Peter Tompkins, giornalista e spia

22 dicembre 2017

 

Peter Tompkins

di Marco Scipolo

Coraggioso ed acuto, lo statunitense Peter Tompkins, giornalista e spia dell’OSS, fu tra i protagonisti della liberazione del nostro Paese dal nazifascismo, in particolare mantenendo in contatto per sei settimane – dalla Capitale occupata dai tedeschi – la Resistenza romana e le truppe alleate. Un compito rischioso che lo vide impegnato a Roma, con alterne fortune, dalla vigilia dello sbarco di Anzio (Operazione Shingle, 22 gennaio 1944) all’entrata in città dei soldati americani (4 giugno 1944). Le sue armi dietro le linee nemiche? Una pistola Beretta calibro 9, cristalli radio, cifrari segreti, ottima conoscenza della lingua italiana, grande capacità di dissimulare e, soprattutto, l’istinto.

Corrispondente di guerra e agente segreto

Nato nel 1919 ad Athens, in Georgia, Tompkins studia in Inghilterra e a Harvard e, già dall’adolescenza, trascorre le vacanze in Italia, specialmente a Roma. Qui, dopo l’università, a partire dal 1939 è corrispondente di guerra per il New York Herald Tribune e per il network radiofonico Mutual Broadcasting System. Nel 1941 è in Grecia, sempre come corrispondente di guerra, per la Nbc. Nel 1942 si trova invece in Nordafrica, ad Algeri, dove è vicedirettore della sezione “Guerra psicologica” del quartier generale delle forze alleate. Nello stesso anno, entra nell’OSS (Office of Strategic Services, il servizio di informazioni americano che proprio in quel frangente di tempo si sta costituendo e che è il precursore della CIA) diretto dal colonnello William Joseph Donovan.

Reclutatore di agenti da infiltrare

All’indomani dell’armistizio di Cassino Tompkins, trasportato da una motosilurante della Marina britannica, approda nei pressi di Salerno dov’è appena sbarcata la Quinta Armata statunitense. Da lì giunge a Capri e, a villa Albertini, incontra il filosofo Benedetto Croce, liberale, autorevole personalità dell’antifascismo. Nella vicina Napoli, requisisce un palazzo in via Crispi e ne fa una base. Inizia ad infiltrare agenti italiani tra le linee nemiche, immediatamente dietro la linea del fronte, per ottenere dati importanti per l’andamento della battaglia. Si prodiga, poi, per ingaggiare ed istruire agenti volontari (dotandoli di due false identità) di provata fede antifascista e democratica con radio clandestine, da inviare nel Nord Italia, perché agiscano assieme ai CLN e ai partigiani. Si tratta di un servizio di informazioni militari per apprendere notizie particolareggiate sui nazisti e per contribuire a pianificare, sotto il profilo bellico, la Resistenza. Il campo di addestramento è a Pozzuoli, a Villa Raja, dove questi uomini imparano a decifrare i messaggi in codice, a trasmettere con la radio, a compiere atti di sabotaggio. Peter Tompkins, quindi, collabora con l’azionista Raimondo Craveri (“Mondo”), genero di Croce, alla formazione dell’ORI (Organizzazione Resistenza Italiana). Nel comando napoletano di Tompkins – nel quale vengono nascosti, rifocillati e rivestiti politici e spie e si radunano i vertici del CLN per ragionare sugli scenari politici futuri del Paese – si vedono anche il maresciallo Badoglio, Croce e l’antifascista Carlo Sforza.

Verso la missione

A metà gennaio 1944 Donovan transita per Napoli. Il capo dell’OSS è intenzionato a mandare a Roma, prima dello sbarco di Anzio, un membro dell’organizzazione per coordinare le attività spionistiche e partigiane con l’Operazione Shingle. Tompkins, 24 anni, si offre volontario per la missione. D’altra parte, corrisponde al candidato ideale: conosce la città per esserci vissuto a lungo fino a circa tre anni prima, sa perfettamente la nostra lingua e ha un’esperienza giornalistica che lo rende abile nel valutare l’attendibilità delle informazioni prima di trasmetterle via radio agli Alleati. È un civile, ma per l’incarico gli viene attribuito il grado di “maggiore”. Il 20 gennaio 1944 lascia Napoli: decolla su un bombardiere B-25 dell’OSS ed atterra in Corsica, a Campo Borgo nei pressi di Bastia. Da qui, su una torpediniera, naviga verso la costa tirrenica e, percorrendo l’ultimo tratto con un gommone, sbarca nella spiaggia di Fosso del Tafone, vicino a Montalto di Castro (Viterbo).

A Roma, dietro le linee nemiche

Il 21 gennaio raggiunge finalmente la Capitale, dove è il responsabile della missione segreta dell’OSS. La durata dell’operazione avrebbe dovuto essere breve, un paio di settimane al massimo. Vista poi la situazione di stallo della testa di ponte di Anzio, egli rimarrà invece quasi cinque mesi dietro le linee tedesche. Tra i suoi aiutanti più fidati vi sono Maurizio Giglio (“Cervo”) – giovane ufficiale di polizia della RSI che, in realtà, lavora per l’OSS ovvero colui che, dopo aver partecipato agli scontri di Porta San Paolo contro i tedeschi, si era recato al Sud per mettersi a disposizione degli Alleati ed aveva portato a Roma, da Napoli, la radiotrasmittente clandestina dell’OSS (chiamata in codice “Vittoria”) e che si occupa di spostarla periodicamente per evitare che venga trovata dai nazifascisti – e Franco Malfatti, stretto collaboratore del socialista Giuliano Vassalli (componente della Giunta militare centrale del CLN) e decorato poi di medaglia d’argento al valor militare. Tompkins stabilisce relazioni con i capi militari della Resistenza e con rappresentanti delle forze badogliane. Viene così allestita un’estesa rete spionistica, alla quale contribuisce in particolare il movimento socialista clandestino che, attraverso la sua gente, riesce capillarmente a sorvegliare in maniera costante le maggiori strade di Roma e, quindi, ad osservare i movimenti delle forze armate germaniche e ad individuare i depositi di munizioni. Utile all’organizzazione è, tra l’altro, anche la complicità di un ufficiale di collegamento tra il comando italiano e quello tedesco della Città Aperta e di una persona di fiducia nell’ufficio di censura nemico. Vi sono informatori anche in vari ministeri e nel carcere di Regina Coeli.

 Nascondigli e false identità

Questi non sono certamente mesi facili a Roma per Tompkins, ricercato dalle varie polizie, ostacolato perfino da qualcuno dei suoi (l’OSS, infatti, non era esente dalla presenza di opportunisti e di ex agenti del SIM, il Servizio Informazioni Militare) e con il pericolo di venire riconosciuto dagli amici di una volta. Per larga parte del tempo, egli alloggia in un nascondiglio segreto a Palazzo Lovatelli, poco lontano dal Campidoglio: una stanza nascosta, alla quale si accede da una piccola apertura quadrata, chiusa da un pannello celato da un comodino. Ma dimora anche nella casa di Giglio e nel laboratorio di un sarto. Numerose le sue false identità. Peter Tompkins non è solo l’inafferrabile “Pietro”. È pure “Federico Caetani”, il fratello fittizio del suo compagno di corso ad Harvard ed amico di nobile lignaggio Camillo Caetani (morto in guerra nel 1940 sul fronte greco-albanese), “Luigi Desideri”, capitano distaccato presso il comando della Città Aperta, e “Roberto Berlingieri” (nome col quale, ad una festa, s’imbatte nel capitano delle SS Erich Priebke). Molteplici i ruoli che deve recitare: si fa passare per un prigioniero scappato dal campo di concentramento, per un agente della polizia ausiliaria, per un maggiore e un sergente dell’Aeronautica, per un caporale della PAI (Polizia dell’Africa Italiana). Per agire e mimetizzarsi, quindi, è costretto perfino ad indossare l’uniforme dei nemici.

 Radio Vittoria

Nelle sue memorie, Tompkins ricorda che nella Capitale vi è già una radio clandestina attiva (in connessione con il Comando supremo italiano), quella dei badogliani del colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo – comandante del Fronte militare clandestino di Roma e fedele al governo del re – catturato il 25 gennaio 1944 da militari tedeschi, seviziato per quasi due mesi nelle celle di via Tasso senza nulla svelare, fucilato alle Fosse Ardeatine, medaglia d’oro al valor militare alla memoria. Con questa radio le informazioni, prima di arrivare alla testa di ponte, devono passare da Brindisi (sede del governo del Regno del Sud) e da Caserta (sede del quartier generale dell’OSS). Più veloce è, invece, radio Vittoria utilizzata da Tompkins: notizie, infatti, vengono trasmesse agli Alleati fino a cinque volte al giorno – contemporaneamente – a Caserta e alla testa di ponte di Anzio. I comandi alleati necessitano di notizie affidabili sui tedeschi. E la rete di spionaggio, soprattutto tra fine gennaio e oltre metà febbraio 1944, svolge un ruolo fondamentale nel salvare la testa di ponte di Anzio perché in diverse occasioni riesce a dare il preavviso degli attacchi tedeschi agli Alleati, che così possono preparare meglio la risposta. Altrettanto preziose si rivelano le precise indicazioni trasmesse sui bersagli da bombardare con l’aviazione. L’organizzazione versa un alto tributo di sangue: decine di informatori, caduti nelle mani delle SS, sono trucidati alle Fosse Ardeatine. A metà marzo 1944 radio Vittoria, per la cattura del suo radiotelegrafista e di Maurizio Giglio, è obbligata a cessare le trasmissioni. Giglio, il 17 marzo 1944, viene fermato dalla banda Koch mentre sta prelevando la radio, installata in una chiatta sul Tevere, per metterla al sicuro: il 23enne è torturato a lungo e poi ammazzato nell’eccidio delle Fosse Ardeatine. Tompkins si impegna a riorganizzare il servizio di informazioni, ma non riesce – nonostante diversi tentativi – a rimettersi in contatto con la base dell’OSS.

Comandante di Roma per un giorno

Il 4 giugno 1944, mentre le colonne americane stanno per fare il loro ingresso nella Città Eterna, Tompkins redige e firma – su carta intestata e sigillo dell’OSS – «l’ordine ufficiale di assumere il controllo dell’ordine pubblico» che viene consegnato, perché sia eseguito, al capo delle forze di polizia di Roma e al comandante della Città Aperta, nel quale chiede di proteggere edifici e servizi pubblici da sabotaggi, difendere ponti e centrali elettriche, arrestare disertori tedeschi e repubblichini, vietare ai civili la partenza dalla città. In seguito, dopo la liberazione di Roma, sarà impegnato nelle attività dell’OSS anche in Germania, a Berlino. Tompkins deve la sua vita, oltre alla sua sagacia, anche al comportamento eroico di due persone in particolare: Maurizio Giglio (medaglia d’oro al valor militare alla memoria) e Giuliano Vassalli (arrestato dalle SS il 3 aprile 1944, martoriato nella prigione di via Tasso e liberato due mesi dopo, medaglia d’argento al valor militare, divenuto parlamentare, ministro di Grazia e Giustizia e presidente della Corte costituzionale). Entrambi, benché seviziati, non rivelarono mai la vera identità e l’indirizzo di Peter Tompkins.

Il ritorno al giornalismo

Dopo la guerra, Tompkins abbandona l’OSS e riprende l’attività giornalistica lavorando per la Cbs.

Scrive anche per alcuni periodici, dal New Yorker a Life fino all’Esquire, ed è autore di volumi di carattere storico, ma non solo (come il libro La vita segreta delle piante pubblicato nel 1973). Il 23 marzo 1998 viene insignito dell’onorificenza di Grande ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana su iniziativa del capo dello Stato dell’epoca, Oscar Luigi Scalfaro. È deceduto, all’età di 87 anni, il 24 gennaio 2007 a Shepherdstown, città della Virginia Occidentale.

 

Riferimenti bibliografici

Tompkins, Una spia a Roma, Milano, Garzanti, 1972

Tompkins, L’altra Resistenza, Milano, Il Saggiatore, 2009

Harris Smith, OSS: the secret history of America’s first Central Intelligence Agency, Guilford (Connecticut), Lyons Press, 2005

The Secrets War: the Office of Strategic Services in World War II; edited by George C. Chalou, Washington (D.C.), National Archives and Records Administration, 2002

 

L’autore

Marco Scipolo (Verona, 1976), giornalista, si è laureato con lode in Scienze della Comunicazione all’Università di Verona con una tesi di Storia contemporanea sull’uccisione del generale-prefetto Carlo Alberto dalla Chiesa. Dal 1992 scrive sul quotidiano L’Arena. Collabora anche con le riviste Polizia e Democrazia e Nuova Polizia e riforma dello Stato. Studioso di storia contemporanea, è autore col prof. Gracco Spaziani del libro Ricordi di frontiera: guerra, foibe, esodo fra Italia e Jugoslavia in alcune testimonianze veronesi (1941-1947) (Cierre, 2009). Riveste la carica di Consigliere del Direttivo dell’Istituto veronese per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea.

Categoria: Archivio notizie

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