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Contraffazione e criminalità organizzata

9 settembre 2013

di Loredana Gulino

contraffazione

I delitti di contraffazione, se realizzati in forma organizzata, costituiscono invero attività criminose produttive di enormi profitti, a loro volta in grado di alimentare flussi finanziari impiegati nella conduzione di imprese commerciali, collegate ai sodalizi di tipo mafioso.

Pietro Grasso(1)
Presidente del Senato nella XVII Legislatura
ex Procuratore Nazionale Antimafia

Premessa

Generalmente, in ambito internazionale la parola “contraffazione” è utilizzata in maniera diversa a seconda dei Paesi e dei relativi contesti. La World Trade Organization (WTO) nel “Glossary” propone una accreditata definizione di contraffazione, ripresa e riportata nel Glossary of Statistical Terms di OECD (2002):

“La rappresentazione non autorizzata di un marchio commerciale registrato su prodotti identici o simili per i quali il marchio è registrato, al fine di indurre a credere l”acquirente che stia acquistando dei prodotti originali”(2).

Altra definizione è, altresì, contenuta nel Regolamento (CE) n. 1383/2003(3) in base al quale per merci contraffatte si intendono:

  • le merci, compreso il loro imballaggio, su cui sia stato apposto, senza autorizzazione, un marchio di fabbrica o di commercio identico a quello validamente registrato per gli stessi tipi di merci, o che non possa essere distinto nei suoi aspetti essenziali da tale marchio di fabbrica o di commercio e che pertanto violi i diritti del titolare del marchio in questione;
  • qualsiasi segno distintivo (compresi logo, etichetta, opuscolo, ecc.), anche presentato separatamente, che si trovi nella stessa situazione innanzi descritta;
  • gli imballaggi recanti marchi di merce contraffatta anche presentati separatamente, che si trovino nella stessa situazione di cui sopra.

In realtà, al di là delle mere definizioni, negli ultimi anni il termine ha assunto connotati e significati sempre più ampi, di pari passo con il moltiplicarsi delle tipologie dei beni oggetto di falsificazione.

In moltissimi casi diverse tipologie di contraffazione sono messe in atto contemporaneamente: basti pensare alla realizzazione di un giocattolo con materiali tossici o, comunque pericolosi (contraffazione identità merceologica), cui venga apposto il marchio di un’azienda che rispetta tutte le norme di sicurezza (contraffazione identità aziendale) e che venga venduto in una confezione recante il marchio contraffatto (contraffazione di packaging).

Fenomeno antichissimo e diffuso, la contraffazione si va oggi sempre più configurando come una vera e propria industria criminale, con gravi ripercussioni sia in ambito economico che sociale e una rilevante capacità di incidenza sul corretto funzionamento del mercato interno e sulla sicurezza dei consumatori.

Quello del falso deve essere considerato come un settore economico parallelo, un vero e proprio competitor con il quale le aziende debbono confrontarsi e rispetto al quale devono tutelare la propria fetta di mercato.

L’assetto istituzionale e normativo italiano

Di fronte alla crescita di questo fenomeno, e anche in risposta alle sollecitazioni provenienti dall’Unione Europea, che ha anche istituito un Osservatorio europeo sulle violazioni dei diritti di proprietà intellettuale(4), negli ultimi anni si è molto lavorato per dotare l’Italia di un assetto normativo e istituzionale in grado di dare maggiore forza alla capacità di prevenzione e contrasto.

Significative, in particolare, sono le innovazioni introdotte dalla Legge del 23 luglio 2009, n. 99, nota come Legge Sviluppo, che ha fornito importanti direttive per il rafforzamento della tutela della proprietà industriale e del Made in Italy e ha riformulato alcuni articoli del Codice Penale, tali da rendere il sistema Italiano senza eguali nel mondo(5).

Tra l’altro, la Legge Sviluppo del 2009 ha:

  • inasprito le sanzioni penali e previsto la confisca obbligatoria dei beni inerenti alla commissione dei delitti di contraffazione, alterazione o uso di marchi o segni distintivi ovvero di brevetti, modelli e disegni (art. 473 c.p.) e di introduzione e commercio nello Stato di prodotti con segni falsi (art. 474 c.p.);
  • introdotto nuove circostanze aggravanti, in particolare per la commissione dei delitti in modo sistematico o con l’allestimento di mezzi e attività organizzate;
  • introdotto due nuove fattispecie di reato volte a sanzionare la fabbricazione e il commercio di beni realizzati usurpando titoli di proprietà industriale (art. 517-ter c.p.) e la contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari (art. 517-quater c.p.);
  • sottratto la condotta del consumatore finale consapevole all’applicabilità della sanzione penale, abbassando l’entità della sanzione pecuniaria amministrativa e rendendola possibile strumento di “educazione” del consumatore nelle mani delle Forze di Polizia.

All’interno del Ministero dello Sviluppo Economico è stata inoltre istituita, dal 1 gennaio 2009, la nostra Direzione Generale per la Lotta alla Contraffazione – Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (in breve DGLC-UIBM) con la missione di sostenere l’innovazione e la capacità competitiva delle imprese italiane e del Made in Italy sul mercato interno ed estero, e di contrastare la contraffazione, attraverso strategie di prevenzione e di contrasto. In particolare, attraverso i servizi di studio, analisi e raccolta dati, la Direzione generale costituisce di fatto un vero e proprio “Osservatorio Nazionale sulla Contraffazione”, propedeutico all’assestamento delle migliori politiche di contrasto del fenomeno fondate sul metodo scientifico.

A dicembre del 2011 si è, inoltre, formalmente insediato presso il Ministero dello Sviluppo Economico il CNAC (Consiglio Nazionale Anticontraffazione), di cui la DGLC-UIBM svolge le funzioni di Segretariato generale, con funzioni di indirizzo, impulso e coordinamento delle azioni intraprese dalle diverse amministrazioni.

Nel corso degli “Stati Generali Lotta alla Contraffazione” del novembre 2012, il Consiglio Nazionale Anticontraffazione ha presentato il “Piano nazionale anticontraffazione” con il quale è stato condiviso con gli attori del Sistema Italia gli indirizzi che orienteranno il lavoro futuro nelle sei macro-priorità in materia di lotta alla contraffazione (comunicazione/informazione destinata ai consumatori, formazione alle imprese in tema di tutela della proprietà intellettuale, rafforzamento del presidio territoriale, Enforcement, Lotta alla Contraffazione via Internet, tutela del Made in Italy da fenomeni di usurpazione all’estero).

La convinzione diffusa tra gli addetti ai lavori è che per condurre un’azione di contrasto efficace si debba procedere, perseguendo due obiettivi prioritari:

  • la sensibilizzazione alle imprese sul valore della proprietà industriale e sul loro diritto/dovere di difenderla. Troppo diffusi sono i casi in cui le aziende, anche quelle medio-grandi, non possono in alcun modo rivalersi su chi ha copiato le loro idee perché, per ignoranza o negligenza, non hanno depositato il loro marchio;
  • la sensibilizzazione ai giovani sul valore delle idee e delle opere di ingegno e sull’importanza di difenderle da imitazioni e usurpazioni.

I dati della contraffazione

La crescita costante della contraffazione è ormai un dato di fatto, come riportato in diversi studi e rapporti sul tema. Tuttavia, mentre i fattori che spiegano questa esplosione del fenomeno sono facilmente definibili, determinarne la misura risulta molto più complesso(6).

Secondo i dati dell’ultimo rapporto CENSIS(7), si stima che in Italia il fatturato del mercato interno della contraffazione sia di 6 miliardi e 900 milioni di euro. I settori più colpiti sono quelli dell’abbigliamento e degli accessori, quasi 2 miliardi e mezzo, il comparto CD, DVD e software, più di 1,8 miliardi di euro, e il settore alimentare, quasi 1,1 miliardi di euro. “Particolarmente grave risulta, però, [anche] la contraffazione di prodotti farmaceutici, alimentari, dei giocattoli e dei ricambi di auto che, al danno economico, aggiunge i rischi anche gravissimi per la salute dei consumatori”(8).

In particolare, e con riferimento a queste ultime categorie di prodotti, il fatto che la contraffazione di beni come i farmaci o i giocattoli sia in crescita non deve sorprendere, vista la tendenza registrata per gli stessi prodotti a livello mondiale. Si pensi solo che per il periodo compreso tra il 2004 e il 2005, si stima che la contraffazione dei farmaci a livello mondiale sarebbe cresciuta del 40%, con un relativo danno economico pari a 2 miliardi di euro. Inoltre, circa il 12% del totale dei giocattoli in commercio nel 2007 risultava essere contraffatto(9). Questi dati sono riportati in una pubblicazione realizzata da Confesercenti in collaborazione con il Centro Studi e Ricerche sulle Legalità e Criminalità Economica (TEMI) nel 2007, da cui già emergeva come “la contraffazione [sia] ormai, in Italia, un vero e proprio sistema industriale e commerciale con i suoi centri di produzione e di trasformazione, con i suoi canali di vendita, le reti distributive, i consumatori”(10).

Tabella 1

Tabella 1 – Fonte dati: DGLC-UIBM, IPERICO

La crisi finanziaria ed economia non sembra aver influito negativamente sul mercato del falso: “[…] nonostante la contrazione degli scambi commerciali a livello internazionale, non si segnala una diminuzione del numero di pezzi sequestrati dal 2008, anno che precede la crisi, al 2010: quindi parliamo di un fenomeno che resta preoccupante” (cfr. Tabelle 1 e 2)(11).

Tabella 2

TABELLA 2 – fonte dati: DGLC-UIBM, IPERICO

Gli effetti sull’economia italiana, stimati nello studio condotto dal Ministero dello Sviluppo Economico in collaborazione con la fondazione CENSIS del 2012(12), sono estremamente negativi tali che se la produzione dei beni contraffatti fosse riportata sul mercato legale, il gettito aggiuntivo per lo Stato legato alla produzione diretta sarebbe di 1 miliardo e 700 milioni di euro; se a ciò si aggiunge la produzione indotta si arriverebbe a 4 miliardi e 620 milioni di euro, toccando quota 1,74% del totale del gettito relativo alle imposte. Inoltre, la produzione complessiva degli stessi prodotti in canali ufficiali avrebbe assorbito circa 110.000 unità di lavoro a tempo pieno, pari a circa lo 0,41% dell’occupazione complessiva nazionale. Mentre il valore della produzione aggiuntiva sarebbe stato di 13,7 miliardi di euro.

In considerazione delle caratteristiche evidenziate non sorprende, dunque, che la contraffazione sia stata definita come l’altra faccia della globalizzazione. Confesercenti riporta anche che le aree maggiormente interessate dalla produzione di merci contraffatte sono concentrate nel napoletano, nell’hinterland milanese e nella provincia di Prato. Nelle zone del Sud Italia si concentra in totale il 69% della produzione. La contraffazione, tra l’altro, sarebbe strettamente collegata al fenomeno dell’abusivismo commerciale, il cui giro d’affari si attesterebbe intorno ai 13 miliardi di euro.

Strumento importantissimo per l’analisi delle azioni di contrasto alla contraffazione operate dalle Forze dell’Ordine e per la conseguente stima della diffusione del fenomeno in Italia è la banca dati IPERICO(13), sviluppata dalla DG per la Lotta alla Contraffazione-UIBM con il contributo delle Forze dell’Ordine e dell’Agenzia delle Dogane, a cui si è aggiunta in seguito la Direzione Centrale della Polizia Criminale. Principale obiettivo di IPERICO è fornire informazioni integrate tra le diverse basi di dati disponibili, al fine di garantire la massima conoscenza delle azioni di contrasto alla contraffazione messe in atto dallo Stato, con un ampio livello di dettaglio garantito dalle procedure di raccolta dati alla fonte. I dati disponibili sono armonizzati secondo cinque dimensioni: le categorie merceologiche dei beni contraffatti sequestrati, la tipologia dell’illecito associata al sequestro, la frequenza temporale dei dati, la localizzazione geografica e il Corpo che ha eseguito l’attività di sequestro(14).

Sulla base dei dati raccolti in IPERICO, la nostra Direzione generale pubblica annualmente un rapporto, in cui sono riportati, analizzati e contestualizzati i dati sui sequestri effettuati a partire dal 2008 da parte delle Autorità preposte e sono contenute altre utili informazioni relative più in generale all’attività e alle azioni di contrasto alla contraffazione.

“Tra il 2008 e il 2011 l’Agenzia delle Dogane e la Guardia di Finanza hanno effettuato oltre 71 mila sequestri, intercettando quasi 229 milioni di beni contraffatti; l’attività di contrasto ha un andamento sostanzialmente stabile nel tempo, ma è interessante notare come la sua incisività risulti ancora crescente a tutto il 2011: la dimensione media dei sequestri, infatti, valutata in termini di prodotti sequestrati, cresce significativamente negli anni considerati, passando da 2.331 pezzi del 2008 a circa 3.500 del 2010 e 3.561 nel 2011”(15).

Nel rapporto sopra citato si cerca, inoltre, di dare una stima del valore economico dei sequestri, operazione tutt’altro che lineare. Non è facile, infatti, definire il valore di un oggetto contraffatto in termini economici, non essendo definito in modo chiaro il prezzo, che in parte dipende dal mercato in cui viene distribuito e dal canale di vendita utilizzato.

Grafico

Fonte: MiSE, Iperico, 2012

Tuttavia, in base alle categorie applicate dal MiSE e alla metodologia illustrata nel rapporto IPERICO del maggio 2011, si è stimato che il valore complessivo delle merci sequestrate nel periodo 2008-2011 ammonterebbe a oltre 2,2 miliardi di euro(16).

Oltre alla stima complessiva, il calcolo è stato condotto anche a livello regionale: da un lato il ruolo predominante per numero di sequestri spetta al Lazio, con 15.121 sequestri complessivi nei quattro anni, che corrispondono a circa il 21% di tutti quelli registrati sull’intero territorio nazionale. A seguire vengono Lombardia, Campania e Puglia. Se, invece, si guarda al valore economico dei sequestri per regione predomina in questo caso la Lombardia con un valore dei beni sequestrati stimato intorno ai 514 milioni di euro, ovvero circa il 23,3% del totale, seguita dal Lazio con più di 491 milioni (circa 22,3%) e dalla Campania con quasi di 393 milioni (17,8%). Al quarto posto si posiziona la Toscana, con un valore decisamente più basso e pari a circa 187 milioni (8,5%).

Un altro dato interessante riguarda le regioni in cui aumentano in modo significativo le dimensioni medie dei sequestri, in primo luogo l’Abruzzo (+3.981,75%), seguito da Umbria (+793,84%), Piemonte (+444,07%), Veneto (+356,66%) e Puglia (+283,31%).

Se si guarda alla provenienza dei beni contraffatti, i dati del 2008 dell’Organizzazione Mondiale delle Dogane riportati da UNODC (2010) indicano come, su un campione di 121 paesi analizzati, il 65% di tutte le spedizioni di merce contraffatta fosse riconducibile alla Cina, mentre guardando solo l’Europa la percentuale scende al 55%.

Chi produce contraffatto, però, non segue le stesse regole degli altri, ma è un concorrente sleale: i contraffattori, infatti, non pagano le tasse, si avvalgono del lavoro nero, non rispettano le norme sulla sicurezza dei prodotti, violano la proprietà intellettuale e alimentano una lunga catena di illegalità. Da questa catena trae profitto in particolar modo la criminalità organizzata, che sfrutta i canali commerciali aperti con altri traffici per dedicarsi a questo, che è ugualmente lucrativo ma assai meno rischioso.

Il coinvolgimento della criminalità organizzata

Dall’ultimo rapporto disponibile di SOS Impresa, Le mani della criminalità sulle imprese (XIII, edito nel gennaio 2012), la voce “contraffazione” all’interno del Bilancio Mafia S.p.A. vale in termini di fatturato circa 6,5 miliardi di euro (su un fatturato totale di circa 140 miliardi, un utile di circa 105 e liquidità per circa 65 miliardi). La ricerca realizzata nell’ambito del PON Sicurezza 2007-2013 dal centro Transcrime dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, presentata nel gennaio del 2013 con il titolo Gli investimenti delle mafie e a cui ha contribuito anche la nostra Direzione generale per la parte di competenza, stima ricavi massimi dalla contraffazione, nel 2008, pari a poco più di 6 miliardi di euro, con una quota significativa da imputare alla criminalità organizzata.

Tabella 3

TABELLA 3 – Fonte dati: DGLC-UIBM, sondaggio consumatori 2011

L’ultimo rapporto realizzato nel 2012 dalla Direzione generale Lotta alla Contraffazione-UIBM, in collaborazione con la Fondazione CENSIS, Dimensioni, caratteristiche e approfondimenti sulla contraffazione, applica una metodologia ormai consolidata e stima il fatturato globale della contraffazione in Italia pari a circa 6,9 miliardi di euro, riferiti all’anno 2010, come già in precedenza ampiamente illustrato. Approcciando la stima di tale fenomeno illecito (e quindi sommerso) da diversi punti di vista e con diverse metodologie, i risultati non divergono, soprattutto su un punto: la quasi totalità del mercato dei prodotti contraffatti in Italia è gestita dai consorzi criminali che ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale, adottata a Palermo nel 2000, rientrerebbero a pieno titolo nella definizione di gruppo criminale organizzato e che noi, genericamente e mediaticamente, chiamiamo “mafie”(17).

TABELLA 4 - DGLC-UIBM, sondaggio consumatori 2011

TABELLA 4 – Fonte dati: DGLC-UIBM, sondaggio consumatori 2011

L’esistenza di un mercato così fiorente è resa possibile dalla presenza di una domanda consistente da parte dei consumatori, che sono del tutto indifferenti al fatto di compiere un atto illecito, mentre tra di loro prevale la convinzione di fare un affare, perché gli originali sono troppi cari e vengono venduti a prezzi che vanno ben oltre il loro valore reale.

In alcuni casi è il bisogno di status che spinge all’acquisto di un oggetto falso pressoché indistinguibile da un costosissimo originale, e che dà a chi lo possiede l’illusione di appartenere a una cerchia esclusiva; in altri casi si è attratti dalla possibilità di risparmiare, anche quando si acquistano beni meno costosi(18).

Ma è anche la semplicità dell’acquisto che spinge il consumatore a preferire il contraffatto all’originale; nei prodotti falsi ci si imbatte quotidianamente, non è necessario cercarli, basta uscire di casa e recarsi a piedi al mercatino rionale. Oppure è il divertimento, la molla che spinge all’acquisto, soprattutto se ci si trova in vacanza o in giro con gli amici.

Alla crescente diversificazione delle merci si accompagna anche una moltiplicazione dei canali di vendita: oltre alle bancarelle, ai negozi e ai venditori ambulanti inizia ad affermarsi anche in Italia la rete Internet, che, attraverso l’e-commerce e le aste on line, rappresenta un mezzo utile e sicuro – perché poco regolamentato e difficilmente controllabile – per raggiungere un ampio numero di consumatori e commercializzare merce contraffatta, con bassi costi e, soprattutto, con la possibilità di occultare la propria identità.

In particolare, la Direzione Generale per la Lotta alla Contraffazione, Ufficio Italiano Brevetti e Marchi ha condotto con UNICRI (l’Istituto interregionale delle Nazioni Unite per la ricerca sul crimine e la giustizia) uno studio su “La contraffazione come attività gestita dalla criminalità organizzata transnazionale. Il caso italiano”, pubblicato a febbraio 2013.

Obiettivo della ricerca è stato quello di mostrare come la contraffazione sia oggi un’attività criminale dilagante, che coinvolge reti di distribuzione molto complesse gestite dal crimine organizzato transnazionale e che si insinua in maniera crescente nei mercati dei vari Paesi in tutto il mondo.

Mosse dal desiderio di espandere le proprie attività per massimizzare i profitti, infatti, le organizzazioni criminali si sono progressivamente interessate a ogni opportunità, lecita e illecita, che possa essere sfruttata, inserendosi come soggetti attivi nella sfera economica. Una diretta conseguenza di questa espansione degli interessi del crimine organizzato è che le attività criminali stanno trasformando il sistema internazionale, influenzando le regole del mercato.

Le nuove possibilità legate all’economia, alla tecnologia, alla maggiore libertà di circolazione delle merci, delle persone e del denaro create dalla globalizzazione consentono alle organizzazioni criminali di sviluppare e controllare al meglio le reti dei loro traffici criminali, le quali a loro volta permettono il trasporto e la consegna di diversi tipi di merci illecite in tutto il mondo. In questo senso, poco importa quale merce sia commercializzata illegalmente, ciò che importa è che esiste una rete di scambio e distribuzione del prodotto strutturata, che può basarsi su alleanze e metodi di “facilitazione” del commercio ormai rodati. Così i beni contraffatti possono utilizzare le stesse rotte e metodi di distribuzione già consolidati per altri prodotti, il cui traffico è tipicamente gestito dai consorzi criminali, la droga in primis, ma anche le armi o gli esseri umani.

I fattori di attrazione della contraffazione per la criminalità organizzata derivano essenzialmente dal rapporto costi/benefici che caratterizza questa attività illecita, dove notevole è lo sbilanciamento a favore dei benefici rispetto ai costi e ai rischi. A esempio, nel caso dei farmaci la seguente tabella mostra quanto redditizia sia la contraffazione in rapporto al traffico di sostanze stupefacenti.

Active ingredient

Purchase prices

€/Kg in 2007

Retail prices (street prices)

€/Kg in 2007

%

Opium*

190

52.000

27.400

Cocaine*

1.470

67.000

4.600

Heroin*

7.190

47.700

660

Sildenafil API Viagra®

60

100.000

166.700

Un ulteriore fattore di attrazione, sebbene esista una formale unificazione delle dogane nell’Unione Europea, è certamente rappresentato da un’elevata diversificazione dei livelli di efficienza delle singole dogane nazionali. Questo si traduce in un fattore favorevole per la criminalità che, monitorando costantemente i livelli di efficienza delle dogane, adatta di conseguenza le proprie strategie, così da minimizzare i rischi relativi ai controlli delle merci in ingresso nel mercato europeo.

Sebbene la contraffazione debba essere sempre condannata e combattuta, poiché fornisce alle organizzazioni criminali un’incredibile capacità operativa grazie agli alti profitti che essa assicura, la riproduzione illegale di alcune categorie di prodotti causa sicuramente una maggiore preoccupazione, considerati gli effetti dannosi che possono avere sulla salute dei consumatori. I casi analizzati testimoniano come criminali senza scrupoli introducano quotidianamente nel mercato prodotti altamente pericolosi per i consumatori. Alcuni esempi comprendono falsi medicinali destinati a pazienti inconsapevoli, cibi e bevande adulterati inseriti consapevolmente nella catena di distribuzione e venduti negli scaffali dei supermercati, o giocattoli per bambini prodotti con materiali contenenti residui tossici.

Sulla base di queste premesse e grazie all’analisi di dati e casi concreti, la ricerca ha confermato come la contraffazione sia una minaccia globale in continua crescita gestita dai gruppi criminali organizzati.

Il caso italiano si presenta particolarmente interessante per lo studio del fenomeno per il ruolo che le organizzazioni criminali locali svolgono nell’ambito di tali traffici, permettendo un esame quanto mai accurato sia dell’effettivo coinvolgimento del crimine organizzato transnazionale nella produzione e nel commercio di beni contraffatti, sia delle varie modalità con le quali le organizzazioni criminali gestiscono le attività di contraffazione. La Camorra napoletana – secondo le indagini e i dati forniti dalla Direzione Nazionale Antimafia (DNA), la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Dogane – sembra essere fra le più attive in proposito, con una rete criminale ramificata che interessa l’Europa, il nord America e l’Oceania con un crescente interesse anche da parte della ‘ndrangheta e, seppure in misura minore, della malavita salentina.

A esempio, lo studio offre la possibilità di comprendere il funzionamento e i diversi livelli della filiera del falso controllata dall’Alleanza di Secondigliano, come rappresentato nello schema sottostante:

S>chema

 

I casi di studio hanno permesso di ottenere una percezione quantitativa e qualitativa dell’operato delle consorterie criminali. La mappatura della situazione italiana ha inoltre tenuto conto delle connessioni esistenti con altri gruppi criminali operanti e/o basati all’estero, al fine di rintracciare le direttrici e i flussi internazionali della contraffazione in entrata e in uscita dall’Italia, identificando i traffici gestiti dalle diverse organizzazioni criminali e i loro rapporti reciproci.

Il diagramma a pagina seguente mostra, a esempio, i tratti salienti di una delle operazioni di polizia maggiormente rappresentative denominata “Shangai express”, condotta dalla Guardia di Finanza.

L’Italia, forse più di ogni altro Paese, dimostra pertanto una non comune sensibilità e reattività al fenomeno della contraffazione attraverso le indagini penali e la relativa condivisione dei dati da parte di forze di polizia e dogane, consentendo a tutti gli organismi coinvolti di adottare adeguate strategie di contrasto in relazione alla pervasività del fenomeno criminale. Da ultimo, si deve necessariamente richiamare un altro importante risultato raggiunto anche grazie alla consolidata collaborazione con lo United Nations Interregional Crime and Justice Research Institute, risultato foriero di futuri, proficui sviluppi: in occasione della XXI sessione della Commissione delle Nazioni Unite sulla prevenzione del crimine e la giustizia penale (CCPCJ-Commission on Crime Prevention and Criminal Justice, Vienna, 23-27 aprile 2012), è stata presentata dall’Italia e approvata all’unanimità una risoluzione per inserire la contraffazione quale argomento di dibattito ricorrente all’interno dello stesso consesso delle Nazioni Unite.

Dopo un serrato e impegnativo negoziato – condotto dalla nostra Rappresentanza diplomatica, assistita tecnicamente in loco dal personale della Direzione generale e supportata anche dalle risultanze delle ricerche condotte da UNICRI – la risoluzione “Strengthening international cooperation in combating transnational organized crime in all its forms and manifestations” è stata approvata per consensus dalla assemblea plenaria della Commissione, con la co-sponsorizzazione di altri Stati Membri: Corea, Ecuador, Egitto, Filippine, Messico, Nigeria, Russia, Thailandia e Uruguay. Il negoziato aveva peraltro visto l’assidua partecipazione di importanti e influenti Paesi dello scacchiere internazionale, Stati Uniti, Russia, Cina e Iran su tutti, oltre a primari Stati europei, quali Francia e Germania. Tra le disposizioni contenute nella risoluzione, che affronta anche altre tematiche sempre connesse al preoccupante sviluppo di nuove forme emergenti di criminalità, occorre menzionare per quanto attiene la contraffazione l’invito rivolto agli Stati membri a considerare criminale nella propria legislazione la produzione e distribuzione di prodotti falsi e ingannevoli per il consumatore a opera dei gruppi criminali organizzati, anche applicando la richiamata Convenzione di Palermo contro il crimine organizzato transnazionale e intensificando la cooperazione internazionale al fine di rompere la relativa catena criminosa; nel contempo gli Stati membri dovrebbero prendere adeguate misure al fine di garantire la sicurezza e il controllo della catena distributiva, in stretto contatto con il settore privato.

Bibliografia

  • Censis-MiSE/DGLC-UIBM, Dimensioni, caratteristiche e approfondimenti sulla contraffazione – Rapporto finale, Luglio 2012
  • Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale della XVI Legislatura, Relazione conclusiva approvata all’unanimità nella seduta del 22 gennaio 2013, Camera dei deputati, Roma
  • Confesercenti, (2007), Contraffazione e criminalità informatica: i danni all’economia e alle imprese. Disponibile online: http://www.confesercenti.it/notizia.php?id=1581
  • DGLC-UIBM, UNICRI, La contraffazione come attività gestita dalla criminalità organizzata transnazionale. Il caso italiano, MiSE, 2013, p. 10
  • GRASSO Pietro, intervista rilasciata a UNICRI in data 20/12/2011 in, UNICRI-MiSE/
  • DGLC-UIBM, AA.VV., La contraffazione come attività gestita dalla criminalità organizzata transnazionale, il caso italiano, 2012
  • Il Sole 24 Ore SUD, La contraffazione non teme la crisi, 09/11/2011
  • OECD, Glossary of statistical terms, 13/05/2013, http://stats.oecd.org/glossary/detail.asp?ID=5015
  • OECD, (Organization for Economic Co-operation and Development), (2009), Magnitude of Counterfeiting and Piracy of Tangible Products: an update
  • TAXUD, European Commission Taxation and Custom Union, “Report on EU Customs Enforcement and Intellectual Property Rights. Results at the EU borders – 2009”. Disponibile online: http://images.12312.gov.cn/201007/20100723110450165.pdf
  • UNICRI, (United Nations Interregional Crime and Justice Research Center), (2011) Counterfeiting, A Global Threat A Global Spread: 2011 edition
  • UNICRI, (United Nations Interregional Crime and Justice Research Center), (2010), Strategies for Technical-Juridical Training and Awareness Raising in Counterfeiting
  • UNICRI, (United Nations Interregional Crime and Justice Research Institute), (2011), Transcrime (Joint Research Center on Transnational Crime), GACG (the Global Anti-Counterfeiting Group), FAKES. Fight against Brand Counterfeiting in Three Key European Member States
  • UNICRI, (United Nations Interregional Crime and Justice Research Institute), (2011), Transcrime, GACG, Anti Brand Counterfeiting in the EU. Report on International and National Existing Standards
  • UNODC, (United Nations Office on Drugs and Crime), (2010), The Globalization of Crime. A Transnational Organized Crime Threat Assessment
  • World Trade Organization (WTO), Glossary, 13/05/2013. http://www.wto.org/english/thewto_e/glossary_e/glossary_e.htm

Note:

(1) Intervista rilasciata a UNICRI in data 20/12/2011 in, UNICRI-MiSE/DGLC-UIBM, AA.VV., La contraffazione come attività gestita dalla criminalità organizzata transnazionale, il caso italiano, 2012.

(2) “Unauthorized representation of a registered trademark carried on goods identical or similar to goods for which the trademark is registered, with a view to deceiving the purchaser into believing that he/she is buying the original goods”, in http://www.wto.org/english/thewto_e/glossary_e/glossary_e.htm, del 13/05/2013, ripresa da http://stats.oecd.org/glossary/detail.asp?ID=5015, del 13/05/2013 .

(3) Cfr. primo comma dell’art. 2 del Regolamento (CE) n. 1383/2003 del Consiglio, del 22 luglio 2003, relativo all’intervento dell’autorità doganale nei confronti di merci sospettate di violare taluni diritti di proprietà intellettuale e alle misure da adottare nei confronti di merci che violano tali diritti, in corso di revisione.

(4) Il regolamento (UE) n. 386/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 aprile 2012, attribuisce all’Ufficio per l’Armonizzazione nel Mercato Interno (marchi, disegni e modelli) compiti inerenti al rispetto dei diritti di proprietà intellettuale, tra cui la convocazione di rappresentanti del settore pubblico e privato in un Osservatorio europeo sulle violazioni dei diritti di proprietà intellettuale. Il regolamento è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale il 16 maggio 2012 ed è entrato in vigore 20 giorni dopo, il 5 giugno 2012. Il programma di lavoro 2013 è consultabile all’indirizzo http://oami.europa.eu/ows/rw/resource/documents/observatory/work_programme_2013_it.pdf. L’Italia è rappresentata dalla Direzione Generale per la Lotta alla Contraffazione – Ufficio Italiano Brevetti e Marchi del Ministero dello Sviluppo Economico.

(5) Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale, Relazione conclusiva approvata all’unanimità nella seduta del 22 gennaio 2013, pp. 24-26.

(6) A livello mondiale si registrano diversi autorevoli tentativi di “quantificare” il fenomeno della contraffazione. Per un approfondimento si veda Commission of the European Communities (1998); OECD (2009); TAXUD (2010); UNODC (2010); UNICRI (2011), cit. in bibliografia.

(7) Censis-MiSE/DGLC-UIBM, Dimensioni, caratteristiche e approfondimenti sulla contraffazione – Rapporto finale, Luglio 2012.

(8) La contraffazione non teme la crisi, Il Sole24Ore SUD, 9/11/2011.

(9) Confesercenti – TEMI (2007 e successivi aggiornamenti), op. cit.

(10) Ibid.

(11) La contraffazione non teme la crisi, Il Sole 24 Ore SUD, 9/11/2011.

(12) Op. cit.

(13) IPERICO è l’acronimo utilizzato per Intellectual Property-Elaborated Report of the Investigation on Counterfeiting. Il nome è stato scelto per l’interfaccia utente della banca dati e per estensione viene utilizzato per riferirsi all’intero sistema di raccolta, integrazione e fruizione dei dati. Lo stesso acronimo è utilizzato per la versione web della banca dati, che consente a ciascun utente telematico di effettuare ricerche e statistiche personalizzate direttamente on line: http://www.uibm.gov.it/iperico.

(14) MiSE (a cura della DG per la Lotta alla Contraffazione-UIBM), (2011), La contraffazione in cifre. La lotta alla contraffazione in Italia nel triennio 2008-2010, p. 20, disponibile online at: http://www.sviluppoeconomico.gov.it/images/stories/documenti/iperico_report_nazionale2011.pdf.

(15) Ibid., p. 27.

(16) Per una spiegazione dettagliata dei criteri e della metodologia utilizzata per la stima del valore economico degli oggetti sequestrati si rimanda al MiSE (2011), op. cit., pp. 40-41.

(17) DGLC-UIBM, UNICRI, La contraffazione come attività gestita dalla criminalità organizzata transnazionale. Il caso italiano, MiSE, 2013, p. 10.

(18) DGLC-UIBM, ACU, ADICONSUM, ADOC, Assoutenti, CODICI, FEDERCONSUMATORI, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, protocollo d’intesa “La percezione della contraffazione tra i consumatori”, interviste telefoniche condotte con metodologia CATI – Computer Assisted Telephone Interviews – a un campione rappresentativo della popolazione italiana, per sesso, età, area geografica e ampiezza demografica, primo periodo di rilevazione (dicembre 2010 – gennaio 2011), secondo periodo 2012.

Categoria: Gnosis

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