‘Guerre segrete e conflitti nell’ombra’, una mostra a Parigi

21 dicembre 2016

Mostra Guerres Secrètes

di Maria Gabriella Pasqualini

Dopo la mostra sul segreto di Stato all’Hôtel de Soubise organizzata dagli Archivi Nazionali di Francia, sempre nel settore dell’intelligence e della sicurezza al Musée de l’Armée, Hôtel des Invalides,  è in corso una esposizione di grande interesse, corredata da un catalogo con saggi dei più illustri studiosi francesi sull’argomento, dal titolo ‘Guerre segrete. Spionaggio, controspionaggio, operazioni di propaganda o reti di resistenza: focus su questi conflitti nell’ombra’ (Guerres secrètes…), tuttora una realtà dei nostri tempi.

Come fa rilevare Jean Yves Le Drian nel suo scritto d’introduzione al catalogo della mostra, alcuni avvenimenti ora possono essere svelati, ma sicuramente resterà nei più curiosi la voglia di sapere quel che sta avvenendo oggi, soprattutto dopo aver visto l’esposizione. Bisogna comprendere che le ‘guerre segrete’ sono delle vere guerre e non semplici storie di ‘spie’, ricorda nel suo saggio Georges Henri Soutou: si tratta di avere percezioni e intuizioni, di costruire ponti come tele di ragno da un campo all’altro; quei ponti che permettano poi di iniziare un negoziato ufficiale. La raccolta informativa rappresenta ‘il cuore’ delle relazioni internazionali, soprattutto oggi.

Documenti e oggetti raccontano il lavoro dei Servizi

La mostra è ricca di documenti, reperti e uniformi. I diversi settori sono tutti introdotti da pannelli didascalici esplicativi della raccolta di oggetti in quella parte. Così i pannelli della prima sezione ricordano che la costituzione di Servizi segreti istituzionali data dalla fine del XIX secolo, in linea generale e la prima guerra mondiale ne ha marcato l’evoluzione e progresso tecnologico, soprattutto nell’ambito dei codici per criptare messaggi e decrittarli. Dal 1940 al 1945 il lavoro dei Servizi si ampliò: disinformazione, propaganda, azioni clandestine. Civili o militari costituirono reti informative; fecero parte integrante degli organismi istituzionali, dove altri uomini e donne preparavano i materiali necessari alle azioni e analizzavano le informazioni pervenute.

Nella seconda sezione della mostra si apre il panorama sulle forme di reclutamento e formazione di un agente. Sono ricordate le varie Scuole di formazione create in Inghilterra, dove si provvedeva all’addestramento fisico, al paracadutismo, all’arte di un travestimento necessario in una missione particolare: in sintesi a fare l’agente secondo l’obiettivo informativo richiesto.

Di quali mezzi dispone o meglio disponeva un agente per portare a buon fine il suo lavoro? Oltre a normali taccuini e penne, non solo strumenti spionistici, l’operatore sul terreno veniva dotato anche di gadget tra i più stravaganti, come si vede nella filmografia dell’agente James Bond, inventato da Ian Fleming, giornalista, ex assistente del direttore dei Servizi informativi della Marina britannica durante la seconda guerra mondiale. Il geniale autore di questi particolari strumenti consegnati a Bond nei film, non è un personaggio di fantasia perché Fleming si è ispirato a Charles Boville, capo del servizio tecnico del SOE britannico. Boville inventò armi mitiche per quel tempo, come la pistola silenziosa Welrod o diversi tipi di daghe, palesi o mimetizzate, per eliminare silenziosamente l’avversario.

Operazioni clandestine e intercettazione di colloqui 

Con la guerra fredda l’attenzione dei Servizi si concentrò sullo spionaggio e continuarono a essere usate speciali armi silenziose, più performanti; i piccoli geni inventori assoldati dalle varie istituzioni crearono apparecchi fotografici camuffati da oggetti di uso comune, sempre più piccoli e invisibili. Non basta tuttavia raccogliere le informazioni: occorre trasmetterle, trattarle, analizzarle e trarne le conseguenze. Le informazioni possono essere prese da fonti aperte (stampa, radio, libri, conferenze) o in modo clandestino, quando l’informazione oggetto dell’interesse è riservata o segreta. È a questo punto che serve anche l’intercettazione di colloqui con strumenti adatti: dalla prima alla seconda guerra mondiale la tecnologia si affinò considerevolmente fino a divenire, con la guerra fredda, la prima fonte della raccolta informativa degli stati contemporanei.

Ci sono poi operazioni clandestine o sovversive, molto utilizzate dal 1940 al 1945, oltre le linee nemiche, soprattutto per attivare la resistenza, liberare i territori dalla presenza di truppe occupanti e vincere definitivamente il conflitto. Questo tipo di operazioni sono attivate anche quando ci sono movimenti di guerriglia. Vi sono spesso sabotaggi, eliminazione fisica di dirigenti di un certo movimento o leader d’opinione: il sistema considerato migliore per risolvere un problema, uscendo però da quel quadro di legalità necessario nelle moderne democrazie. Il concetto di guerra psicologica compare agli inizi del XX secolo ed è applicato con la prima guerra totalizzante. Ovviamente questo tipo di sottile, pericoloso conflitto usa tecniche di manipolazione mentale, propaganda, disinformazione per influenzare le menti. Molto utilizzata durante la seconda guerra mondiale, raggiunse il suo punto più alto durante la guerra fredda quando i due blocchi, USA e URSS, si affrontavano senza esclusione di colpi.

Le operazioni di guerra segreta ovviamente sono fatte senza che il pubblico ne sia a conoscenza. Quando però qualche errore non fa andare a buon fine un’operazione e l’errore diviene pubblico, allora la vicenda assume un altro aspetto, spesso sgradevole per il governo coinvolto perché mediaticamente spettacolare: i cinque scienziati di Cambridge, tutte spie inglesi per Mosca; l’affare della Baia dei Porci per gli americani, solo per citarne alcuni. Invece le operazioni che hanno successo rimangono e devono rimanere nell’ombra. Saranno conosciute solamente quando le persone coinvolte non ci saranno più e gli archivi, conformemente alle leggi vigenti, potranno essere aperti ai ricercatori e allora sarà possibile studiare i dettagli di un’operazione della quale magari molto si sussurrava, sempre che superiori autorità decidano che non sia ancora opportuno diffonderne i dettagli o almeno solo una parte di essi.

Tra i 400 oggetti esposti, reperti provenienti da musei di Berlino e Oxford

Ognuna delle sezioni sinteticamente ricordate è illustrata da oggetti in esposizione, che sono in tutto quasi 400. Si tratta di reperti non solo francesi ma provenienti anche da musei di Berlino, di Oxford, dalla British Library di Londra, da Lipsia, dagli archivi nazionali inglesi di Kew, senza considerare le numerose istituzioni francesi che hanno collaborato: Biblioteca Nazionale, Ministero dell’Interno, Ministero della Difesa con il suo Servizio Storico, televisioni locali, il Museo delle Trasmissioni e un gran numero di altre raccolte, principalmente connesse con la Resistenza francese. Elencarli sarebbe troppo lungo: solo alcuni nomi per far comprendere la ricchezza scientifica di questa esposizione che presenta oggetti di vario genere appartenenti ai secoli passati ma anche recentissimi come ad esempio un apparecchio fotografico Minox con flash incorporato, fabbricato nella Germania Ovest e utilizzato da uno dei Servizi segreti francese.

Tra gli oggetti esposti vi sono esemplari di carte d’identità originali del KGB contrabbandate dall’MI5, per farne dei cloni. Timbri della FeldKommandantur di Biarritiz n. 541 per fabbricare documenti falsi. Oggetti usati nella guerra fredda come un cappotto reversibile, da una parte di tweed e dall’altra, di gabardine color khaki, in uso a agenti britannici operativi nella Repubblica democratica tedesca. Per mostrare come gli agenti si sapevano travisare, viene mostrato, tra gli altri documenti, il passaporto di un agente cecoslovacco che si faceva passare per una suora: a questo proposito è in mostra anche una scatola di accessori per il travestimento, comprensiva di boccoli da donna, parrucche varie.

Le cifranti Enigma e i ritratti di celebri traditori

Altri oggetti: una pistola… stilografica e un anello il cui castone conteneva un veleno. Pistole automatiche varie. Scarpe da sera il cui tallone cela un’affilata lama retrattile, un oggetto ripreso anche in uno dei primi film di James Bond. Molti i reperti relativi alla crittografia: libri, tabelle di chiavi cifranti, codici. E poi macchine fotografiche di tutti i tipi e grandezze; le famose cifranti Enigma a tre e quattro rotori; un apparato di decifrazione il CX-52 a sei rotori con il manuale d’uso per l’operatore.

Sono esposti documenti falsi e veri, documenti d’archivio desecrati su casi di spionaggio famosi, alcuni dei quali riguardanti l’Affaire Farewell, con la lista originale dei 47 diplomatici sovietici espulsi dalla Francia durante la guerra fredda, il 5 aprile 1983. L’Affaire prende nome dal funzionario del KGB, Vladimir Vetrov, alias Farewell, che in quell’anno decise di lasciare Mosca per rifugiarsi a Parigi, ‘bruciando’ la rete spionistica sovietica in Francia. Ci sono anche i ritratti e le biografie di famosi traditori: Kim Philby, Richard Sorge. Alfred Redl, così come vita e fotografie di coloro che hanno retto i Servizi in varie date. Numerosi gli esemplari di poster d’epoca, originali.

La jambìa in oro del colonnello Lawrence e l’ombrello ‘bulgaro’ inventato dal KGB

Tra gli oggetti forse più famosi, arrivati da Londra, dalla Collezione della Regina, la jambìa (pugnale ricurvo tradizionale in Yemen) in oro del colonnello Lawrence (Laurence of Arabia), la sua carabina Lee Enfield 303-inch SMLE, con intarsi oro in arabo. Questo eccezionale esemplare gli era stato regalato dal principe Faysal: l’arma era stata presa a un soldato britannico catturato alla caduta di Gallipoli e era stata regalata al principe proprio dai turchi. Ancora, tra gli oggetti, l’ombrello ‘bulgaro’ inventato dal KGB, e usato a Londra nel 1978 contro lo scrittore Georgi Mankov: nella punta dell’ombrello un minuscolo ago avvelenato che poteva iniettare veleno nel corpo della vittima la quale sentiva la pressione di un oggetto ma non si rendeva conto della leggerissima puntura. La morte sopravveniva qualche giorno più tardi. Un bastone da non vedente che nasconde all’interno un dispositivo per spruzzare cianuro d’idrogeno. Pagine di giornali d’epoca che contenevano propaganda o disinformazione per le popolazioni. Gran numero di lettere falsificate o piccoli messaggi veicolati da reti spionistiche specialmente durante il primo conflitto mondiale.

Questa è solo una veloce descrizione degli oggetti esposti, peraltro molto riduttiva. Anche il numero di documenti cartacei è rilevante. Tutta l’esposizione fornisce un quadro approfondito e esauriente di quello che sono state le guerre segrete fino a una ventina di anni fa. Accompagna la mostra, un libro-catalogo con una trentina di saggi di esperti della materia, studiosi e storici dei Servi informativi che con i loro studi accompagnano le varie sezioni della mostra, inquadrando le attività d’intelligence nella storia passata e in quella attuale.

Tra i vari studi, tutti scientificamente interessanti, si segnalano quello di Olivier Forcade (La guerre secrète du XIXe au XXe siècle), Olivier Lahaie (Le 2ème Bureau du 1874 à 1918), di Frédéric Guelton (Le renseignement), di Hervé Lehning (La guerre du chiffre) di Maurice Vaisse (Influencer l’opinion).

La Mostra, visitabile all’Hotel des Invalides a Parigi, è aperta fino al 29 gennaio 2017.

Categoria: Storia d'intelligence

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