L’antica arte della sicurezza

20 gennaio 2014

Dettaglio Effetti del Buon Governo sulla campagna

Nel Palazzo Pubblico di Siena è possibile ammirare un complesso ciclo di affreschi realizzato tra il 1338 e il 1339 da Ambrogio Lorenzetti (1290-1348), pittore esponente della scuola senese del Trecento.

Commissionata dagli amministratori della città, allora governata da nove cittadini (il Governo dei Nove), l’opera è un’allegoria del buon governo e degli effetti del buono e del cattivo governo sulla città e sul contado di Siena. Il dipinto, infatti, disposto in alto su tre pareti della Sala del Consiglio, il cuore pulsante della vita istituzionale della città, doveva servire come guida per il governo locale, ispirando la classe dirigente ad amministrare saggiamente e proficuamente Siena. Gli affreschi contengono molti elementi simbolici e trasmettono una serie di importanti messaggi di natura politico-istituzionale coerenti con
la dottrina filosofica tradizionale.

Nel 2010 David Omand, attualmente docente presso il King’s College di Londra e già alto dirigente dell’intelligence britannica, ha pubblicato un interessante libro dal titolo “Securing the State” nel quale vengono esaminati in profondità gli aspetti più rilevanti delle politiche di sicurezza nazionale contemporanee e dell’attività di intelligence.

In una prima parte del volume l’esperto britannico, ispirato da un suo viaggio privato nella città toscana, attualizza le figure simboliche adoperate nell’allegoria del Lorenzetti nella convinzione che il passato possa costituire un utile punto di riferimento per la sviluppo delle strategie di sicurezza di un Paese.

Nel corso degli ultimi 20 anni, afferma Omand, il concetto di “sicurezza” è cambiato in modo profondo, elevandosi, per così dire, e divenendo un primario obiettivo di “public policy”.  Se in precedenza, infatti, la sicurezza era intesa come strumento funzionale, a esempio, all’attività dell’intelligence o alla protezione delle informazioni e dei segreti, adesso – sostiene il docente inglese – costituisce un fine in sé.

Si è quindi passati dallo “Stato segreto” allo “Stato che protegge” o, meglio ancora, dalla sicurezza dello Stato alla sicurezza della Nazione. Sicurezza, quest’ultima, che l’ex direttore del GCHQ definisce come “a state of trust on the part of the citizen that the risks to everyday life, whether from man-made threats or impersonal hazards, are being adequately managed to the extent that there is confidence that normal life can continue”.

Agli inizi del XXI secolo tre sono, a parere del docente inglese, gli aspetti che caratterizzano un corretto approccio alla sicurezza nazionale da parte dei Paesi avanzati. Innanzitutto, la necessità di garantire ai cittadini una protezione a tutto campo. Non solo da minacce classiche, come invasioni militari, atti di terrorismo o attività criminali, ma anche da rischi naturali (pandemie, catastrofi, ecc.) e non necessariamente antropici.

Un all-risks approach che richiede, secondo Omand, un’evoluzione dei processi decisionali governativi in direzione di una gestione consapevole del rischio (risk management).

Scrive Omand: “There is a potential contrast that might be drawn here between the adoption of risk management of security as a principle and much of the present approach by government to policy-making. It is inherent in risk-management that the decision-taker accepts that the risk may not pay off, and explains that clearly to those who may be affected.”

Il secondo aspetto è costituito dall’anticipazione ovvero dalla capacità di prevedere e individuare in anticipo il dispiegarsi di quelle tendenze strategiche emergenti che sono rilevanti per la sicurezza di un Paese. Un tale “approccio anticipatorio”, nell’ambito del quale l’intelligence gioca un ruolo fondamentale, è, secondo Omand una componente indispensabile di una corretta politica di sicurezza nazionale.

In questo ambito gioca un ruolo centrale l’attività dell’intelligence la quale costituisce il pilastro della Sapientia contemporanea, ovvero la “conoscenza approfondita” delle cose senza la quale il decisore è inabile a guidare la “città”. Una buona intelligence, quindi, è uno dei pilastri del buon governo.

Il terzo aspetto riguarda la capacità di resilienza nazionale e i connessi investimenti. Quest’ultima, scrive Omand, è elemento sempre più importante di qualunque valida strategia di sicurezza. È la Fortitudine, che nell’Allegoria del Lorenzetti è posta alla destra del bene comune e accanto alla Prudentia e in tempi moderni consiste nella capacità delle società avanzate di assorbire eventi traumatici senza che le normali attività vengano interrotte.

Per loro intrinseca natura, infatti, le società avanzate possono essere particolarmente vulnerabili anche a stress di modesta entità ed è quindi indispensabile prepararsi adeguatamente per tempo programmando misure atte sia a ridurre la vulnerabilità della nazione che a limitare l’impatto di eventi traumatici (a esempio: attacchi terroristici, calamità naturali, ecc.). Secondo Omand, ciò vuol dire soprattutto modernizzare le strutture di governo e rafforzare la capacità di direzione strategica integrando e coordinando, sulla base di una precisa strategia, i vari uffici della pubblica amministrazione.

Più in generale, afferma Omand, è compito del buon governo operare al fine di rafforzare tutte le componenti di una nazione creando un insieme di sistemi altamente resilienti e preparando, anche psicologicamente, i cittadini ad affrontare rischi e minacce. Una “resilienza adattiva” che non si limita alle sole infrastrutture critiche nazionali (“resilienza di prima generazione”) ma coinvolge l’intero organismo della società (“resilienza di terzo livello”).

Scrive il docente inglese: “The metaphor of resilience can therefore be extended further into what I term ‘third generation’ resilience, moving from the ‘bounce back as quickly as possible’ physical analogy of resilience of materials to an organic societal metaphor of healthy communities able to adapt to changing circumstances”.

In conclusione, nel ciclo di affreschi del Lorenzetti il buon governo assicura ai cittadini la pace, la stabilità, la prosperità e la cultura. Oggi, come nel XIV secolo, la Securitas, nel dipinto rappresentata come una figura alata sovrastante, porta in dono progresso economico e sociale.

Cittadini laboriosi e felicemente impegnati nelle attività quotidiane, porte della città aperte e campagne fertili (gli effetti del buon governo) si contrappongono visivamente alle botteghe serrate di una città in decadenza popolata da pochi cittadini impauriti (il Timor) e alle campagne incolte e abbandonate (gli effetti del cattivo governo).

La sicurezza, è questo il messaggio per le società contemporanee che David Omand trae dall’opera del pittore senese, è in stretta correlazione con l’armonia civile. La sicurezza nazionale, la Securitas del XXI secolo, è, quindi, un Alto Valore di un Paese avanzato e ben governato ed è al contempo una condizione indispensabile perché una società sia prospera e felice.

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