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Compro oro, finanza e legalità

29 ottobre 2013

Copertina di "Compro oro, finanza e legalità"

Questo volume, per chi intende comprendere un settore complesso quale quello dell’oro, costituisce a oggi un unicum.

Le parole introduttive della prefazione danno un chiaro segno della portata del libro, di cui è autore Ranieri Razzante, studioso di legislazione antiriciclaggio, economista e giurista, docente universitario, autore di numerose pubblicazioni e collaboratore, tra gli altri, del Sole 24 Ore. Un settore, quello del commercio di oro, che ha visto la sua origine già da alcune decadi, ma che solo negli ultimi anni ha conosciuto uno sviluppo incontrollato. Questo per due ordini di motivi: da un lato la crisi economica che ha spinto molti italiani (ma come si vedrà nel libro, non solo gli italiani) a vendere oggetti di affezione fatti di oro e di argento pur di monetizzare; dall’altro, l’ascesa del prezzo dell’oro sui mercati ha spinto la domanda internazionale del metallo prezioso. Proprio quello del prezzo di vendita dell’oro e del suo valore “finanziario” è un aspetto molto calcato nella trattazione.

I numeri in questo caso valgono alla dimostrazione dei fatti. Se il prezzo dell’oro è cresciuto del 475% negli ultimi dieci anni, negli ultimissimi mesi ha fatto registrare un preoccupante picco inverso. Parallelamente alla crescita del prezzo per oncia, è cresciuto il numero dei compro oro e dei loro clienti, interessati a monetizzare i propri monili per sopperire alle mancanze generate dalla crisi.

Il crollo verticale del prezzo dell’oro, che ha portato lo stesso a perdere circa 10 euro per grammo dal novembre scorso, a oggi ha generato un ciclo al ribasso sui mercati internazionali che fa pensare ad una vasta bolla speculativa.

Un po’ quello che era accaduto nel 2007, con la crisi dei mutui subprime. Lo testimoniano le prese di posizione di colossi della finanza mondiale come Merrill Lynch o Goldman Sachs, le quali, da un lato, hanno dismesso parzialmente le riserve aurifere (la prima) e, dall’altro, hanno smesso di acquistare oro in attesa che la quotazione si assesti su prezzi più vantaggiosi (la seconda).

Per quello che comunemente viene definito “effetto imitativo” si sono verificate vendite di massa del metallo sia da parte di investitori istituzionali che da parte di privati, facendo crollare quei titoli di “carta” (ETF, ossia i derivati sull’oro) che sinora avevano fatto le migliori fortune degli investitori.

Ciò immancabilmente si ripercuote anche sul mercato dei compro oro che, come noto, è legato a doppio filo al fixing internazionale: più il prezzo dell’oro cresce, maggiori saranno i cittadini indotti a vendere i propri oggetti, così come più alti saranno i margini di profitto. E in un momento di “bear market” come quello attuale gli affari non possono non risentirne: i mercati finanziari si raffreddano, anche alla luce degli ultimi eventi (crisi della Grecia, gli attentati di Boston e, da ultimo, la crisi siriana, che sta spingendo di nuovo in alto le quotazioni), i clienti non vendono desiderosi di attendere tempi migliori, i compro oro rallentano gli affari che sinora li avevano resi una delle poche attività in crescita in questi tempi di crisi perdurante; le fonderie e i banchi metalli si svuotano, così da non immettere nuovo oro da investimento sui mercati internazionali.

Questa stretta correlazione tra finanza e compro oro è ampiamente descritta nel libro di Razzante, che ne descrive compiutamente lo scenario.

La seconda e la terza parte del libro sono invece maggiormente incentrate sul profilo normativo e operativo dell’attività di compro oro: partendo da un’attenta analisi della (esigua e molto spesso inadeguata) normativa attualmente in vigore, e tenendo strettamente in considerazione alcune delle più importanti pronunce della giurisprudenza penale e tributaria, l’Autore tenta di ricostruire nel dettaglio la tipicità e le criticità che caratterizzano la professione.

L’ultima parte è, invece, dedicata alle proposte che lo stesso Autore, in veste di Presidente dell’Associazione Italiana dei Responsabili Antiriciclaggio, ha elaborato e presentato presso le Istituzioni di riferimento (Parlamento in primis).

Come si evince dal libro, quella proposta, seppur valida (ancorché rivisitata alla luce delle audizioni in Camera dei Deputati), non ha visto la luce, pur rimanendo a oggi la migliore incompiuta sinora presentata. Complice la prematura fine di legislatura, le carte furono abbandonate sul tavolo di lavoro, ma l’esigenza di mettere mano a una riforma strutturale dell’intero settore del commercio di oro, a oggi un comparto che sta vivendo profonde variazioni, è rimasta più che mai viva.

L’Italia infatti vanta decenni di primato nell’esportazione di gioielleria, ossia monili in oro e altre leghe con finalità estetica, da non confondere, come troppo spesso accade, con l’oro vero e proprio (oro fino o puro), che è tutt’altro dire.

Per “oro” dobbiamo infatti intendere l’oro da investimento (lingotti, placchette, monete, verghe) ovvero quello ad uso prevalentemente industriale (componentistica, protesi dentarie, ecc.). La differenza non è meramente esteriore ma coinvolge profili normativi e fiscali di non poco conto.

Non è un caso che gli unici autorizzati dalla Banca d’Italia al commercio di oro siano gli Operatori professionali, mentre gioiellerie e compro oro (potrebbero) vendere e acquistare solo gioielli.

Accanto a questa realtà ve n’è un’altra: a oggi l’Italia è il primo esportatore mondiale di oro da investimento. Questo significa che ogni giorno decine di tonnellate di lingotti valicano i confini nazionali: destinazione naturale è la Svizzera, ma anche le economie emergenti come Russia, Cina e India, che da alcuni anni hanno varato politiche accumulative di oro innescando una corsa al rialzo, sui mercati internazionali, del suo prezzo.

Come è facile notare piuttosto stretta è la correlazione tra economia, prezzo dell’oro, variazione degli indici internazionali e politiche economiche su scala mondiale, quasi a testimoniare una dicotomica natura – allo stesso tempo commerciale e finanziaria – del settore in questione.

Di questo elemento non può non tenersi conto in chiave di revisione normativa, come l’Autore fa più volte notare nel discorrere del volume.

In un solo triennio, coincidente, peraltro, con il periodo più duro della crisi economica, dal 2010 al 2013, il numero dei compro oro è passato da poche unità ai circa 30 mila attuali, se si includono in essi anche gli operatori iscritti in Banca d’Italia (500 all’incirca); ma a farla da padrone sono senza dubbio le gioiellerie, che con le loro 20 mila unità, come confermato da Confindustria, in tempi di crisi hanno riconvertito l’attività anche al ritiro di oro usato.

Gli italiani, da parte loro, hanno trovato giovamento da questa “iniezione anomala di liquidità” ma, dall’altro lato, hanno depauperato le proprie riserve di oro (o meglio di gioielleria) faticosamente accumulate negli anni, spesso finendo per vendere anche le fedi nuziali e in casi particolari anche protesi dentarie.

Coloro che si sono rivolti a un compro oro sono moltissimi e il numero è destinato a confermarsi nel 2013. Rappresentano l’8,5% della popolazione secondo i dati dell’Eurispes, addirittura 2,5 milioni secondo uno studio del Censis del 2012.

E in un settore che produce qualcosa come 14 miliardi di indotto l’anno, non poteva mancare l’ombra lunga della criminalità.

Recenti operazioni della Direzione Nazionale Antimafia hanno, infatti, certificato la presenza delle mafie negli affari che riguardano l’oro: in particolare, un procedimento giunto in questi giorni a sentenza ha portato alla luce una stretta correlazione tra politica, affarismo, imprenditoria e n’drangheta, con la presenza di quest’ultima in un giro di compro oro nel milanese. Nell’ambito del “Piano coordinato di Controllo Economico del Territorio”, la Guardia di Finanza ha ispezionato una serie di compro oro arrivando ad accertare gravi irregolarità, talune connesse a reati quali il riciclaggio e la ricettazione. Ancor più grave risulta la falsa intestazione di alcuni oggetti a nome di clienti che, ignari, non avevano mai venduto i loro preziosi, registrati a loro nome da alcuni compro oro.

La proposta di riforma avanzata dall’AIRA, l’Associazione antiriciclaggio presieduta dall’Autore, si inserisce nel solco della crescente attenzione alle tematiche organizzative e di controllo che caratterizza la regolamentazione di vigilanza, nel presupposto che efficaci assetti organizzativi e di governo costituiscono condizione essenziale per prevenire e mitigare fattori di rischio aziendali quali, anche, il rischio di infiltrazione criminale, attraverso la definizione di politiche coerenti con i principi e con le regole antiriciclaggio.

La ricetta per guarire il settore dalle divagazioni che lo hanno interessato in questo ultimo decennio passano necessariamente, secondo Razzante, per tre direttrici: trasparenza, tracciabilità, professionalità.

Trasparenza, per un’applicazione uniforme di poche ma certe disposizioni, senza distinzione alcuna in funzione dell’occasionalità o della prevalenza dell’attività di acquisto oro. Per garantire trasparenza sono necessari strumenti quali la semplice ricevuta (da rilasciare a chi vende il proprio oro), una dettagliata informativa sulla privacy e una informazione pubblicitaria che non abbia (più) finalità ingannevoli o distorsive della leale concorrenza.

Professionalità, perché sia garantito un settore composto da operatori formati professionalmente e normativamente sul piano tecnico e della compliance alle regole ed agli obiettivi dell’ordinamento.

Tracciabilità, attraverso l’applicazione della normativa antiriciclaggio e di tutti i suoi presidi (non solo dell’obbligo della segnalazione di operazioni sospette, come ad oggi previsto dal decreto 231/2007) proponibili, se del caso, anche nella loro formulazione semplificata.

Da ultimo, l’annosa questione dei pagamenti in contante. A oggi si fa rilevare che quello dei pagamenti in contante è il sistema più utilizzato dai compro oro, pur imponendo la legge –come noto – un tetto per la soglia di mille euro. Questo comporta diverse problematiche: se da un lato il cliente è desideroso di ricevere somme totalmente in contante, talvolta l’operatore induce (o a sua volta è indotto) a sfruttare la leva del contante per ottenere un indebito vantaggio nei confronti di quanti onestamente, rispettando la legge, procedono con pagamenti tracciati per le eccedenze oltre soglia.

Tutto ciò fa di questo volume uno strumento essenziale per lo studio del settore, delle sue infinite sfaccettature ma, anche, delle sue criticità e distorsioni.

Il lavoro certosino di ricerca e osservazione dell’Autore (coadiuvato dal suo collaboratore Mirko Barbetti) fa di questo libro, sia in chiave ricostruttiva che prospettica, un utile strumento sia per gli operatori del settore che per coloro i quali, in altre occasioni (come quelle investigative), hanno modo di accostarsi a questa realtà del nostro sistema economico.

Categoria: Gnosis

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