Eurispes, c’è bisogno di Intelligence. E la fiducia sale al 64%

28 gennaio 2016

28° Rapporto Eurispes

Gli italiani apprezzano sempre di più la nostra intelligence. Ben più di sei cittadini su dieci si esprimono in tal senso, portando il tasso di fiducia nel Comparto al 64% (era al 62% nella rilevazione del 2015). Lo dice il 28° Rapporto Italia dell’Eurispes, sottolineando la nuova percezione degli italiani «per il lavoro degli uomini e delle donne dell’intelligence nazionale».

«Con la legge 124/2007 – fa notare il Rapporto Italia – la nostra Intelligence si è rinnovata. In questi anni, anche grazie all’applicazione della riforma, l’Intelligence è uscita dal cono d’ombra, si è fatta conoscere, anche promuovendo iniziative sul territorio nazionale, per il lavoro fondamentale che mette in campo per la protezione dell’Italia, dei suoi cittadini e degli assets strategici del sistema Paese. Il Comparto Intelligence si propone oggi come un laboratorio che contribuisce a una nuova filosofia civile del nostro Paese e promuove una nuova cultura della sicurezza».

«L’Intelligence – prosegue l’analisi dell’Istituto di ricerca– svolge un ruolo fondamentale e imprescindibile per il quale si serve di professionalità provenienti da ambienti diversi che agiscono secondo peculiari procedure volte a salvaguardare la riservatezza degli operatori e delle loro attività. Nel nostro Paese tale compito, con la riforma, è stato affidato al Dipartimento delle informazioni per la Sicurezza (DIS), il cui Direttore generale è nominato direttamente dal Presidente del Consiglio dei ministri, e alle due agenzie operative che si occupano delle dimensioni – quella interna (AISI) e quella esterna (AISE) – della sicurezza nazionale. Un ruolo fondamentale di raccordo tra Presidente del Consiglio e Dis è poi svolto dall’Autorità delegata individuata nella figura di un sottosegretario o di un ministro senza portafoglio. Gli organismi informativi per la sicurezza sono chiamati a garantire l’indipendenza della Repubblica, la salvaguardia delle Istituzioni democratiche, la protezione degli interessi politici, economici, industriali, militari e scientifici e la sicurezza cibernetica».

Dunque, rimarca Eurispes, «la nuova apertura dell’Intelligence alla società civile si è evidentemente tradotta anche in un cambiamento di immagine presso l’opinione pubblica.
Già nella rilevazione effettuata nel 2015 emergeva con chiarezza il largo consenso raccolto presso i cittadini, che si dichiaravano fiduciosi nel 62% dei casi. Un ulteriore passo in avanti è stato registrato quest’anno con il 64% della fiducia accordata. Ancora più evidente l’inversione di tendenza maturata negli ultimi anni se ad essere presi in considerazione sono i risultati delle precedenti indagini. Il tasso di consenso si fermava nel 2012 al di sotto della metà del campione intervistato (40,6%), l’anno successivo, nel 2013, iniziava già a muoversi tendenzialmente verso l’alto (45,3%)».

Quanto all’età degli intervistati, il grado di consenso si distribuisce in maniera complessivamente uniforme: il 60,6% tra i giovanissimi, il 62,5% tra i 25-34enni, il 62,6% tra i 35-44enni, il 63,5% tra i 45-64enni e il dato più alto registrato tra gli ultrasessantacinquenni 67,7%. Mentre a riservare qualche sorpresa è lo scorporo in base al genere: sono le donne più degli uomini ad accordare la propria fiducia alla nostra Intelligence (64,1% vs 63,8%).

Il livello di istruzione raggiunto mostra un picco di fiducia tra quanti hanno un titolo di studio più basso (75%), seguiti da coloro che sono laureati o hanno conseguito un master (67,3%).
Infine, l’area politica segna il maggior numero di consensi tra chi si riconosce con lo schieramento di centro-destra (78,8%) e di destra (72%), seguiti dal centro-sinistra (70,9%).

Grado di fiducia nell’Intelligence

Anno 2016

Valori percentuali

Fiducia nell’intelligence 2015 2016
Fiduciosi 62,0 64,0
Non fiduciosi 38,0 36,0

Fonte: Eurispes.

Estratto Rapporto Italia 2016 Eurispes (226 kB) pubblicato da Minerva Edizioni

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