Due anni di intelligence “dal vivo”. La parola agli studenti

5 ottobre 2015

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Siamo al secondo anno di Intelligence live. Dall’ottobre 2013 – data di avvio dell’iniziativa – al maggio 2015 abbiamo visitato 20 atenei e incontrato circa 3.400 studenti.

È il momento dei bilanci? Sicuramente. E questa volta abbiamo voluto fossero gli studenti a fornirci gli spunti per un resoconto (PDF 6 MB). Sono infatti i loro giudizi, il loro modo di vederci e raccontarci, gli elementi su cui è giusto valutare la strada sin qui percorsa.

La sfida del roadshow: far conoscere l’intelligence

L’obiettivo che ha ispirato questo singolare roadshow negli atenei italiani era far conoscere la realtà dell’attività intelligence – sfatando miti, stereotipi e luoghi comuni – e accrescere la consapevolezza delle future classi dirigenti del Paese sui temi della sicurezza. Il nostro impegno si è quindi concentrato sul farci conoscere e raccontare chi siamo.

Altrettanto importante abbiamo sempre ritenuto fosse la risposta, l’opinione dei nostri interlocutori, gli attori principali di Intelligence live, gli studenti. In tutte le tappe i ragazzi hanno partecipato con grande interesse. Abbiamo colto nei loro sguardi, sui loro volti, le espressioni più varie. Interesse, curiosità, talora scetticismo.

Chiamati a dirci quanto sapevano e cosa pensavano dell’intelligence, i giovani che abbiamo incontrato – tappa dopo tappa, città dopo città – ci hanno offerto un’utile, inedita fotografia. Una fotografia che come vedremo nell’analisi dei dati emersi possiamo considerare dominata da toni chiari.

Al di là di talune incertezze e lacune – che il roadshow, ne siamo certi, ha contribuito e contribuirà a colmare – gli studenti universitari italiani si sono dimostrati non solo capaci di inquadrare correttamente gli aspetti principali dell’attività di intelligence, ma soprattutto pronti e disponibili ad approfondire i temi della sicurezza nazionale e a offrire il loro contributo. E non solo allo sviluppo degli studi in materia.

I risultati dell’indagine conoscitiva: gli studenti conoscono l’intelligence?

Ma come siamo arrivati a tutto ciò? Per cogliere appieno il pensiero dei ragazzi, lasciandoli liberi di esprimersi senza remore, gli abbiamo chiesto di compilare un questionario su base volontaria e anonima. Le risposte fornite si sono rivelate fondamentali nel tracciare un quadro della percezione che dell’intelligence si ha nelle aule universitarie.

I questionari raccolti sono stati 2.096, il 43% dei quali compilati da studenti dell’area economico-giuridica, il 27% da quelli dell’area tecnico-scientifica, il 20% dell’area umanistica, il 5% della socio-psicopedagogica e il restante 5% della sanitaria. Il 63% di chi ha voluto contribuire all’indagine conoscitiva è in possesso di diploma, il 33% di laurea ed il 4% di titolo post-laurea.

Agli studenti è stato chiesto quali attività meglio descrivono i compiti dell’intelligence: l’89% ha correttamente risposto “raccogliere notizie e analizzarle”, seguito a ruota da un 85% che – cogliendo il lato funzionale del nostro operare – ha scelto “sostenere l’autorità politica in materia di sicurezza nazionale”.

Per quanto riguarda le minacce, gli studenti hanno individuato la più importante nel terrorismo internazionale (88%), mentre criminalità organizzata, eversione/terrorismo interno e minaccia cibernetica si attestano a pari merito al secondo posto (82%). Alta anche la percentuale (53%) di quanti hanno indicato le “aggressioni al sistema economico-finanziario”, mostrando di aver colto la rilevanza assunta da tale minaccia, più subdola nelle manifestazioni ma non meno concreta negli effetti.

I risultati dell’indagine: chi sono e come lavorano i moderni operatori della sicurezza?

Per quanto riguarda le capacità che deve avere chi opera nell’intelligence prevale, con il 94%, “curiosità e attitudine al ragionamento”. Un dato che attesta il superamento dello stereotipo dell’agente che si destreggia tra le mangrovie e che punta, invece, sulle capacità culturali e intellettuali. Quelle che sostengono, più di un buon paio di bicipiti e magari in associazione a questi, l’attività operativa.

Significative anche le risposte in tema di garanzie funzionali, segreto di Stato e controllo. Il 67% mostra di sapere che “in casi eccezionali e a determinate condizioni, chi lavora nell’intelligence può essere autorizzato a violare la legge per tutelare la sicurezza nazionale” e il 56% è consapevole che esistono “specifiche norme che disciplinano queste ipotesi”. Ben il 69% individua nel segreto di Stato un “vincolo posto dal Presidente del Consiglio a tutela degli interessi supremi dello Stato” e il 60% ha contezza del fatto che l’attività di intelligence è sottoposta al controllo politico-parlamentare.

Il gradimento nei confronti di un’intelligence “aperta” e il desiderio di saperne di più

Se ancora non pienamente consolidata è la conoscenza dell’evoluzione normativa di questi ultimi anni e dei singoli attori di cui si compone l’architettura intelligence, le risposte al questionario premiano comunque l’apertura del comparto verso l’esterno: il 59% degli studenti sa che tra i nostri compiti figura la promozione della cultura della sicurezza e il 76% ha visitato il nostro sito istituzionale, su cui vorrebbe vedere approfondite le “procedure di reclutamento” (40%) e gli “studi di intelligence” (37%).

Tocca addirittura il 90% la quota di quanti ritengono “utile far conoscere meglio l’intelligencee l’85% quella di chi pensa che le tematiche della sicurezza nazionale debbano avere maggior peso nei corsi universitari. Molti studenti piuttosto che auspicare l’inserimento di materie specifiche in una delle classi disciplinari esistenti, sottolineano la necessità di creare corsi multidisciplinari ad hoc o, ancora, di prevedere che elementi di dottrina intelligence vengano inseriti in tutti i corsi. Un evidente desiderio di conoscere ed approfondire, che rappresenta la spinta più significativa a continuare nel percorso intrapreso e ci consente di affermare… “missione compiuta”!

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Categoria: Archivio notizie

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