Vincere la sfida della pace con le armi della democrazia

3 dicembre 2015

Roadshow IntelligenceLive Venezia 02-12-2015

Niente inseguimenti da brivido per i canali di Venezia e nemmeno smoking neri per appuntamenti al buio. I nuovi 007 non portano la Walther PPK nella fondina sotto la giacca, ma sono ‘armati’ di competenze nei campi del cyber, dell’economia e della difesa. Conoscono lingue rare, sono esperti di analisi e hanno uso di mondo, ma la loro principale caratteristica è l’equilibrio e la capacità di guardare oltre. In un’ottica di sicurezza partecipata, intelligence e mondo delle università si sono ritrovati ancora una volta assieme, in occasione della ventiduesima tappa del roadshow ‘Intelligence live’. Il 2 dicembre, alla Ca’ Foscari di Venezia, tanti giovani si sono confrontati con il sottosegretario Marco Minniti, Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica. All’incontro, che si è tenuto nell’aula magna Ca’ Dolfin, sono intervenuti il Rettore, Michele Bugliesi, i professori Marcello Pelillo e Riccardo Focardi – che hanno trattato rispettivamente i temi ‘Intelligenza artificiale per l’intelligence’ e ‘Vulnerabilità dei sistemi crittografici’ – e Paolo Scotto di Castelbianco, direttore della Scuola di formazione e responsabile della Comunicazione istituzionale del Comparto intelligence.

Isis ha la più grande legione straniera dell’epoca moderna

Nel suo intervento, Minniti ha spiegato le priorità dell’intelligence in materia di lotta al terrorismo. «Il quadro della minaccia è imponente», ha spiegato, perché il Da’ish «ha la più imponente legione straniera dell’epoca moderna, circa 25.000 persone che provengono da circa 100 Paesi del mondo». L’Autorità delegata ha sottolineato come il tema dei foreign fighter sia «la cosa che tiene assieme» il lato simmetrico e quello asimmetrico della sfida che il Da’ish lancia all’Occidente unendo l’aspetto militare e quello terroristico. «La forza che abbiamo nei confronti del terrorismo è quella di un mondo libero – ha rimarcato Minniti – Noi siamo più forti perché siamo in democrazia, perché ci rispettiamo. Se rinunciamo ai nostri valori fondamentali perdiamo noi stessi ed è proprio ciò che i terroristi si augurano».

Il Da’ish va sconfitto con una coalizione ampia

La battaglia contro l’Isis va vinta «sul piano militare», con «una coalizione più ampia possibile», ma anche sul «livello diplomatico», è stata l’analisi del sottosegretario con delega all’intelligence. «Si vince sul piano militare – ha proseguito Minniti – perché bisogna liberare i territori occupati e questo si deve fare con la più ampia coalizione internazionale possibile. L’obiettivo dev’essere mettersi insieme per sconfiggerlo, guardando al domani ma anche al dopo, tenendo assieme l’Europa, gli Usa, la Russia, i Paesi arabi moderati». Ma «per vincere serve anche l’aspetto diplomatico. In passato siamo stati particolarmente bravi a sviluppare iniziative militari ma non altrettanto nel dopo». Nel caso del Da’ish, è «chiaro che Raqqa va liberata, ma va pensato anche il suo ruolo della nuova Siria». «Dobbiamo garantire sicurezza alle nostre popolazioni, essere capaci di sconfiggere il terrorismo. Ma anche vincere la partita della pace – ha precisato Minniti – sono cose che vanno perseguite assieme. Non ci sono un prima e un dopo. La partita del terrorismo la vinceremo su quei terreni, parlando al cuore dei popoli che oggi sentono il suono delle parole dei terroristi».

Roadshow IntelligenceLive Venezia 02-12-2015

Non farsi prendere dalla sindrome della paura

Ecco perché nel fronteggiare la minaccia del terrorismo «il termine paura va maneggiato con cura. Farsi prendere dalla sindrome della paura significa farsi prendere da uno dei loro obiettivi». Il Califfato, ha evidenziato Minniti, «se può porta il terrore, altrimenti trasmette il suo messaggio, che può avere lo stesso effetto di un attentato, colpendo attraverso una paura permanente». Quella contro lo Stato Islamico è una partita in cui «non esiste il pareggio», «si deve vincere» e per farlo serve «la prevenzione, cioè il raccogliere il maggior numero di informazioni, sapendo leggere le fonti aperte e prevedendo cose altamente imprevedibili».

Il confronto si è sviluppato anche attraverso i social. Tra i tanti i tweet arrivati ai relatori, quello di una laureanda in arabo che chiedeva se le sue competenze linguistiche potessero essere utili per una carriera nell’intelligence. Mentre altri studenti riflettevano sul rapporto tra paura, mass media e legittimazione dell’Is. «Questo incontro ha avuto una partecipazione entusiasta di studenti provenienti dadiversi ambiti, non solo l’informatica, perché l’intelligence è anche un’operazione culturale, psicologica, linguistica, filosofica e storica», ha detto il Rettore Michele Bugliesi. «Il rapporto con le università – ha rimarcato il Rettore della Ca’ Foscari – è importante sia per le conoscenze che i docenti possono portare, sia per la collaborazione con gli studenti. E non ci si rivolge soltanto ai ‘tecnici’, come gli informatici. Per la sicurezza anche la conoscenza dell’arabo o del cinese o alcuni aspetti della psicologia possono essere importanti».

Al responsabile della comunicazione istituzionale è toccato anche il compito di raccontare l’attività dell’intelligence, che riguarda sempre più il cyber e la protezione della sicurezza economica e degli interessi scientifici e industriali del paese. «Il punto chiave – ha sottolineato Paolo Scotto di Castelbianco – è che bisogna fare sicurezza partecipata. Per questo il nostro sistema interloquisce sempre di più con il mondo accademico e con quello industriale. La sicurezza non si ferma ai confini e quindi serve una risposta collettiva. Si deve lavorare sulla minaccia mettendo assieme tutte le informazioni possibili. L’adrenalina è nella sfida intellettuale – ha rimarcato il direttore della Scuola di formazione – e farlo per il proprio Paese è un valore aggiunto».

Il sottosegretario Minniti ha quindi ringraziato la famiglia di Valeria Solesin, la ricercatrice che ha perso la vita il 13 novembre scorso nel corso degli attacchi terroristici a Parigi, per aver aperto un dialogo interreligioso di pace.

 

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