Interesse nazionale, imprese e intelligence economica

21 gennaio 2015

intelligence-economica

di Adriano Soi

Quando, nell’agosto del 2007, il legislatore italiano decise di trasformare l’organizzazione della “funzione intelligence” passando dalla vecchia formula basata su due “Servizi per le informazioni e la sicurezza” alla creazione di un “Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica”, fece una scelta radicale, della cui portata lì per lì non si resero conto in molti.

Da un lato, infatti, il riferimento alla sicurezza della Repubblica – cioè dello stato-comunità nel suo insieme o, come spesso diciamo oggi, del sistema-Paese – apriva la porta alla tutela di un novero di interessi nazionali ben più ampi rispetto al consolidato ambito “politico-militare”, finalizzando il lavoro dell’intelligence anche alla difesa degli interessi “economici, scientifici e industriali”.

Dall’altro, e in stretta coerenza con questo netto ampliamento del “perimetro” da vigilare, il Parlamento decise di riconfigurare in termini di “sistema” quella particolare “funzione pubblica” deputata alla raccolta di informazioni utili a supportare le scelte del Governo in tema di sicurezza della collettività nazionale. In altre parole l’intelligence, chiamata a lavorare anche per sostenere lo sforzo di un Paese duramente impegnato nella competizione economica globale, doveva innanzitutto saper mettere a fattor comune tutte le proprie risorse per poi finalizzarle alla tutela di una nuova e più ampia concezione della sicurezza nazionale, nella quale la dimensione economico-finanziaria è certamente centrale.

È evidente che in questa nuova prospettiva il rapporto tra pubblico e privato diventa decisivo, dato che la sicurezza economica nazionale si materializza, nella stragrande maggioranza dei casi, come necessità di tutela di soggetti imprenditoriali privati esposti a rischi, minacce o aggressioni che minano il loro patrimonio tecnologico, il loro marchio, le loro strategie, la loro immagine e dunque, in sintesi, la loro capacità di competere sui mercati internazionali.

“Pubblico” vuole dire qui “Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica” nelle sue tre componenti fondamentali: Autorità di governo, Amministrazioni rappresentate nel CISR, il Comitato interministeriale che coadiuva il Presidente del Consiglio dei Ministri nella guida del settore, il Sistema, e Organismi di intelligence. “Privato” vuol dire, ovviamente, le aziende – la legge fa un esplicito riferimento, ad esempio, a quelle che erogano servizi di pubblica utilità – ma anche “enti di ricerca”, pure richiamati dalla legge – e università.

E se pubblico e privato anche in questo, come in tanti campi, debbono cooperare per la realizzazione di finalità comuni – in questo caso la più importante di tutte, la sicurezza della collettività nazionale – diventa fondamentale creare occasioni di incontro e di conoscenza reciproca, “luoghi” dove si possa sperimentare una linguaggio comune, dove si possano condividere valutazioni sui fattori di rischio, individuare criticità, “luoghi”, per dirla con una sola espressione, dove si possa far crescere una comune cultura della sicurezza e degli interessi nazionali.

Il Governo e il Dipartimento delle informazioni della sicurezza sono da tempo impegnati in un lavoro di lunga lena, che coinvolge università e centri di ricerca, dettato dalla consapevolezza che le caratteristiche attuali delle minacce alla sicurezza economica nazionale postulino una sempre “maggiore cooperazione tra intelligence e i vari attori pubblici e privati, corroborata da una partecipata cultura della sicurezza” (l’affermazione è tratta dalla relazione al Parlamento sull’operato dell’intelligence nel 2012).

Naturalmente si tratta di un campo aperto anche alle iniziative dei privati, e rappresenta perciò una novità molto positiva l’iniziativa assunta dalla rivista “Formiche”, che ha lanciato un corso di formazione dedicato all’intelligence economica e rivolto ai responsabili aziendali delle relazioni esterne e istituzionali.

Il corso, che inizierà il 31 gennaio, nasce da una duplice convinzione: in primo luogo quella che per favorire e rafforzare la visione strategica delle nostre imprese è necessario diffondere al loro interno la conoscenza delle missioni, dei meccanismi di governo e dell’organizzazione del “Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica”; in secondo luogo, poiché un dialogo corretto e trasparente tra aziende e intelligence – pur nel rispetto dei necessari standard di riservatezza e delle rispettive, distinte sfere di azione – è un elemento di grande utilità per innalzare i livelli della sicurezza economico-finanziaria del nostro Paese, non possono che essere i professionisti del dialogo tra aziende e istituzioni pubbliche i destinatari naturali di un’iniziativa di questo genere.

Si tratta di un passo al tempo stesso importante e coraggioso, mosso dall’intento di contribuire, dal versante privato, all’ulteriore diffusione della cultura della sicurezza in un settore vitale del nostro sistema-Paese.

Categoria: Sicurezza in-formazione

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