Prevenire e gestire i rischi globali

27 febbraio 2014

Global Risks 2014

Dal 2006 il World Economic Forum di Ginevra pubblica annualmente, in occasione del Forum di Davos (Svizzera) di gennaio, un’analisi dei rischi globali. Il rapporto, intitolato Global Risks, è il risultato di un’attività di ricerca e riflessione sviluppata nel corso dell’intero anno precedente e, dal 2009, si basa in gran parte sul Global Risks Perception Survey, un sondaggio realizzato dal World Economic Forum su un vasto campione di esperti internazionali collegati all’organizzazione svizzera.

Nel 2013, secondo i dati contenuti nel rapporto, sono stati intervistati 700 esperti. Il 40% dei quali operanti nel settore “business”, il 18% in ambito accademico e il 17% in organizzazioni non governative (ONG). Geograficamente oltre il 50% dei soggetti intervistati provengono da economie avanzate e quasi il 40% da Paesi emergenti o economicamente in via di sviluppo.

Nelle intenzioni degli autori dello studio, il Global Risks – vero e proprio risk assessment globale – dovrebbe servire sia da stimolo per una riflessione congiunta che coinvolga politici, dirigenti d’azienda, accademici e opinion-makers sia come base di partenza per ulteriori approfondimenti sul tema. In particolare, il Global Risks dovrebbe promuovere la collaborazione tra leader e istituzioni internazionali, tra settore pubblico e settore privato, al fine di “comprendere, mappare, monitorare, gestire e mitigare i rischi globali”.

I rischi globali

Un rischio globale viene definito come un evento che ha un rilevante impatto negativo su una pluralità di Paesi e aziende. Caratteristica dei rischi globali è la loro potenziale sistemicità (un concetto, quest’ultimo, ampiamente adottato in ambito finanziario). Un rischio è sistemico quando può causare la rottura di un intero sistema (sociale, politico, economico, tecnologico, ecc.), non solo di singoli elementi che lo compongono, arrecando in tal modo un danno di rilevante entità.

I rischi globali sistemici sono caratterizzati, inoltre, da un elevato livello di interconnessione reciproca a causa della quale anche un modesto tipping point può provocare pericolosi effetti domino amplificando l’entità dei danni complessivi. Ad esempio, il rischio di fallimento di un’istituzione finanziaria è strettamente correlato al rischio di crisi fiscale e di liquidità ma anche di instabilità politico-sociali causate da disoccupazione e da grandi disparità tra i redditi. Un evento dannoso in campo economico o finanziario, quindi, può causare danni anche in ambito sociale e politico.

Nel rapporto appena pubblicato viene valutato un set di 31 rischi globali[1] suddivisi in 5 categorie (rischi economici, ambientali, geopolitici, sociali e tecnologici[2]) con un orizzonte temporale di 10 anni[3].

Tra ottobre e novembre del 2013 è stato chiesto agli esperti di:

a) identificare i cinque rischi globali che causano maggiore preoccupazione classificandoli in ordine di pericolosità;

b) per ciascuno dei 31 rischi elencati valutare la probabilità che si realizzi nei prossimi 10 anni e stimarne l’impatto globale.

È stato poi chiesto ai partecipanti di creare da tre a sei coppie di rischi sulla base delle connessioni ritenute esistenti fra di loro.  Le risposte ottenute sono state poi elaborate per sviluppare il Global Risks Landscape e la Global Risks Interconnections Map.

Innanzitutto è stata preparata una classifica dei rischi globali che preoccupano maggiormente gli esperti intervistati. Rischi economici, sociali e ambientali risultano essere i più temuti (vedi figura), in modo particolare i rischi di natura economico-finanziaria. Troviamo, infatti, in cima all’elenco sia le crisi fiscali in economie chiave per il sistema internazionale che gli alti livelli strutturali di disoccupazione e sottoccupazione.

Top 10 Global Risks 2014

La figura è tratta da p. 13 del rapporto Global Risks 2014, World Economic Forum.

Di maggiore interesse sono però i dati contenuti nel Global Risks Landscape e nella Global Risks Interconnections Map. Il primo elenca i 5 principali rischi valutati secondo probabilità e impatto, la seconda evidenzia le interconnessioni tra i singoli rischi sottolineandone la complessità dei legami, il numero e la forza delle connessioni[4].

Nel rapporto 2014 disparità tra i redditi, fenomeni metereologici estremi, disoccupazione e sottoccupazione, cambiamenti climatici e attacchi cibernetici risultano essere i rischi globali sistemici più temuti in termini di probabilità. Crisi fiscali, cambiamenti climatici, crisi idriche, disoccupazione e collasso di infrastrutture critiche informatizzate sono i rischi più temuti in termini di impatto globale[5]. A conferma dei dati raccolti nelle edizioni precedenti i rischi economico-finanziari, sociali e ambientali tendono a prevalere nella percezione degli esperti su quelli geopolitici e tecnologici[6].

Top 5 Global Risks 2014

La figura è tratta da p. 17 del rapporto Global Risks 2014, World Economic Forum.

In termini di interconnessioni il fallimento della governance globale, le crisi fiscali, la disoccupazione, l’instabilità politico-sociale e la disparità di reddito, a causa del numero e della forza dei loro reciproci collegamenti, sono i rischi che possono causare le conseguenze negative più ampie e sproporzionate a livello globale.

La mappa delle interconnessioni è un utile strumento di analisi e di riflessione in quanto permette di saggiare la complessità dei rischi globali. Una complessità sistemica che deriva proprio dal denso reticolo di collegamenti esistente tra le singole tipologie di rischio e che rende indispensabile, secondo il World Economic Forum, un approccio analitico integrato, una visione di medio-lungo termine e un ampio coinvolgimento degli stakeholders internazionali.

Global Risks 2014 Interconnections Map

La figura è tratta da p. 21 del rapporto Global Risks 2014, World Economic Forum.

Scrivono Ian Goldin e Tiffany Vogel in un saggio del 2010 pubblicato nella rivista “Global Policy”[7]:

“Molte delle più grandi sfide del Ventunesimo secolo non sono nuove. (…) Ciò che è nuova è la natura dell’interdipendenza e della complessità, poiché più integrazione e più persone, combinate con nuove tecnologie, hanno causato maggiore interdipendenza e fragilità e la creazione di una società globale del rischio”. Le recenti crisi finanziarie, affermano i due ricercatori dell’Università di Oxford, non sono altro che un’espressione della fragilità dell’attuale società internazionale[8]. I rischi sistemici, infatti, non affliggono solo la finanza internazionale le cui crisi hanno reso soltanto più evidenti le preoccupanti carenze delle attuali istituzioni globali[9].

Come affrontare e ridurre i rischi globali?

Nel corso dell’ultimo decennio il risk management ha assunto un ruolo non secondario all’interno dei processi decisionali aziendali e, in parte, anche in quelli di alcuni governi. In generale, scrivono gli analisti del World Economic Forum, la tendenza è verso una pianificazione olistica che metta le aziende (e i governi più accorti) in condizione di affrontare anche rischi imprevisti e non chiaramente delineati. È a tal fine che si opta per un approccio strategico e integrato che segua un ciclo di identificazione e analisi del rischio, prioritizzazione sui rischi ritenuti più rilevanti, valutazione delle opzioni di risk management, formulazione ed esecuzione delle connesse strategie, monitoraggio della fase di implementazione e valutazione dei risultati conseguiti.

Nel processo, oltre a metodologie intuitive (non scevre dai limiti dovuti ai più classici bias analitici) e qualitative, vengono spesso adoperate anche tecniche più formalizzate come scenari, stress test ed analisi quantitative, queste ultime soprattutto nei settori finanziario e assicurativo.

The Risk Analysis and Management Process - Global Risks 2014

La figura è tratta da p. 21 del rapporto Global Risks 2014, World Economic Forum.

In conclusione, l’esperienza internazionale – in parte raccolta dal World Economic Forum nella serie di rapporti Global Risks – insegna che al fine di “comprendere, mappare, monitorare, gestire e mitigare i rischi globali” risulta assolutamente indispensabile promuovere e incentivare, sia nelle aziende che nel settore pubblico, la riflessione e la pianificazione a lungo termine al fine di bilanciare quella che è la naturale tendenza, sia dei manager privati che dei pubblici ufficiali, a operare settorialmente e secondo orizzonti temporali e interessi di breve periodo.

 


[1] Nel corso delle edizioni del Global Risks il numero dei rischi esaminati è mutato passando dai 25 dell’edizione del 2006 ai 50 dei rapporti del 2012 e del 2013 fino ai 31 dell’attuale.

[2] Per l’elenco dei rischi globali si veda la tabella 1.1 a pag. 13 del rapporto Global Risks 2014. Per una definizione completa di ogni singolo rischio si veda l’Appendice A, pag. 53 del medesimo rapporto.

[3] La scelta di un orizzonte temporale così lungo serve è funzionale alla riflessione ed alla pianificazione di strategie proattive, volte a prevenire e mitigare, e non meramente reattive.

[4]The Global Risks Interconnections Map seeks to connect the dots by identifying and visualizing the underlying patterns. This allows for a better understanding of the impact of systemic risks so as to mitigate them by identifying the transmission channels between risks and potential second and third-order effects.”, Global Risks 2014, World Economic Forum, p. 20.

[5] Per maggiori informazioni si veda il paragrafo The Global Risks Landscape 2014, pp. 15-19 del rapporto. In particolare la figura 1.1 a p. 16 e la tabella 1.3 a p. 17.

[6] Nel rapporto Global Risks pubblicato nel 2013 agli esperti è stato chiesto di individuare, per ciascuna delle cinque categorie, il rischio sistemico più importante cui i decisori avrebbero dovuto riservare particolare attenzione. Il collasso di un’istituzione finanziaria, le crisi idriche, l’incapacità di implementare misure efficaci in merito ai cambiamenti climatici, il crollo di reti o infrastrutture critiche ed il fallimento nella governance globali sono stati considerati i rischi più rilevanti rispettivamente nella categoria economica, sociale, ambientale, tecnologica e geopolitica.

[7] Global Governance and Systemic Risk in the 21st Century: Lessons from Financial Crisis, I. Goldin e T. Vogel, in: “Global Policy”, Volume 1, Issue 1, pp. 4-15.

[8] Secondo gli analisti del World Economic Forum, in una prospettiva da 5 a 10 anni ed in base alle attuali tendenze, possono essere identificati quattro potenziali fattori di criticità per il sistema internazionale: le incertezze economiche nei mercati emergenti, le crescenti frizioni politico-commerciali tra gli Stati, l’aumento di conflittualità a bassa intensità (anche tramite il dominio cibernetico) ed un rallentamento nei processi di cooperazione internazionale o, addirittura, una lenta inversione dei processi di globalizzazione. Per maggiori informazioni si veda il paragrafo The Risk Landscape of the Future, pp. 28 – 30 del rapporto Global Risks 2014, World Economic Forum.

[9] Ivi, pp. 12-13.

 

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