Salto di qualità dell’Intelligence contro il terrorismo liquido

6 luglio 2015

 

Lectio magistralis dell'amb. Massolo alla Link Campus University - 03-lug-2015

Tunisi, Lione, Kuwait: tre individui compiono attentati simultaneamente senza essere attivati da un’entità centrale ma collegati in una ‘rete virtuale’ che colpisce in tre punti diversi. La minaccia terroristica ha cambiato pelle, è diventata una “galassia indistinta, una nebulosa immateriale. A questo livello di minaccia deve corrispondere un salto di qualità dell’Intelligence, che deve lottare e prevenire i rischi”. A rimarcarlo è stato il Direttore generale del DIS, ambasciatore Giampiero Massolo, nella sua Lectio magistralis al Master in intelligence e sicurezza della Link Campus University. L’incontro sul tema ‘Nuove sfide: nuova intelligence?’, tenuto il 3 luglio presso la Sala della Biblioteca ‘Francesco Cossiga e Guido De Marco’, è stato introdotto da Vincenzo Scotti, presidente della Link Campus University e già ministro dell’Interno, e moderato da Marco Mayer, direttore del Master in Intelligence e Sicurezza di Link Campus University.

La minaccia del terrorismo “liquido”

“Il terrorista di Sousse – è stata l’analisi di Massolo – dopo aver ucciso a colpi di kalashnikov 37 persone sulla spiaggia, non fugge. Quando viene abbattuto, si stava semplicemente allontanando”. Anche questo dato indica che “siamo in presenza di persone disposte ad usare il proprio corpo come arma, diventando così parte di quella nebulosa indistinta contro cui occorrono nuove forme di difesa”. “La minaccia – ha spiegato ancora il Direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza – non è più geografica o fisica ma proviene da una galassia puntiforme che mette a rischio anche l’integrità patrimoniale e la competitività del sistema Paese. È una minaccia liquida, cui bisogna rispondere con un upgrading dell’Intelligence”.

Occorre adeguare strategicamente le capacità di risposta alle evoluzioni del quadro generale e della minaccia, rafforzando il ruolo dell’Intelligence quale presidio avanzato al servizio ed a tutela del sistema Paese. “Viviamo in un mondo che produce una contemporaneità di eventi – ha ricordato l’ambasciatore Massolo – e le minacce che abbiamo di fronte si combattono facendo fronte comune. Come il nostro terrorismo fu sconfitto anche grazie alla mobilitazione della società civile, serve ora la mobilitazione della comunità internazionale per sconfiggere questa nuova forma di pericolo”.

Promuovere la cultura della sicurezza

Nel suo intervento, il Direttore generale del DIS ha ricordato come tra gli obiettivi del Comparto ci sia la promozione della cultura della sicurezza. “Una riflessione sulle sfide della nuova Intelligence – ha fatto notare Massolo – non può che prendere le mosse dalla constatazione di come sia ancora diffusa un’immagine fuorviata dei Servizi d’Intelligence, i quali troppo spesso evocano fantasie cinematografiche stile James Bond o, peggio, devianze dall’ordine democratico”. Ma “negli ultimi anni la maturazione dell’opinione pubblica ha portato a una nuova percezione” del Comparto. Ora c’è un’altra curva che attraversa il Paese e racconta di “cittadini che hanno fiducia in una Intelligence moderna che anche attraverso la Scuola di formazione e i roadshow nelle università, contribuisce a costruire sicurezza e pensiero”. In un mondo caratterizzato dalla complessità delle interazioni a livello globale, non può tuttavia sfuggire quanto “sia illusoria ogni raffigurazione che ascriva ai Servizi segreti la capacità di controllare e determinare tutto ciò che accade”. Lo stesso concetto di segretezza “andrebbe meglio specificato – ha proseguito il Direttore del DIS nella sua analisi – visto ad esempio lo stringente controllo parlamentare previsto dalla vigente normativa sulle attività dell’Intelligence”.

Verso una nuova Intelligence

Come si rinnova l’Intelligence nel tempo della minaccia fluida? Anzitutto “affinando le sue priorità“, è stata l’analisi del Direttore del DIS. “Proprio perché l’Intelligence non può ‘tutto’, la definizione da parte del decisore politico di specifici obiettivi informativi è il presupposto necessario per consentire” al Comparto di “operare su di un campo che si è allargato rispetto alla difesa della sicurezza della Repubblica nel senso classico, abbracciando la protezione di assetti ed interessi tanto pubblici quanto privati, oltre che politici, militari, industriali e a vario titolo afferenti al sistema Paese nel suo complesso”. In un mondo caratterizzato da sovrabbondanza d’informazioni, ha proseguito l’ambasciatore Massolo, all’Intelligence è dunque richiesta “una nuova capacità di mettere a sistema e contestualizzare quanto emerge dalle diverse attività di ricerca informativa” delle Agenzie. L’Intelligence offre “informazioni corrette al decisore politico, e questo significa aiutare a vedere gli scenari esistenti offrendo la dritta giusta al momento giusto”. L’Intelligence può inoltre aiutare a cambiare la situazione sul terreno quando un evento rischia di essere potenzialmente dannoso per l’interesse nazionale.

Nella partita globale per la sicurezza, “il fattore umano continuerà a giocare un ruolo fondamentale – ha scandito il Direttore del DIS – ma è evidente come la tecnologia si attesti sempre più come un valore aggiunto nella ricerca informativa e come sia dunque importante investire in questi nuovi settori, tanto sotto il profilo strumentale quanto in quello professionale”. L’Intelligence contrasta le nuove minacce sviluppando un modello unitario ma non unico, che esalta le specificità operative ma riduce le sovrapposizioni nell’ambito gestionale e logistico. Fondamentale “la collaborazione con le Forze di polizia, facendo squadra e costituendo un modello che ha dato buona prova di sé anche a livello europeo”. In terzo luogo, “attraverso la collaborazione internazionale tra Servizi di Intelligence, mettendo in comune dati e informazioni”.

La sfida del cyber e la joint venture della sicurezza 

Sulle frontiere delle minacce puntiformi, l’Intelligence si muove in maniera dinamica e progettuale. Allungando il campo e guardando al concreto. L’ambasciatore Massolo ha infatti sottolineato l’espansione del core business dell’Intelligence, impegnata a lavorare sempre più a protezione del sistema Paese nel suo complesso. La minaccia cibernetica rappresenta un serio rischio per la crescita economica del Paese: lo spionaggio cibernetico non conosce frontiere e può risultare nella sottrazione di know-how, brevetti, studi di mercato e piani industriali, azzerando il valore di investimenti ed il vantaggio competitivo di un Paese che fa del sapere e dell’innovazione la propria pietra angolare. Uno spazio cibernetico degradato o in cui proliferano truffe informatiche, inoltre, diminuisce la fiducia dei consumatori disposti ad avvantaggiarsi di questo strumento di crescita, rappresentando un indiretto freno alla crescita.

Nel nuovo terreno di lotta, l’Intelligence “aggiorna il governo sui potenziali target di manovre aggressive” e lavora con particolare attenzione ai settori più moderni, quali la protezione cibernetica e l’analisi economico-finanziaria e del mercato energetico. Segnala rischi specifici e offre informazioni per consentire la messa in opera di contromisure adeguate, edificando difese come nel caso delle convezioni con le aziende. In questo percorso di sicurezza partecipata, ha scandito Massolo, “è importante la sinergia con il privato. Sicurezza è un fare in comune, pubblico e privato insieme per un obiettivo”, perché “nel cyberspace ‘geneticamente’ globale, nessuno può fare o difendersi da solo”.

Comunicare l’intelligence guardando al futuro

Il Direttore del DIS ha quindi ribadito l’importanza della comunicazione dei Servizi d’intelligence verso l’esterno, secondo un principio di quanto più ampia possibile trasparenza: “Non possiamo permettere – ha chiarito – che la riservatezza delle operazioni getti un’ombra sullo strumento posto a tutela della sicurezza del sistema Paese”. Questo significa “passare a pensare che nel 90% dei casi posso dire al mio compagno di banco di cosa mi sto occupando. Le vere e proprie operazioni di Intelligence non si raccontano per motivi di sicurezza e per proteggere gli agenti impegnati, ma altri dati possono essere scambiati”, mentre in linea generale “l’Intelligence guadagna ad essere conosciuta meglio“.

Il reclutamento non può che rispondere alle esigenze del nostro tempo, con le nuove leve dell’Intelligence che vengono anche dalle università o hanno fatto domanda attraverso la sezione Lavora con noi del nostro sito. “È anche una grande lezione di umanesimo lavorare per l’Intelligence”, ha sottolineato l’ambasciatore Massolo. Un “lavoro lungo ma anche di risultato immediato, che vede in campo la qualità umana e l’impiego dell’avanguardia tecnologica”. “Non siamo la remota provincia di qualche Impero perduto – ha concluso il Direttore generale del DIS – ma uomini e donne dello Stato che lavorano per la sicurezza di tutti e adeguano la loro capacità di risposta alla minaccia asimmetrica”.

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Categoria: Archivio notizie

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