Il rischio strategico, prospettive future

19 ottobre 2015

IISS 2015 Strategic Survey

Lo Strategic Survey

Pubblicato per la prima volta nel 1966, in piena Guerra Fredda, con l’obiettivo dichiarato di diventare un utile strumento per docenti e ricercatori[1], lo Strategic Survey[2] dell’International Institute for Strategic Studies di Londra è da cinquant’anni un importante punto di riferimento per il lavoro degli analisti militari e degli esperti di relazioni internazionali.

Nei primi anni di attività dell’Istituto – scrivono gli esperti londinesi nel secondo capitolo dell’edizione del 2014[3] – al centro degli studi strategici vi era la preoccupazione per l’impatto dei nuovi armamenti nucleari sul delicato ‘balance of power’ tra Stati Uniti ed Unione Sovietica nonché il timore che un’eventuale crisi tra le due super-potenze potesse degenerare in un’escalation nucleare con conseguenze catastrofiche.

Nel corso dei decenni, mano a mano che il quadro strategico delle relazioni internazionali globali si modificava, anche il focus dell’analisi contenuta nell’annuale Strategic Survey cambiava spostandosi gradualmente verso la valutazione, il più imparziale ed oggettiva possibile, del ‘rischio strategico’. Ciò al fine di supportare il decisore politico, militare ed aziendale nelle proprie scelte[4].

Con tale pubblicazione, quindi, l’Istituto londinese fotografa annualmente lo stato degli affari strategici globali, esaminando area per area i temi più importanti e identificando, ove possibile, i trend prevalenti per il futuro prossimo.

Le principali tendenze

Secondo gli analisti di Arundel House tre sono le tendenze attualmente già in atto che caratterizzeranno sempre di più i futuri scenari strategici influenzando la sicurezza e l’economia delle relazioni internazionali. In primo luogo stiamo assistendo ad un prepotente ‘ritorno della geopolitica’. Scrive l’IISS nello Strategic Survey del 2014[5]: «All sorts of regional powers are flexing their muscles and testing the limits of their regional freedom of manoeuvre. The United States is no longer seen as certain to intervene if the status quo in some region or other is changed. Deterring conflict is still a formal goal in Europe, Asia and the Middle East, but for US allies there is a declining faith in the deterrent promise. The result is that changing the status quo looks less risky and therefore changes in it are more possible. Russia was able quickly to establish ‘facts on the ground’ when it felt its interests in Ukraine were being intolerably challenged and these actions changed de facto the status quo in Crimea. China during the year took a number of measures more decisively to assert its territorial claims in the East and South China seas. China’s aim was clearly to strengthen its authority and to raise the price to others of challenging its own ambitious claims set out in public statements and in the maps it issued. In the Middle East, the striking advances made in June 2014 by the Islamic State of Iraq and al-Sham (ISIS) jihadists in Iraq and Syria and their declaration of a caliphate meant that the Iraqi and Syrian battlespaces became merged as one, the borders between the two countries in practice fudged and the challenge to Iraq’s territorial integrity was again great. In all three of these very different cases, the safe presumption was that neither the US, nor any regional power, might deter these bold acts.»

In alcuni attori del sistema internazionale, quindi, si sta consolidando la percezione che sfidare lo status-quo possa essere conveniente perché poco rischioso e, spesso, efficace.

La seconda tendenza riguarda le potenze occidentali ed i loro obiettivi di politica estera. Nel primo decennio del ventunesimo secolo, scrivono gli analisti inglesi, la diffusione della democrazia in paesi con regimi dittatoriali è stato il tema centrale nelle scelte di foreign policy di paesi come gli Stati Uniti o la Gran Bretagna. I risultati spesso negativi di tale agenda hanno causato disincanto nelle classi dirigenti occidentali le quali sono adesso molto meno propense ad impiegare risorse, umane e finanziarie, per esperimenti di ingegneria sociale all’estero[6]: «The result is that a romantic era in Western policy, characterized by the desire to spread democracy, is now at a close. After a period when Western powers placed the domestic politics of other states at the centre of their foreign policies, most Western countries are now putting more traditional emphasis on advancing their national economic interests and managing, but not necessarily solving, the regional conflicts that arise. Foreign policy is no longer, mainly, about the domestic politics of other states. Foreign policy is again, mainly, about the international relations of other states.»

Il risultato complessivo di queste due tendenze è un generale aumento della volatilità e dell’incertezza geopolitica[7] in Europa, nel Medio-Oriente ed in Asia. In quelle aree, cioè, nelle quali alcuni attori regionali sono disposti a sfidare l’ordine consolidato per aumentare la propria influenza ed il proprio prestigio.

La terza tendenza che, secondo il parere degli esperti londinesi, caratterizzerà il prossimo decennio ha natura geo-economica e riguarda la crescente interconnessione finanziaria, commerciale e politica tra Medio-Oriente, America Latina ed Africa. L’ampliamento ed il rafforzamento di questi legami ‘sud-sud’, già adesso in atto, avrà inevitabilmente un considerevole impatto sulle relazioni internazionali, ad ogni livello, e provocherà uno spostamento del baricentro geo-economico globale con un probabile ridimensionamento del peso politico ed economico degli Stati del nord del mondo.

Il disagio strategico nel mondo che cambia

Secondo gli analisti dell’Istituto londinese la caratteristica saliente dell’attuale sistema di sicurezza globale è il ‘disagio strategico’ (strategic unease) ovvero un lento ma progressivo indebolimento del sistema di regole (rule-based order) che ha fin qui garantito la stabilità internazionale.

Tale indebolimento si sta manifestando contemporaneamente in tre regioni chiave: Europa, Asia e Medio-Oriente. In quest’ultima il processo è più evidente. I laceranti conflitti in Siria, Yemen ed in Libia, la presenza del terrorismo jihadista e l’accordo sul nucleare iraniano riscriveranno gli equilibri di potere all’interno di quest’area la quale, oltre ad essere rilevante strategicamente per l’ampia presenza di riserve energetiche, costituisce anche uno snodo geostrategico e geo-economico di primaria importanza, un ponte naturale tra Asia, Africa ed Europa.

In Asia, riporta lo Strategic Survey 2015, tutta la regione risente degli effetti di una Cina più sicura di sé nel perseguire i propri interessi politico-economici. Un’assertività che spingerà gli altri attori regionali a chiedere un sempre maggiore coinvolgimento agli Stati Uniti. L’attivismo cinese, comunque, non si limita alla sola Asia ma, nonostante il recente rallentamento della propria economia, opera a livello globale con l’obiettivo, espressamente dichiarato dalla leadership di Pechino, di assumere un ruolo da primaria potenza internazionale.

In Europa, infine, secondo gli esperti londinesi, emergono dubbi sulla possibilità di ristabilire un sistema di cooperazione efficace con la Russia le cui provocazioni, scrivono gli analisti, costituiscono il fattore principale di disagio strategico in questo continente[8]: «The Russian leadership has operated opportunistically, at speed, using all instruments of state power to assert its interests in Ukraine and to indicate its support for Russians living in others countries. Russian military activity close to the borders of NATO states, as well as evolving military doctrine that places more emphasis on nuclear weapons at the core of national strategy, requires NATO to take measures to reassure allies and show determination to defend NATO territory.»

Gli stati europei, comunque, devono riflettere approfonditamente ripensando completamente il proprio approccio alla sicurezza continentale alla luce anche delle nuove sfide che provengono dal quadrante meridionale, l’Africa, e dal Medio-Oriente.

In definitiva, dato l’elevato livello di disagio strategico nonché l’attuale volatilità delle relazioni internazionali, secondo l’Istituto londinese, è probabile che nel prossimo futuro assisteremo ad una o più ‘sorprese strategiche’[9]. Eventi relativamente inaspettati ma di elevato impatto che potrebbero manifestarsi contemporaneamente in diverse regioni del globo rendendo difficile il processo di stabilizzazione e di gestione delle crisi.

Per far fronte alle sorprese strategiche, in un sistema internazionale nel quale i conflitti tendono a moltiplicarsi, è necessario che gli Stati sviluppino resilienza e flessibilità e che le loro classi dirigenti siano in grado di perseguire coerentemente obiettivi di medio-lungo termine. È necessario, in altri termini, che alcuni attori chiave del sistema siano in grado di esprimere una giusta leadership strategica.

L’International Institute for Strategic Studies

Fondato nel 1958 col nome di Istituto per gli Studi Strategici, il think tank londinese assume solo successivamente l’attuale denominazione di International Institute for Strategic Studies (IISS).
L’Istituto nasce come ente di beneficenza su iniziativa di 20 membri (politici, giornalisti, accademici e militari in pensione) con l’obiettivo di analizzare il contesto militare della Guerra Fredda, con particolare attenzione ai temi del controllo degli armamenti e della deterrenza nucleare.
Nel corso degli anni il think tank ha ampliato l’orizzonte delle sue analisi estendendolo alla politica ed alle strategie internazionali.
L’International Institute for Strategic Studies, oltre a curare la rivista mensile Survival, pubblica annualmente il famoso Military Balance e lo Strategic Survey. Inoltre pubblica aperiodicamente gli Adelphi, una collana di libri su temi strategici, gli Strategic Dossiers, approfondimenti tecnici ed assessment su specifici temi delle difesa, e gli Strategic Comments. Infine, recentemente l’Istituto ha creato una banca dati online per il monitoraggio dei conflitti internazionali denominata Armed Conflict Database.
Oltre alla sede principale di Londra, presso Arudel House, l’IISS ha sedi a Washington, in Bahrein ed a Singapore.
L’Istituto attualmente accoglie 450 membri istituzionali e corporate ed oltre 2.500 membri individuali di oltre 100 paesi, tra i quali diplomatici, militari, docenti universitari, politici.

 

Keyword: rischio, geopolitica

Note
[1] Institute for Strategic Studies, Strategic Survey, Londra, 1966.

[2] http://www.iiss.org/en/publications/strategicsurvey (ultimo accesso 19 ottobre 2015)

[3] International Institute for Strategic Studies, Strategic Survey 2014: The Annual Review of World Affairs, Londra, p. 48.

[4] Si legge a pagina 49 e 50 dell’edizione 2014 dello Strategic Survey: «Analysis of strategic risk is, of course, already undertaken extensively by the security establishments of governments, and forms part of the formulation of defence and security policies. Think tanks and companies also identify long-term risks to global security, and measure them by probability and likely impact. Such analysis is based on common-sense assessments, and is valuable in general terms for planning and organisational awareness: it reduces the risk of being blindsided by events. But the biggest risks that are perceived – for example, a major financial crisis, the effects of climate change, a pandemic or large changes in energy prices – tend to be ever present. They do not change much from year to year. At the IISS, however, we are approaching strategic risk from a different direction. We are not seeking to assign degrees of probability or impact to specific notional events or trends. This would be to stray into the forecasting business. Rather, we seek to use the knowledge of experts in particular fields to provide insight into how the facts are changing. In Strategic Survey, we are seeking to identify the main elements of change from one 12-month period to another. This activity might be of use to specific elements of the IISS audience – and, more specifically, to a business readership – as it offers factual and analytical benchmarks that help people to carry out geopolitical due diligence on their aspirations, plans and activities.»

[5] Strategic Survey 2014, cit., p. 380.

[6] Strategic Survey 2014, cit., p. 381.

[7] Strategic Survey 2014, cit., p. 381.

[8] International Institute for Strategic Studies, Strategic Survey 2015: The Annual Review of World Affairs, Londra, p. 417.

[9] In Asia, ad esempio, tale sorpresa potrebbe arrivare dalla Corea del Nord che, nel tentativo di richiamare l’attenzione su di sé, potrebbe far esplodere un ordigno nucleare o aggredire uno stato vicino tramite un attacco missilistico.

Tag:

Categoria: Letture

Su