Intelligence e Università insieme per la sicurezza nel Mediterraneo

23 giugno 2017

med2035

Il 22 giugno si è tenuto, nella sede dell’Università Cattolica del Sacro Cuore a Roma, il convegno Med2035 – La trasformazione degli scenari geopolitici, organizzato dalla Cattolica, con la direzione scientifica del Centro di Ricerche sul Sistema Sud e il Mediterraneo Allargato (CRiSSMA), ed in collaborazione con il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS) della Presidenza del Consiglio.

I lavori sono stati aperti con gli interventi del professor Franco Anelli, Rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, e dal Prefetto Alessandro Pansa, Direttore Generale 
del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS).

Una collaborazione, quella tra mondo dell’Accademia e Intelligence che alla luce delle nuove sfide globali si è rivelata sempre più fondamentale. Saper coniugare conoscenze e strategia, di fronte ad un panorama della minaccia che si presenta sempre più multiforme ed insidioso, e che impone, quindi, un continuo affinamento dell’azione informativa a tutela dei cittadini, degli interessi nazionali – in Italia e all’estero, con un’attenzione particolare ai fattori di rischio che stanno emergendo.

In questa prospettiva, l’obiettivo del convegno è stato quello di aprire ad una riflessione sui temi dell’evoluzione geopolitica, geostrategica e geoeconomica del bacino del Mediterraneo attraverso quella sinergia oramai consolidata tra gli Organismi informativi al mondo dell’Università e della Ricerca, per affrontare le nuove sfide anche attraverso la prospettiva dell’analisi strategica, l’elaborazione di scenari e le linee di tendenza dei possibili cambiamenti che ci attendono.

«Anche sul Mediterraneo abbiamo voluto coinvolgere gli studiosi più insigni e più preparati del Paese», ha affermato il Direttore generale del DIS Alessandro Pansa. «Abbiamo scelto di consacrare al quadrante nordafricano e mediorientale questo esperimento avanzato e sofisticato di alleanza fra Organismi ed Accademia non perché ci muoviamo col fiato corto, sulla base di questa o quella impellenza dell’ultima ora, ma perché aneliamo al respiro lungo di chi investe sul domani per rispondere già oggi a quanto il Governo gli chiede. Siamo qui oggi all’Università Cattolica perché siamo coscienti di dover sempre migliorare i nostri assessment, di dover essere sempre più convincenti, di dovere guadagnarci sul campo i galloni della nostra autorevolezza mettendo l’Esecutivo in grado di prendere decisioni informate».

Quella mediterranea è, al giorno d’oggi, l’unica regione del mondo nella quale si affacciano contemporaneamente cinque diversi tipi di sfide. La prima è di natura convenzionale, ed è costituita dalla necessità di gestire in termini di un ’ritorno al passato’ inopinato le crisi geopolitiche, con l’attivismo rinnovato delle antiche potenze imperiali (Russia, Iran e Turchia) e l’ingresso in scena di attori nuovi come la Cina. La seconda è la ‘democratizzazione della violenza’, ossia la dispersione di capacità militari presso attori non statali in grado di sferrare colpi tali da provocare la reazione dei principali protagonisti del sistema internazionale. La terza sfida è politico/securitaria, afferisce anzitutto ai teatri operativi attivi (guerra all’ISIS in Siria e Iraq), ed anche a tutti quei Paesi dell’area che presentano oggi un quadro non altrettanto difficile, ma, nondimeno, suscettibile di evolversi in maniera problematica. La quarta è una sfida identitaria, e si riferisce all’intelligence, alla nostra capacità di metabolizzare l’inevitabile porosità dei confini esterni dell’Unione Europea ed alla correlata tentazione, che continua ad allignare nelle nostre società, di cedere alla governance dell’inquietudine anziché affrontare le vere cause dei problemi. La quinta ed ultima sfida riguarda la crisi di leadership, con la messa in discussione dell’ordine liberale internazionale e con l’Europa che fatica a ritrovare il suo cammino.

«È evidente» – ha proseguito il Prefetto Pansa – «che queste tre variabili, vale a dire la sovraesposizione oggettiva del Mediterraneo ai trend globali di cambiamento, la rilevanza ritrovata del fattore religioso, e l’intrecciarsi di una pluralità di sfide sistemiche, trasformano in una sorta di ‘fatica di Sisifo’ l’analisi strategica. Questa rimane sempre, per la natura stessa del nostro lavoro, prima ancora che per previsioni specifiche di legge, componente essenziale dell’attività intelligence, e suo contributo fondamentale a favore dell’Autorità di Governo. Ma diventa addirittura una ‘prova del nove’ vera e propria nel momento in cui ci applichiamo a svolgerla sugli scenari futuri del quadrante mediterraneo. E questa è la motivazione più profonda che ci ha spinto a riunirci stamani».

Nel suo intervento il Direttore generale del DIS ha insistito molto sulla necessità di rafforzare la collaborazione con gli Atenei: «Non penso solo all’idea degli Organismi informativi che si aprono all’Università, tengo anche ben presente che le Università sono, loro per prime, sempre e per definizione ‘aperte’, riescono in ogni caso a dialogare fra loro, a parlarsi nei loro circuiti, persino, ed a maggior ragione, in quelle fasi dolorose della storia nelle quali altri si preoccupano purtroppo di approfondire, avvelenare e rendere invalicabili i solchi culturali, religiosi e politici. Le Università, più e meglio di chiunque altro, costruiscono ponti fra sponde e fra generazioni, ricuciono faglie, imbastiscono cerniere, abbattono muri, aprono porte e finestre. Quindi oggi, in fin dei conti, sto facendo intelligence, perché sono queste le più grandi minacce per chi ci minaccia e ci colpisce», ha concluso.

 

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