso la sede di Parigi, lo splendido Hôtel de Soubise nel Marais, con la collaborazione del Servizio Storico della Difesa francese, sito nel Castello di Vincennes.

Come si legge nel pannello di apertura, l’obiettivo principale dell’esposizione è quello di sfatare i luoghi comuni che circondano lo spionaggio e i Servizi informativi e riuscire a rendere più chiare alcune zone d’ombra che ne hanno nel passato oscurato la necessaria trasparenza. Sono presentati dei documenti segreti d’archivio veramente interessanti, insieme a cartelloni, poster, brani di film e un documentario sul concetto di ‘segreto di stato’ con interviste ai maggiori esperti della storia dei Servizi francesi d’informazione e di quale sia stata la politica dello Stato a questo riguardo. Ci sono quindi varie testimonianze sonore, tra le quali quella che più impressiona i non addetti ai lavori è la ricostruzione virtuale dell’interno del sottomarino nucleare Le Redoutable, entrato in linea nel 1967 e dismesso nel 1991 con la riproduzione dei rumori ‘misteriosi’ che si ascoltano all’interno di un sottomarino. Attualmente il sottomarino è nella Cité de la Mer a Cherbourg, e ne rappresenta uno degli elementi più importanti di visita.

L’interesse spasmodico per tutto ciò che è segreto è rappresenta l’ansia di sapere cosa sia il segreto; un’ansia che divora tutti. Pochi sanno che l’attività informativa, identificata erroneamente con un termine dal connotato negativo, ‘spionaggio’, è sempre stata molto ben praticata fin da tempi lontanissimi, non solo in campo militare.

Il ‘segreto dello Stato’ e l’allegoria del silenzio

L’esposizione inizia con una magnifica riproduzione di un quadro di Elisabetta I d’Inghilterra del 1600, conosciuto come il ‘Ritratto dell’arcobaleno’. La Regina aveva nel fedele Sir Francis Walsingham un attento consigliere ma anche il suo informatore più attento che gestiva una rete capillare di spie. Nel quadro vi sono numerose allegorie che si riferiscono appunto al ‘silenzio’.

La prima parte dell’esposizione propone, infatti, ‘il segreto dello Stato’ come raffigurato nell’immaginario artistico, anche utilizzando la mitologia, e nella satira caricaturale.

Tra i primi reperti in esposizione vi sono due medaglie in argento del 1661, raffiguranti il profilo di Luigi XIV e sul rovescio Arpocrate, il Dio egizio del Silenzio figlio di Iside e Osiride, in quell’Egitto quando i segreti erano appannaggio della sola casta sacerdotale; una divinità che anche nella mitologia greca e latina ha mantenuto la sua caratteristica principale venendo spesso raffigurato con due dita sulla bocca. Arpocrate si ritrova su numerose monete antiche in esposizione.

Da non mancare il volumetto di Cesare Ripa (Padova, 1555-1620), Della più che novissima Iconologia, nella riedizione del 1630 di Donato Pasquardi, conservato nella Biblioteca Nazionale di Francia. La pagina aperta è quella sull’incisione della ’spia’, che avanza nel vento avvolto da un mantello che ne copre la figura e il volto; ha due ali ai piedi e, accanto, un cagnolino, normalmente raffigurante nell’allegoria di quei tempi il segno della fedeltà. Sul mantello sono disegnati occhi e orecchie: non vi sono dubbi sull’attività del soggetto così allegoricamente raffigurato.

Il segreto è anche oggetto di caricature soprattutto dal XIX secolo con i nuovi mezzi di diffusione, la stampa e, in seguito il cinema, che hanno molto utilizzato la figura della spia o messo in ridicolo gli organi dei Servizi. Come scritto in un pannello: «ciò che è segreto è sempre ritenuto importante. L’ignoranza della realtà favorisce la caricatura e nutre la denuncia. ». A sostegno di questo vi sono numerosi documenti come cartelloni di film, ritagli di giornale, libri scritti anche nel secolo passato da ufficiali francesi del controspionaggio, possibilità di ascoltare alcuni brani di serie televisive sull’argomento: un ricco panorama sull’argomento, sia serio che satirico.

Gli ‘operatori del segreto’ e la raccolta informativa

Segue una Sezione dedicata agli operatori e alle pratiche della raccolta informativa. Dal Padre Joseph, fedele collaboratore di Richelieu ai servizi segreti della nostra era, sottolineando che alla fine del XIX secolo si concreta quella che viene riconosciuta come una burocrazia specializzata del settore, perché fino a quegli anni coloro che avevano fatto ‘informazione’ diciamo istituzionale, erano diplomatici, militari e agenti incaricati di particolari missioni.

Nel periodo di Luigi XIV, XV e XVI, il famoso secret du roy era una rete dedicata all’informazione in stretto contato con il sovrano. Il Re dà le istruzioni, con missive segrete. Tra le varie lettere manoscritte esposte ve n’è una particolarmente interessante diretta al conte Charles François de Broglie (tratta dalla collezione della corrispondenza segreta tra il Conte e il Re), che riguarda le prescrizioni di comportamento, da dare all’agente de la Rosière nel caso di un suo arresto in Inghilterra. Una lettera che, come sottolinea il ben fatto libretto di visita dell’esposizione, testimonia la diretta implicazione di Luigi XV nell’allestimento di una rete spionistica all’estero. L’agente doveva lasciare i suoi effetti personali e eventuali documenti presso la casa londinese del Cavalier d’Eon de Beaumont, ivi accreditato come diplomatico, ma in realtà anche incaricato di spionaggio proprio dal sovrano. Questi sono solo alcuni esempi di ciò che i curatori scientifici della mostra hanno scelto per illustrare l’evoluzione del ‘segreto dello stato’ e dello spionaggio nel tempo.

Altri documenti altrettanto importanti del periodo della Prima Repubblica indicano le spese che furono sostenute per i vari agenti inviati all’estero: se ne trae così l’idea chiara della rete informativa costituita presso le varie Corti europee e presso quella russa. Le liste dei pagamenti sono sempre la reale documentazione di ciò che avveniva nel settore.

Non viene dimenticata l’attività della polizia nel settore della sicurezza nelle città e nelle campagne e l’occhiuta sorveglianza anche sui costumi e sulle idee politiche dei cittadini. La Luogotenenza generale di Polizia fu creata a Parigi nel 1667: sotto il regime napoleonico e successivamente vengono istituite delle polizie specializzate centralizzate con potenti organi di polizia dediti alla raccolta delle informazioni interne al territorio e quindi alla sicurezza dello stesso.

I ‘luoghi del segreto’

Il ‘segreto’ ha anche una geografia dei luoghi a loro volta ‘segreti’, semplicemente la geografia del potere. Un esempio è il Cabinet des dépêches nel Castello di Versailles che era il luogo dove Luigi XV leggeva le informative degli agenti che inviava fuori dal territorio francese e redigeva le istruzioni relative. Ebbene questo Cabinet era la sede del ‘segreto del Re’ ovvero di quella diplomazia che il Re attuava segretamente in prima persona, oltre alla politica estera ufficiale.

Anche Napoleone aveva un suo Cabinet, un luogo riservato dove riceveva i suoi agenti o scriveva lettere segrete. Sotto Napoleone, come ha ben dimostra in un suo saggio Michel Roucaud nel bel volume che accompagna la mostra (più di un catalogo, un volume di saggi sul segreto dello stato redatto sotto la direzione di Sébastien-Yves Laurent, in vendita a 26 euro) si è forse avuto proprio il momento più alto della costruzione del ‘segreto dello stato’, con quattro attività importanti: «la ricerca dell’informazione, l’opposizione alle raccolta informativa sul territorio francese fatta da una potenza straniera, l’azione ‘clandestina e le ‘operazioni speciali’. Il termine ‘segreto’ nella corrispondenza di Napoleone è impiegato con diverse accezioni: raccolta informativa, lotta contro lo spionaggio nemico neutralizzando alcune volte di sospetti e agire nel più grande segreto». Numerosi documenti e reperti interessanti sono nelle vetrine della mostra a dimostrazione di come ‘il segreto dello Stato’ fosse sentito e praticato nel Primo Impero.

Il segreto tra cifratura e decifratura

L’ultima importante Sezione della mostra riguarda la cifratura e relativa decifratura dei messaggi segreti, e contiene tavole di cifratura e regole su come diventare una buona spia e saper usare le cifre. Alcuni pezzi esposti sono molto antichi e rari come la boîte a chiffrer et déchiffrer in forma di libro con gli emblemi di Enrico II, oggetto del 1557; una relazione di Jean Hellot (Accademico delle Scienze nel 1735 e inventore per le ceramiche francesi di un colore conosciuto come il ‘blu Hellot’) del 1747 su un nuovo inchiostro simpatico da lui messo a punto; tavole di cifratura del 1612; tavole di cifrature usate da Napoleone; uno spartito musicale del compositore Maurice de Raoulx con un nuovo codice sotto forma di note musicali del 1854; un pezzetto di carta dove Geneviève Tillon, della Resistenza francese, deportata a Ravensbrück, redige una lista di nomi di medici operanti nel campo sotto forma di ricette di cucina, in realtà codici.

Accanto a queste curiosità storiche, anche elementi contemporanei della cifratura. Tra gli altri, da una macchinetta generante vapore per aprire le lettere e richiuderle senza che il ricevente se ne accorgesse a un orologio di fabbricazione tedesca che conteneva un microfono, del 1955; un esemplare della macchina cifrante Hagelin usata durante la seconda guerra mondiale; la griglia di decifratura dei messaggi in codice trasmessi dai servizi segreti sovietici al loro contatto francese; una macchina Enigma a tre rotori; una ventosa a muro per l’ascolto usata durante il periodo della guerra fredda (1950-1960); il telefono criptato rosso MATRA utilizzato dallo Stato Maggiore della Marina del 1988; la linea criptata che permetteva al generale De Gaulle e a Leonid Breznev di comunicare direttamente. Quest’ultimo era un TAREC elettronico 4B impiegato all’epoca, 1960-1968; il telefono cellulare cifrante costruito per il Presidente della Repubblica francese, chiamato TEOREM, realizzato con la competenza della dalla Direzione Generale degli Armamenti dalla società Thales Group nel… 2010!

Una mostra ricca di materiali, informazioni e storia per neofiti ed esperti

Per sintetizzare questa esposizione, 311 oggetti sono nelle vetrine, con allestimento tecnico assolutamente fruibile anche per i non addetti ai lavori, pannelli esplicativi chiari, sintetici e ben strutturati, un libretto di visita, prestato gratuitamente ai visitatori veramente esaustivo per chi ha voglia di leggere non solo l’indicazione degli oggetti ma anche le dotte schede che spiegano l’origine e l’importanza del documento o del reperto mostrato.

Un percorso facile e anche divertente per chi non ha proprio dimestichezza con questi concetti e questa storia ma che può scoprire come l’attività informativa fosse in realtà un ‘segreto dello Stato’ necessario per la stabilità e in seguito la sicurezza interna del Paese. Nei tempi attuali ovviamente è richiesta una trasparenza dovuta al Parlamento che rappresenta i cittadini e che ormai è stata accolta con leggi relative.

Un percorso invece di grandissimo interesse e relativa curiosità per chi ha fatto di questi argomenti l’obiettivo dei suoi studi o semplicemente è un operatore nel settore.

Forse per gli storici dei Servizi informativi i documenti e i reperti più interessanti sono quelli che si situano nel secolo XVII, XVIII e XIX. Documenti d’epoca, spesso di non facile lettura, che dimostrano l’evoluzione del concetto di ‘segreto del Re’,‘segreto dello Stato’ e intelligence, senza togliere alcun merito alla parte contemporanea.

Una mostra ben fatta, intelligente, fruibile.

 

L’autrice ringrazia personalmente Eric Landgraf, commissario tecnico dell’esposizione, per la sua cortesia.

Tutte le informazioni sulla mostra e il relativo libretto sono disponibili sul sito degli Archivi nazionali francesi dove è possibile anche visitare la mostra virtualmente.

 

Categoria: Storia d'intelligence

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