Università e politiche di sicurezza cibernetica

8 luglio 2013

cyberNel progettare e implementare un’architettura tecnologico-normativa in grado di affrontare il problema della sicurezza cibernetica e della protezione delle infrastrutture critiche del Paese, la ricerca e la formazione continue rivestono un ruolo chiave, soprattutto a fronte della continua evoluzione della minaccia cibernetica.

Questi aspetti sono parte integrante della missione dell’Università. Per tale ragione le migliori pratiche di altri Paesi – Stati Uniti e Regno Unito in particolare – includono le Università e i centri di ricerca nei loro progetti di sicurezza cibernetica, soprattutto quando questi ultimi possono portare massa critica in termini di ricercatori e competenze multidisciplinari.

Grazie a quanto contenuto nel Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dello scorso gennaio sulla sicurezza informatica, l’Italia ha l’opportunità – non ripetibile – di guardare a queste migliori pratiche e di creare una propria strada nell’ambito della normativa Europea che includa pubblico e privato nell’interesse del sistema Paese. Tutto ciò allo scopo di assicurare ai cittadini un utilizzo di Internet che garantisca, da una parte, un alto grado di protezione della privacy e, dall’altro, la protezione cibernetica rispetto ad attacchi, sabotaggio e spionaggio informatici ai sistemi informativi aziendali del made in Italy e di tutte quelle infrastrutture critiche che assicurano lo sviluppo economico del Paese.

Per tutte queste ragioni – in occasione della quarta Conferenza sul Cyber Warfare  dal titolo “Protezione delle Infrastrutture Critiche Nazionali” che si è svolta a Roma il 19 giugno scorso – abbiamo ritenuto utile fornire una panoramica di quanto avviene nel mondo universitario a livello internazionale e nazionale.

L’autore

Roberto Baldoni è Direttore del CIS – Centro di ricerca in Cyber Intelligence and Information Security dell’Università Sapienza.

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Categoria: Sicurezza in-formazione

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