Presentata la Relazione al Parlamento 2016

27 febbraio 2017

Il Presidente del Consiglio Gentiloni e il DG DIS Pansa

Presentazione della Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza 2016 da parte del prefetto Alessandro Pansa, Direttore generale del DIS

La legge 124 del 2007, che ha istituito il Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e ha stabilito una nuova disciplina del segreto di Stato, prevede che entro il mese di febbraio di ogni anno il Governo trasmetta al Parlamento una relazione scritta non classificata, riferita all’anno precedente, sulla politica dell’informazione per la sicurezza e sui risultati ottenuti.

Siamo qui per presentare al pubblico l’edizione relativa al 2016, che il Presidente del Consiglio dei Ministri, cui va il mio più fervido ringraziamento per essere presente in questo consesso, ha inviato poche ore fa ai Presidenti dei due rami del Parlamento e, per doveroso garbo istituzionale, al Presidente della Repubblica ed al Presidente della Corte Costituzionale. Si tratta di un elaborato che, per impianto concettuale, taglio espositivo, contenuti, e diffusione, riflette l’evoluzione che ha caratterizzato l’intelligence nazionale in questi anni di applicazione della riforma, in conformità non solo alla lettera del dettato legislativo, ma anche al suo spirito.

Oggi possiamo toccare con mano la portata del salto di qualità costruito e maturato nel tempo. Ciò, e tengo a sottolinearlo subito, nei rapporti, senza precedenti per intensità, per fecondità e per sintonia, che intercorrono fra il Comparto intelligence e il COPASIR, che desidero ringraziare calorosamente per l’altissimo senso istituzionale con il quale coniuga il doveroso rigore nell’azione di vigilanza e di controllo con un costante spirito costruttivo e propositivo, assicurando in tal modo una preziosa linfa vitale all’operato quotidiano degli Organismi informativi.

E, certamente, tale salto di qualità viene riflesso anche nel concepimento e nel confezionamento della Relazione Annuale al Parlamento, che non è più un semplice resoconto burocratico. Mira, piuttosto, a conseguire quattro obiettivi:

  • illustrare il lavoro svolto dagli Organismi informativi
  • valorizzare l’impegno del DIS, dell’AISE e dell’AISI a tutela della sicurezza nazionale in tutte le sue dimensioni
  • porsi come attività qualificante dell’azione di comunicazione istituzionale
  • svolgere un esercizio di promozione della cultura della sicurezza.

Con la natura e con le finalità dell’elaborato collimano, d’altra parte, sia il formato editoriale, basato sull’utilizzo di un linguaggio semplice e divulgativo, che la modalità di diffusione della Redazione, accessibile da chiunque lo desideri anche in versione digitale, in formato pub, e naturalmente, a partire da oggi pomeriggio, sul nostro sito istituzionale www.sicurezzanazionale.gov.it

Ricordo come parte integrante della Relazione sia il Documento di Sicurezza Nazionale, che, nel dare conto del lavoro svolto dall’intelligence, affronta “a tutto tondo” la tematica cyber, descrivendo il panorama della minaccia cibernetica e, parimenti, il conseguente adeguamento dell’architettura che sta sempre più potenziando le capacità di prevenzione e contrasto di tale minaccia da parte del nostro Sistema Paese.

Non è questa, naturalmente, la sede per entrare nel dettaglio delle diverse tematiche, ma va senz’altro sottolineato che dalla Relazione sono enucleabili importanti elementi di novità.

Non poteva essere altrimenti, dato che il 2016 è stato caratterizzato da veri e propri “salti storici”, da rilevanti evoluzioni geopolitiche, economiche e securitarie, che hanno direttamente chiamato in causa la stessa tenuta dell’Occidente di fronte a così grandi cambiamenti epocali. Abbiamo, in effetti, assistito, e lo sottolineiamo nella Relazione, a sviluppi in grado di ridefinire gli equilibri geopolitici su scala mondiale, che hanno indotto molti studiosi ad evocare anche il tema della graduale erosione del ruolo e dello stile di vita delle classi medie rispetto ad un processo di globalizzazione percepito da segmenti delle società economicamente più avanzate come causa di disuguaglianze e, conseguentemente, di una dilatata base di disagio, disoccupazione e povertà.

In questo contesto, l’Italia si è ritrovata in prima linea, specie a fronte della perdurante instabilità che ha interessato il quadrante del cosiddetto “Mediterraneo allargato”, di immediato e primario rilievo – anche se, certamente, non unico – per la proiezione, promozione e tutela dei nostri interessi nazionali. In un orizzonte per forza di cose complesso, ed in coerenza con le indicazioni del Vertice politico, le interrelazioni fra sviluppi d’area e fenomeni di minaccia hanno dunque costituito un principio cardine dell’attività intelligence, con un significativo impegno proprio a supporto dell’azione politico-diplomatica dell’Italia in direzione della sponda Sud del Mediterraneo: per la stabilizzazione della Libia e per il contenimento di ingenti flussi migratori illegali che anche nel 2016 hanno trovato la via di transito principale in quel territorio; per la sicurezza della regione, che è anche area strategica di approvvigionamento energetico; per il sostegno, pure in ambito comunitario, ai Governi delle popolose realtà sub-sahariane.

In un panorama così articolato, minacce come il terrorismo, l’estremismo violento, il traffico di esseri umani, hanno frattanto assunto una dimensione globale che esige una risposta globale, e che per ciò stesso conferisce al contributo informativo ed analitico dell’intelligence una importanza fondamentale.

Mi riferisco in particolare:

  • al contrasto al terrorismo jihadista
  • alla sicurezza delle frontiere
  • alla necessità di garantire le condizioni della crescita economica
  • all’esigenza di declinare su più livelli di intervento il coinvolgimento dell’intelligence con riguardo alla minaccia cibernetica.

Ciascuno di tali obiettivi ha postulato un’azione strutturata e coerente al livello statuale, coniugata, sul piano multilaterale, con la costante sollecitazione a strategie di maggiore coesione e di maggiore unità di intenti.

Venendo, più specificamente, agli esiti dell’attività info-operativa svolta dall’AISE e dall’AISI con il coordinamento del DIS, si evidenziano, nell’impianto espositivo della Relazione, taluni elementi che meritano di essere richiamati.

In relazione al terrorismo internazionale, si è ritenuto, quest’anno, di dedicare un focus più approfondito al “jihad in Europa”, ossia al tema dell’esposizione del Vecchio Continente alla minaccia terroristica. Sottolineo che questa è stata testimoniata non solo dagli attacchi effettivamente verificatisi lo scorso anno, ma anche, ed è un dato importante che va ricordato, dalle numerose pianificazioni sventate o fallite, oltre che dal crescente numero di segnalazioni di progetti offensivi.

La connotazione multiforme del terrorismo jihadista ha indotto ad affinare i moduli di scambio informativo al livello europeo. Rilevo che la nostra comunità intelligence, negli ambiti di collaborazione internazionale che le sono propri, ha svolto, sul piano sia bilaterale che multilaterale, un ruolo di impulso per promuovere ed incoraggiare la massima condivisione informativa, che è indispensabile per combattere efficacemente il fenomeno, e che può ispirarsi, come ad un fruttuoso riferimento, al modello italiano di risposta, caratterizzato dal costante raccordo tra DIS, AISE ed AISI, e dalla proficua interazione tra Intelligence e Forze di Polizia, che trova il suo punto di forza nel Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo.

Allo stesso tempo, la raccolta informativa e l’analisi sul versante del finanziamento al terrorismo hanno posto in luce una sempre più accentuata tendenza alla diversificazione, sia nelle fonti di approvvigionamento di risorse economiche, sia nei canali e negli strumenti di trasferimento dei fondi. La ricerca intelligence si è focalizzata, per quel che attiene allo scenario estero, soprattutto su DAESH e, quanto al monitoraggio sul territorio nazionale, sui flussi finanziari movimentati da soggetti a rischio potenzialmente in grado di offrire sostegno a strutture jihadiste operanti nei Paesi d’origine.

In merito al rischio di attentati in territorio italiano, non è nuova la conclusione cui si giunge: viene confermato come i principali profili di criticità continuino a provenire dalla possibile attivazione di lone wolves e self-starters, ovvero da elementi auto-radicalizzati.

Per quel che concerne il fenomeno migratorio, nel volgere costantemente lo sguardo anche alle numerose e complesse cause delle migrazioni, l’attività informativa si è concentrata sulla geografia dei flussi, sugli attori coinvolti, sulle modalità operative e sui riflessi securitari. Circa il rischio di infiltrazioni terroristiche nei flussi, non sono emerse indicazioni univoche sull’esistenza di una strategia, riferibile a DAESH o ad altre organizzazioni terroristiche, intesa all’invio sistematico di propri operativi in Europa attraverso il canale dell’immigrazione clandestina via mare. Si tratta comunque di una ipotesi alla costante attenzione del Comparto. E’ invece un dato acquisito che le convergenze di interessi nella condivisione dei profitti possano favorire, nelle aree caratterizzate da instabilità diffusa, interazioni tra attori criminali ed espressioni dell’islamismo più radicale.

La ricerca intelligence in direzione delle organizzazioni criminali attive sulle diverse rotte percorse dai flussi migratori nel Mediterraneo è stata volta in particolare:  a svelare dinamiche e caratteristiche dei diversi sodalizi criminali; ad identificare i vertici delle principali organizzazioni, le relative reti di supporto e gli eventuali collegamenti in territorio nazionale; a tracciare i canali di movimentazione dei flussi finanziari, e le correlate modalità di impiego.

Fra gli ambiti di contaminazione tra circuiti criminali e terroristici, si segnala l’approvvigionamento di documenti di identità e titoli di viaggio. Gli approfondimenti intelligence seguiti agli attacchi di Parigi, Bruxelles e Berlino hanno infatti dimostrato che la mobilità di estremisti tra il teatro siro-iracheno e l’Europa, nonché all’interno dello “spazio Schengen”, costituisce un fattore di vulnerabilità per la nostra sicurezza anche in relazione all’utilizzo di documenti falsi, contraffatti o autentici.

Tengo poi a sottolineare che il presidio del sistema-Paese si è dispiegato anche secondo un criterio di dialogo crescente tra l’intelligence e gli operatori economici nazionali, allo scopo di elevarne – sullo sfondo di una notevole crescita dello spionaggio industriale, e di varie condotte sleali o aggressive – il grado di consapevolezza. Ciò con specifica attenzione sia per i gestori delle infrastrutture critiche, che per i detentori degli altri assetti strategici e del know-how nazionale pregiato, alla cui tutela la ricerca informativa è stata finalizzata con priorità.

Nell’ambito dell’attività di sostegno all’internazionalizzazione del sistema produttivo nazionale, abbiamo monitorato le condotte estere potenzialmente lesive del corretto sviluppo della concorrenza internazionale e dell’allocazione efficiente delle risorse. Contestualmente, l’attività intelligence di tutela della solidità dei mercati del credito e finanziario si è snodata lungo due linee d’azione:

  • si è guardato alle più recenti evoluzioni che caratterizzano i mercati finanziari internazionali, e
  • si è mantenuta alta l’attenzione per le strategie adottate dai grandi fondi di investimento e dalle istituzioni finanziarie estere.

Abbiamo acceso i nostri riflettori sia su eventuali ingerenze suscettibili di interferire nel corretto funzionamento del mercato creditizio nazionale, che sulle violazioni da parte dei fondi di investimento delle norme a tutela dei risparmiatori.

L’intelligence ha peraltro continuato a fornire supporto informativo nel quadro del più ampio sforzo per contrastare i fenomeni di riciclaggio, evasione ed elusione fiscale, come pure le infiltrazioni della criminalità organizzata nel tessuto economico e produttivo, l’attivismo delle mafie straniere, il contrabbando di prodotti petroliferi ed il narcotraffico.

Venendo, poi, al potenziamento delle capacità e degli assetti cyber nazionali, l’intelligence si è mossa secondo due direttrici.

In primo luogo, sulla scorta dell’esperienza maturata a partire dal 2013, anno di adozione del provvedimento che ha delineato l’architettura nazionale cyber dell’Italia, abbiamo contribuito a promuoverne le necessarie evoluzioni, il che ha consentito di individuare le opportune soluzioni tese ad assicurare il costante adeguamento degli strumenti di risposta alla crescente sofisticazione della minaccia. A dare corpo e concretezza a tale riflessione ha, evidentemente, contribuito lo stanziamento straordinario operato dal Governo nell’ambito della legge di stabilità 2016, finalizzato a rafforzare in chiave sistemica la sicurezza informatica nazionale.

La seconda direttrice rimanda alle funzioni proprie dell’intelligence. Abbiamo sviluppato strumenti di prevenzione sempre più efficaci, tenuto conto che la minaccia si è caratterizzata per un elevato grado di eterogeneità e dinamismo tecnologico, e per una forte diversificazione degli obiettivi, delle modalità attuative e delle finalità di attacco in base alle differenti matrici. Fra queste vi è stato e continua ad esservi anche l’utilizzo di risorse informatiche da parte di gruppi terroristici per scopo di proselitismo e propaganda, in aggiunta alle note fenomenologie di cyber-crime, cyber-espionage, cyber-warfare e hacktivism. Abbiamo lavorato per monitorare gli indicatori di minaccia, così da individuare precise tipologie e paradigmi comportamentali.

Passati in rassegna quelli che sono i filoni principali del documento – il quale dedica altresì spazio anche ad altri temi, come le spinte eversive ed anti-sistema, oggetto anch’essi del nostro impegno quotidiano — vorrei in conclusione esprimere il mio vivo auspicio che questa Relazione esca definitivamente dalla torre d’avorio degli addetti ai lavori, e divenga oggetto di ampia diffusione, di studio, di libero dibattito, e di confronto, anzitutto nell’Accademia e nei centri di ricerca più avanzati, che per noi rappresentano anche un bacino di reclutamento dei migliori talenti. Ci attendiamo spunti e sollecitazioni sui contenuti dell’elaborato, che mi piacerebbe venisse discusso pure nei think tank, in tutti gli ambiti della società civile, oltre che, naturalmente, presso gli organi di informazione, ai quali sono davvero molto grato per essere accorsi così numerosi a questa occasione di incontro.

Concepisco questa Relazione come un’opera aperta, come un testo inteso a non sottrarsi ai riscontri ed alle sollecitazioni di chi lo leggerà. Non è poco, per un documento riconducibile ad un adempimento di legge. E’ un grande risultato, frutto di una profonda evoluzione anche culturale della comunità intelligence: merito di chi se ne assume la responsabilità politica, e merito degli straordinari professionisti che ne fanno parte, cui va la mia gratitudine più sentita e più sincera, per il tramite dei miei diretti collaboratori del DIS, e dei Vertici dell’AISE e dell’AISI, che oggi li rappresentano.

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Categoria: Archivio notizie

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