La nostra storia

L’intelligence, quale complesso di attività finalizzate alla sicurezza, è caratteristica propria di ogni entità territoriale od organizzazione di esseri umani. L’Impero Romano sotto Diocleziano disponeva dei cosiddetti “agentes in rebus”, corrieri imperiali inviati nelle province a svolgere attività di vigilanza. Nel medioevo, Comuni, Ducati e Principati designavano propri rappresentanti ad attività di raccolta ed elaborazione delle informazioni per garantire la sicurezza del proprio territorio. Ma già nella narrazione delle epiche imprese degli antichi greci o degli egizi, così come nella Bibbia, è facile ritrovare attività riconducibili al moderno processo di intelligence.

La storia dell’intelligence è sicuramente molto ampia e complessa e non può, per sua stessa natura, essere ridotta a poche pagine su un sito. Quanto segue però, potrà servirvi come una bussola per orientarvi tra i nomi e le sigle di un importante capitolo della storia del nostro Paese.

Le origini del sistema nazionale di sicurezza e intelligence: 1859-1899

Appena costituitasi come Stato unitario sotto il Re Vittorio Emanuele II di Savoia, l’Italia avvertì l’esigenza di riorganizzare i diversi sistemi di informazione già presenti nel Paese, risultato della frammentazione territoriale e organizzativa.

Numerosi fonti storiche indicano che nel periodo risorgimentale (1859-1866) operarono, con compiti talvolta diversi e talaltra sovrapposti, almeno due servizi del Ministero dell’interno, uno dell’Esercito – facente capo al regno di Sardegna, nella persona del maggiore Giuseppe Govone, (1825-1872) e considerato il primo vero embrione di servizio nazionale –, uno dei Carabinieri e uno del Corpo delle Guardie doganali. A questi devono essere aggiunti i servizi afferenti al Presidente del Consiglio e al Ministro degli affari esteri, nonché il dispositivo informativo del Re presso la casa militare e quella civile.

Sono questi gli anni in cui l’attività informativa militare è affidata a perlustratori e militari a cavallo che compiono veloci incursioni oltre le linee nemiche al fine di osservare – e annotare – la distribuzione delle truppe sul territorio, i movimenti, la quantità delle batterie di artiglieria o dei reparti a cavallo. In alcuni sporadici casi sono presenti anche osservatori civili, i cui compiti però appaiono in questa fase ancora molto limitati.

Per porre ordine, nel 1863 fu istituito l’Ufficio Informazioni dello Stato Maggiore del Regio Esercito che, affidato al Colonnello Edoardo Driquet (1824-1916), si configura come il primo organo italiano di polizia informativa.

Sciolto a seguito delle sconfitte sofferte nel 1866 contro l’esercito austriaco a Custoza e Lissa – e imputate proprie all’inefficienza del servizio – l’Ufficio informazioni fu ricostituito nel 1890 con prevalenti funzioni di polizia e controspionaggio. Tali compiti mostrano la propensione dei servizi italiani, in questo periodo storico ma anche nella maggior parte delle fasi successive, all’investigazione e alla prevenzione dell’attività dei servizi stranieri sul nostro territorio. Sono questi, secondo gli storici, gli anni dei tentativi di penetrazione nel nostro paese da parte del temuto Evidenzbureau austriaco e del Deuxième Bureau francese. In tale contesto, non è dunque un caso che, nel 1889, il governo italiano definisca per la prima volta il reato di spionaggio a favore di potenze straniere.

L’adesione nel 1882 dell’Italia alla Triplice Alleanza, fa sì che si moltiplichino le azioni di intelligence nella Francia sudorientale, in particolare quelle che vedono protagonista il giovane capitano Eugenio De Rossi (1863-1929). Reclutato nell’Ufficio Informazioni dopo aver redatto, da ufficiale dei bersaglieri, una simulazione di un Piano di aggressione all’Italia da parte della Francia, De Rossi si reca in bicicletta sui crinali alpini dal Col di Tenda sino all’entroterra di Nizza osservando i movimenti delle truppe transalpine ed entrando in possesso di un nuovissimo modello di fucile francese, il Lebel 1886/1893. Impiegato più tardi anche a Milano, per contrastare il lavoro di agenti parigini infiltrati, in Istria, Dalmazia e nella Galizia, De Rossi può essere considerato uno dei primi veri “agenti” operativi italiani.

Negli stessi anni l’attività di intelligence esterna si estende alle colonie d’oltremare, dapprima grazie alle attività di privati come la Compagnia di Raffaele Rubattino di Genova, che utilizza esploratori, mercanti e missionari, poi attraverso un intervento strutturato di elementi militari a partire dai primi anni ’90 del XIX secolo.

Ma la minaccia alla sicurezza del Regno d’Italia non proviene solo dall’esterno. Negli ultimi anni del secolo le difficoltà economiche e il progressivo avanzamento della questione sociale, cui si unisce il consolidarsi di diversi movimenti di categoria e nuove ideologie politiche, fanno sì che si sviluppino attività di controllo in ambito nazionale. Nasce così l’Ufficio Riservato del Ministero dell’interno, che segna il passaggio storico al “doppio binario” dell’intelligence italiana: militare per la sicurezza esterna, civile per la sicurezza interna.

Il sistema nazionale di sicurezza e intelligence alla prova delle due Guerre mondiali: 1900-1948

Nel settembre del 1900 l’Ufficio Informazioni, divenuto ora Ufficio I del Corpo di Stato Maggiore dell’Esercito, fu affidato al colonnello dei Carabinieri Felice De Chaurand de Saint Eustache. Fonti storiche narrano di una forza organica molto ridotta e di un budget esiguo, cui De Chaurand e i suoi successori – i colonnelli dei Bersaglieri Vincenzo Garioni e Silvio Negri – cercarono di supplire servendosi di strumenti innovativi, quali i cifrari e la crittografia, e della collaborazione di geografi e archeologi impegnati nelle missioni di ricerca in regioni come la Tripolitania e la Cirenaica.

Con lo scoppio della I Guerra mondiale i servizi militari si moltiplicarono. L’Ufficio I divenne Servizio I del Comando Supremo e gli vennero affiancati due altri servizi informativi dipendenti dagli Stati Maggiori dell’Esercito e della Marina. Proprio il Servizio Informazioni della Regia Marina sarà protagonista del “Colpo di Zurigo”, un’azione che permise di individuare e neutralizzare, nel febbraio del 1917, la centrale dello spionaggio austriaco per l’Italia a Zurigo.

A conclusione della Grande Guerra, lo Stato italiano si ritrovò nuovamente a confrontarsi con la sfida del “doppio binario” militare e civile. Nel 1919 si procedette a una profonda riorganizzazione degli uffici informativi del Ministero dell’Interno che portarono, da una parte, allo scioglimento dell’Ufficio Centrale di investigazione (UCI) – nato durante la I guerra mondiale allo scopo di smascherare i disertori e le associazioni a loro sostegno – e dall’altro alla costituzione della Divisione affari generali e riservati (DAGR).  La DAGR era suddivisa in due branche specifiche: la Sezione ordine pubblico, con competenze in materia di difesa della sicurezza dello Stato e controllo della attività sovversive, e la Divisione stranieri, con il compito di raccogliere informazioni sulle attività di cittadini di altre nazioni nel nostro paese. Sono questi gli anni in cui vengono progressivamente perfezionate le tecniche di spionaggio grazie a nuovi approcci sia all’individuo sia all’organizzazione. Si istituiscono, inoltre, il Casellario Politico Centrale e gli Ispettorati Speciali di Polizia in numerose zone d’Italia.

Nel 1927 si procede anche al riordinamento dell’intelligence militare, nell’ambito della costituzione del Comando di Stato Maggiore dell’Esercito al cui interno viene istituito il Servizio di Informazioni Militare (SIM). Come il DAGR, anche il SIM era articolato in due branche: una “offensiva” o di ricerca informativa, e una “difensiva” o di controspionaggio. A esso si affiancavano il Servizio Informazioni dell’Aeronautica (SIA) e il Servizio Informazioni Segrete della Marina (SIS). Di fatto questa struttura rimase invariata fino all’8 settembre 1943, data dell’armistizio con gli anglo-americani, eccezion fatta per una breve parentesi in cui la sezione difensiva del SIM fu organizzata in Servizio autonomo di controspionaggio.

Nel 1944, a seguito di una prima embrionale riforma della sicurezza attuata dal Governo Badoglio, venne istituita una struttura denominata Servizio Informazioni Speciali (SIS) cui vennero assegnate, in via provvisoria, tutte le competenze del DAGR in materia di investigazione politica. Il SIS rimase attivo per circa quattro anni finché, alla fine del 1948, con la nascita della Repubblica Italiana, verrà sostituito dall’Ufficio Affari Riservati del Ministero dell’interno.

Il sistema nazionale di sicurezza e intelligence nel secondo dopoguerra: 1948-2007

Il 30 marzo 1949, dopo la nascita della Repubblica italiana, la costituzione del Ministero della difesa – nel quale confluiscono i Ministeri della guerra, della marina e dell’aeronautica – e nel clima politico internazionale della guerra fredda, si provvide al riordino dei Servizi Informativi militari con la costituzione di un unico Servizio Informazioni Forze Armate (SIFAR) alle dirette dipendenze del Capo di Stato Maggiore della Difesa e sotto la direzione del generale Giovanni Carlo Re, cui succedettero, fino al 1965, i generali Umberto Broccoli, Ettore Musco, Giovanni De Lorenzo, Egidio Viggiani e Giovanni Allavena.

A supporto e collegamento, presso ciascuna Forza armata venne costituita una Sezione informazioni operative e situazione (SIOS), alle dirette dipendenze dei rispettivi Capi di Stato Maggiore e con compiti specifici di informazione tecnico-militare e polizia militare.

La creazione di un vero e proprio servizio segreto, quale il SIFAR si configurava seppure con sovranità limitata e in diretto contatto con i servizi statunitensi, era una delle prime conseguenze della stabilizzazione della situazione politica italiana e dell’ingresso del nostro Paese nella NATO.

Nel 1965, un’ulteriore riforma dell’ordinamento dello Stato Maggiore della difesa e delle Forze armate con Decreto del Presidente della Repubblica, trasforma il SIFAR in Servizio Informazioni Difesa (SID) cui vengono affidati compiti di informazione, prevenzione e tutela del segreto militare e di ogni altra attività di interesse nazionale volta alla sicurezza e alla difesa del Paese. Il SID comincia ufficialmente la sua attività il 1 luglio del 1966 sotto la direzione dell’ammiraglio Eugenio Henke, cui succedono, fino al 1977 anno della nuova riforma, il generale Vito Miceli e l’ammiraglio Mario Casardi.

La gestione della sicurezza interna venne affidata, nel 1948, all’Ufficio Affari Riservati del Ministero dell’interno poi sciolto nel 1974. In seguito Francesco Cossiga costituirà l’Ispettorato generale per l’azione contro il terrorismo (IGAT), ridefinito nel 1976 Servizio di Sicurezza (SDS), con un ruolo prevalentemente operativo con al vertice il prefetto Emilio Santillo. Prima di lui si erano succeduti dal 1949 alla guida del servizio cosiddetto “civile”, Gesualdo Barletta, Domenico De Nozza, Ulderico Caputo, Efisio Ortona, Savino Figurati, Giuseppe Lutri, Elvio Catenacci, Eriberto Vigevano e Federico Umberto D’Amato.

Nel 1977 l’intelligence italiana ha subito una profonda e radicale trasformazione con la legge n. 801 che ha istituito il Servizio per le informazioni e la sicurezza militare (SISMI) e il Servizio per le informazioni e la sicurezza democratica (SISDE). Le due nuove strutture venivano poste alle dipendenze rispettivamente del Ministro della difesa e del Ministro dell’interno. Ma la nuova legge attribuiva l’alta direzione, la responsabilità politica generale e il coordinamento della politica informativa e di sicurezza al Presidente del Consiglio dei ministri, che coordinava i due organismi di intelligence tramite il Comitato esecutivo per i servizi di informazione e sicurezza (CESIS).

Entrambi i servizi sono rimasti in attività fino alla riforma normativa del 2007. I compiti del SISMI erano prevalentemente finalizzati a difendere la sicurezza nazionale da qualsiasi minaccia in Italia e all’Estero anche con azioni di controspionaggio dirette a tale scopo. Dal 1978 al 2007 si sono succeduti alla sua guida il generale Giuseppe Santovito, il generale Nino Lugaresi, l’ammiraglio Fulvio Martini, il generale Sergio Luccarini, il generale Luigi Ramponi, il generale Cesare Pucci, il generale Sergio Siracusa, l’ammiraglio Gianfranco Battelli e il generale Nicolò Pollari.  I compiti del SISDE erano, invece, finalizzati a difendere la sicurezza della Repubblica e delle sue istituzioni da qualsiasi minaccia, operando principalmente in Italia. Dal 1977 al 2007 si sono succeduti alla sua guida Giulio Grassini, Emanuele De Francesco, Vincenzo Parisi, Riccardo Malpica, Alessandro Voci, Angelo Finocchiaro, Domenico Salazar, Gaetano Marino, Vittorio Stelo, Mario Mori e Franco Gabrielli.

Il sistema nazionale di sicurezza e intelligence verso il futuro: dal 2007 a oggi

Nel 2007 – per rispondere anche al mutato contesto sociale-nazionale e politico-internazionale e alle nuove sfide economiche, cyber ed energetiche che richiedono sempre nuovi strumenti operativi e nuove professionalità – l’intero apparato di intelligence nazionale subisce un profondo processo di riforma con l’applicazione della legge 124/2007 che istituisce il Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica.

Al suo interno, sotto l’alta direzione e la responsabilità generale del Presidente del Consiglio dei ministri, cui compete la nomina di direttori e vicedirettori di ciascuna agenzia, e con il coordinamento del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS), operano l’Agenzia informazioni e sicurezza esterna (AISE) e l’Agenzia informazioni e sicurezza interna (AISI), non più dipendenti dai Ministri della difesa e dell’interno.

In tale nuovo ordinamento il Presidente del Consiglio  «provvede al coordinamento delle politiche dell’informazione per la sicurezza, impartisce le direttive e, sentito il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica, emana ogni disposizione necessaria per l’organizzazione e il funzionamento del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica».

L’AISE ha, dunque, sostituito il SISMI. All’Agenzia sono affidate le attività di informazione sulle minacce alla sicurezza della Repubblica provenienti dall’estero, il controspionaggio fuori dai confini nazionali e le attività di controproliferazione. Dal 2007 si sono succeduti alla sua guida l’ammiraglio Bruno Branciforte, il generale Adriano Santini e il dottor Alberto Manenti, tutt’ora in carica.

L’AISI, che ha invece sostituito il SISDE, svolge attività di informazione per la difesa della sicurezza interna della Repubblica e delle istituzioni democratiche, nonché quelle per la protezione degli interessi nazionali e il controspionaggio in territorio italiano. Dal 2007 a oggi si sono succeduti alla sua guida il prefetto Giorgio Piccirillo, il generale C.A. Arturo Esposito e il prefetto Mario Parente, tutt’ora in carica.

Alla guida del DIS si sono succeduti, dal 2007 a oggi, il generale Giuseppe Cucchi, il prefetto Giovanni De Gennaro, l’ambasciatore Giampiero Massolo e l’attuale Direttore generale, il prefetto Alessandro Pansa.

Oltre al Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica, va segnalata la struttura di intelligence militare, il II Reparto informazioni e sicurezza posta all’interno dello Stato Maggiore della Difesa, che ha la funzione prevalente di raccolta di informazioni, in coordinamento con l’AISE, a garanzia della protezione delle postazioni e delle attività all’estero delle Forze armate.

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