Intelligence e globalizzazione al Convegno SISP 2013

11 ottobre 2013

Società italiana di scienza politica

Nell’ambito del 27esimo convegno annuale della Società Italiana di Scienza Politica, svoltosi dal 12 al 14 settembre 2013 presso il Polo delle Scienze Sociali dell’Università di Firenze, si è tenuto un panel sul tema Intelligence e globalizzazione: il caso italiano.

Il panel, inserito all’interno della sezione di Relazioni Internazionali e articolato in due giornate, è stato presieduto, tra gli altri, dal Sottosegretario di Stato Marco Minniti, Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica.
Nell’intervento di apertura[1]  il Senatore Minniti ha sottolineato l’importanza del mondo dell’università per l’intelligence. “In una moderna democrazia”, ha affermato, “l’intelligence ha bisogno delle competenze, dell’apertura mentale e del profilo culturale del mondo delle Università. Non soltanto dei docenti ma anche degli allievi e dei ricercatori.”

“Non solo non c’è contraddizione tra intelligence e democrazia”, ha concluso il Senatore, “ma oggi, in un mondo globalizzato e senza chiari punti di riferimento, un’intelligence forte e capace di reggere la sfida della competizione rende più forte non soltanto un Paese ma rende più forte una democrazia.”

Nel corso del panel sono stati presentati e discussi sei paper sull’intelligence economica e la cybersecurity, i due argomenti principali della sessione.

Nel paper intitolato “Il Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e la difesa degli interessi economici, scientifici e industriali dell’Italia” il Prefetto Adriano Soi, attraverso un’approfondita lettura  delle Relazione del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica per l’anno 2012 e delle relazioni del Governo al Parlamento sulla politica dell’informazione per la sicurezza per gli anni 2011 e 2012, traccia il percorso di evoluzione dell’intelligence economica in Italia individuando le principali sfide alla sicurezza del Sistema-Paese nell’ambito dei nuovi scenari strategici internazionali.  Sfide che richiedono, come peraltro indicato negli stessi documenti esaminati, un continuo processo di adeguamento culturale e organizzativo sia da parte degli organismi informativi che da parte del settore privato.

Nel paper dal titolo “Intelligence economica per la tutela dai reati lesivi della competitività delle aziende” il Prof. Lucianno Hinna colloca il fenomeno della contraffazione tra le minacce agli interessi economici, scientifici e industriali dell’Italia. Tale fenomeno, scrive l’autore, “legato a doppio nodo alla criminalità organizzata nazionale e internazionale sta raggiungendo cifre da capogiro e coinvolgendo i più importanti settori dell’economia nazionale”.

L’industria del falso, in grande espansione negli ultimi anni, è in grado di attentare seriamente alla competitività delle aziende nazionali e del Sistema-Paese nel suo complesso e, in quanto tale,  può costituire uno dei settori di azione, purché coordinata e programmata, dell’intelligence economica a tutela degli interessi dell’Italia.  “La posta in gioco è molto alta”, conclude il Prof. Hinna, “e anche se non intacca in senso stretto la sicurezza del Paese, certamente intacca la stabilità economica di interi settori merceologici e la profittabilità delle imprese che vi operano e tutto questo, in un periodo di crisi economica, ha una valenza ancora maggiore”.

L’importanza del coordinamento e dell’integrazione tra pubblico e privato nell’azione dell’intelligence economica è sottolineata anche nel paper del Dott. Francesco Farina intitolato “Intelligence economica tra accademia e realtà”. Scrive nelle sue conclusioni l’autore: “Nonostante il ritardo con cui si è avviato il processo di implementazione dell’intelligence economica, l’Italia sta progressivamente colmando quel gap normativo e operativo, avvicinandosi per sfera d’azione e competenze agli altri Paesi. […] Dal punto di vista operativo, dalla lettura delle Relazioni annuali al Parlamento emerge l’impostazione difensiva dei Servizi Italiani, che segnalano puntualmente i trend in atto, le minacce alla competitività da mire espansionistiche straniere e dai pervasivi insediamenti di matrice mafiosa nei tessuti economici e produttivi, le minacce alla infrastrutture strategiche, l’attenzione all’operato dei fondi sovrani, lo spionaggio economico e il rischio cybernetico etc. L’intelligence economica, però, come abbiamo visto, deve operare all’interno di un sistema integrato, che oltre alla produzione di informazioni produca anche decisioni strategiche, e quindi che, oltre ai Servizi di Informazione, veda collegati in una sorta di rete attori economici, pubblici ed aziende, che costruiscono e contribuiscono all’intelligence economica di un Paese. […] Le Università in tal senso potrebbero essere quegli attori di facilitazione tra le parti che potrebbero contribuire a individuare modelli e strategie di collaborazione, tipologia d’informazioni condivisibili nel rispetto dei rispettivi ruoli.”

Al tema della cybersecurity e, in particolare, all’impatto del cyberspace sulle dinamiche globali del potere è dedicato il paper intitolato “La politica internazionale nell’era digitale: dispersione o concentrazione del potere?”. Gli autori dello studio – il Prof. Marco Mayer, il Dott. Niccolò De Scalzi e l’Ing. Iacopo Chiarugi – esplorano gli “assetti, le gerarchie di fatto e le dinamiche di potere” con un’analisi ad ampio spettro che mira a coinvolgere, anche in Italia come già negli Stati Uniti, studiosi di Relazioni Internazionali e ricercatori nel campo dell’Information and Communication Technology. Un modello di ricerca multidisciplinare che oltreoceano è attualmente implementato nell’ambito di un progetto congiunto, denominato ECIR, tra il Massachusetts Institute of Technology (MIT) e l’Università di Harvard.

“Anche il cyberspazio”, scrivono i ricercatori dell’Università di Firenze, “come altri terreni di scontro di potenza ha le sue regole e una sua grammatica. L’applicazione di vecchi schemi ad un gioco nuovo non garantisce di per sé una corretta pianificazione della sicurezza nazionale e una ottimizzazione dei risultati pianificati dagli attori politici”.  È quindi “utile mettere in luce differenze e analogie, fattori di persistenza e cambiamento con altre rivoluzioni negli affari internazionali e militari che hanno mutato la geografia e le forme di convivenza delle potenze all’interno del sistema internazionale”.

A livello globale, data la natura asimmetrica e senza confini della minaccia, nessun attore è in grado di contrastare da solo la cyber-minaccia ed è per questo motivo – sottolinea il Consigliere Fabio Rugge nel paper intitolato “The Case for NATO-EU Cooperation in the Protection of Cyberspace” – che la cooperazione internazionale svolge un ruolo chiave, in modo particolare quella tra NATO ed Unione Europea.

Scrive l’autore:  “The global and asymmetric nature of the cyber-threat makes it necessary to establish strong transatlantic governance and a coherent, comprehensive and strategic cyber defence posture, one that is able to integrate the instruments of information-sharing, alert and early warning, forensic analysis and crisis management to enhance inter-agency collaboration, mitigation and attribution capabilities, system resilience and recovery. In cyberspace, aims and objectives of NATO and the EU coincide. To meet the security challenges that stem from cyberspace, NATO must live up to the spirit of cooperative security invoked in its Strategic Concept, and partner with the EU to expand and strengthen a common cyberspace situational awareness.”

L’evoluzione del sistema di sicurezza cibernetica in Italia e le possibilità di sviluppo sono esaminate nel paper intitolato “Guerra dal cyberspazio: la difesa delle reti infrastrutturali critiche dalla minaccia cibernetica” dei Dottori Niccolò De Scalzi, Leopoldo Gudas e Luigi Martino.

La ricerca parte dall’assunto che le minacce provenienti dallo spazio cibernetico lungi dal produrre effetti relegati esclusivamente al dominio virtuale riescono, viceversa, a generare conseguenze nel mondo reale. Un classico esempio di questa caratteristica peculiare sono le azioni malevole condotte contro le infrastrutture critiche laddove queste infrastrutture, oltre a dover fronteggiare minacce di tipo “naturale” o “ambientale”, proprio per la loro elevata informatizzazione riescono a propagare gli effetti di un loro failure su vasta scala attraverso una diffusione tale da mettere in crisi un intero Sistema Paese.

“Con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 24 gennaio 2013 contenente gli “indirizzi per la protezione cibernetica e la sicurezza informatica nazionale”, l’Italia – seppur con circa un triennio di ritardo rispetto ai maggiori membri dell’Unione Europea – si è dotata di una struttura creata ad hoc per la protezione delle Infrastrutture Critiche (IC) dalle minacce provenienti dal cyberspace” e, più in generale, ha intrapreso un percorso di riflessione strategica per fronteggiare in modo efficace i rischi connessi con lo spazio cibernetico. In tal senso gli autori del paper propongono una comparazione del modello italiano, disegnato dal recente DPCM, con il sistema di cyber defence statunitense organizzato attorno allo U.S. Cyber Command.

 


[1] Qui viene presentata una sintesi dell’intervento del Sen. Minniti. Il testo completo sarà pubblicato in un libro del Centro Universitario di Studi Strategici ed Internazionali dell’Università di Firenze.

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Categoria: Sicurezza in-formazione

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