Terrorismo, Massolo: «Attenti ma non allarmati»

28 settembre 2015

Massolo e Porro al Cortile di Francesco, Assisi

Terrorismo, flussi migratori, Giubileo e sicurezza. Il Direttore generale del DIS, Giampiero Massolo, ne ha parlato nel suo intervento ad Assisi, il 25 settembre, nell’ambito degli incontri del Cortile di Francesco, la cinque giorni di confronti, conferenze e workshop che hanno visto protagonisti personalità della società civile, della cultura, della politica e dell’arte ma anche tanti uomini e donne pronti ad ascoltare e a dialogare tra loro sul tema dell’Umanità.

«Siamo molto attenti, ma non allarmati. Le nostre risorse sono impiegate al meglio possibile», ha detto l’ambasciatore Massolo intervistato dal giornalista Nicola Porro su come tenere insieme accoglienza e sicurezza per il Giubileo della Misericordia che si apre il prossimo 8 dicembre. «Non abbiamo per il momento indicazioni operative che inducano a lanciare inutile allarmi», ha rimarcato il Direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, ricordando che «questi eventi chiaramente espongono il Paese, lo rendono protagonista sulla scena mondiale. Ma fino a questo momento – ha ribadito Massolo – non abbiamo progettualità specifiche che siano venute alla nostra attenzione. Il monitorare, lo stare attenti, il cercare di prevedere gli eventi e una ottimale organizzazione dei flussi possono conciliare entrambe le cose. E questo con una cifra: non c’è libertà se non ci sono delle regole di sicurezza. È quanto siamo attivamente impegnati a fare anche con le forze dell’ordine e in partnership con i nostri colleghi di altri Paesi».

«La cooperazione con le forze di polizia funziona molto bene – ha infatti assicurato l’ambasciatore – abbiamo un punto di scambio, il CASA, che consente di confrontare in tempo reale le informazioni di polizia con quelle dell’Intelligence. La collaborazione internazionale gioca un ruolo molto importante a tutti i livelli e anche lì si sta lavorando, in silenzio, in maniera molto concreta ed efficace. Ricordiamo spesso il bisogno di sicurezza partecipata: il rapporto con i cittadini e la loro fiducia, in una cornice concreta di cultura della sicurezza, è uno strumento in più per la sicurezza del Paese».

Particolare attenzione per i luoghi di fede

«Non riteniamo che ci siano obiettivi più sensibili di altri – ha spiegato ancora il Direttore generale del DIS – indubbiamente è oggetto di particolare attenzione ciò che in qualche modo è direttamente collegato con i luoghi di fede, dove si professa la nostra religione e si affermano i nostri valori». «Abbiamo a che fare con una galassia terroristica dispersa – ha fatto notare Massolo – non necessariamente formata da gruppi organizzati. Talvolta è fatta di singoli esaltati, radicalizzati o di semplici imitatori. Da questo punto di vista è la prevenzione che serve, perché quando il malintenzionato è arrivato al metal detector è già troppo tardi».

Anche senza uccidere si può paralizzare un Paese. La minaccia in rete richiede nuovi skills  

«La minaccia in rete può essere molto pericolosa», ha avvertito il Direttore del DIS, analizzando gli elementi di criticità con i quali si misura ogni giorno il lavoro del Comparto Intelligence. «Si pensi se qualcuno entra per esempio nel sistema delle dighe e manipola una diga – ha sottolineato Massolo – quindi anche senza uccidere si può paralizzare un Paese. Basti considerare per esempio la rete dei caselli autostradali, dei bancomat, dei sistemi di calcolo o le centrali dell’energia elettrica. Ecco perché alla connotazione nuova della minaccia devono corrispondere nuovi skills e un core business dei Servizi di informazione allargato al cyber».

Massolo e Porro al Cortile di Francesco, Assisi

Internet è il più pericoloso centro di radicalizzazione

La rete è in questo momento «il centro di radicalizzazione più pericoloso», ha detto ancora Massolo, spiegando che «molti rischiano di radicalizzarsi sul web, di farlo nel chiuso dei loro appartamenti, magari avendo contatto con persone della loro cerchia più stretta e quindi sono più difficilmente individuabili». Ma «bisogna comunque distinguere», è stata l’analisi del Direttore generale del DIS. «Esiste infatti tutta un’attività – ha aggiunto l’ambasciatore Massolo riferendosi a quella islamica – tesa a fare propaganda con metodi particolarmente raffinati».

Flussi migratori, maggiore attenzione per la rotta balcanica

I sistemi di controllo dei Paesi balcanici «sono meno avanzati di altri», ha sottolineato ancora il Direttore del DIS. È per questo che va seguita con attenzione la rotta balcanica dei flussi migratori. «Tradizionalmente – ha spiegato l’ambasciatore Massolo – è la rotta più seguita dai foreign fighters e i flussi migratori che passano di lì hanno lunghe soste in aree dei Balcani a più forte connotazione di radicalismo islamico». Per questo, ha concluso Massolo, «è una rotta preoccupante ma va distinto tra preoccupazione e allarme. E questo flusso va seguito con attenzione».

Cointeressenze economiche tra jihadisti e trafficanti immigrati

Quanto all’eventuale legame tra immigrazione e terrorismo, «è un elemento che preoccupa» ma «non abbiamo indicazioni particolari – ha chiarito ancora Massolo – che vi sia un collegamento tra i flussi migratori e la presenza in questi flussi di esponenti del terrorismo jihadista. Evidentemente questo non significa che si possa del tutto escludere questo genere di ipotesi, manca però in questo momento un’evidenza precisa». Il direttore generale del DIS ha poi sottolineato che «possono esserci, e talvolta ci sono sul territorio e nei Paesi di origine, cointeressenze fra coloro i quali organizzano i traffici di esseri umani e organizzazioni jihadiste. È un traffico lucroso e importante dal punto di vista dei numeri – ha rimarcato l’ambasciatore – e personalmente troverei strano se così non fosse. È un elemento che preoccupa ma non è, o non è ancora, un dato che allarma. L’idea rilevante è cercare di prevenire e da questo punto di vista possiamo dire di essere preoccupati ma vigili e non allarmisti».

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