Una teoria dello spin politico

16 dicembre 2014

Spiral Background.

di Marco Giaconi

Lo spin, nella prassi politica contemporanea, è una pratica comunicativa che intende modificare, selezionare, utilizzare alcune informazioni per costituire un pattern, un paradigma prefissato per la propaganda di un candidato, di un governo, di una lobby o di un gruppo di influenza.

La standardizzazione dell’informazione, come avviene anche per i beni commerciali, placa l’ansia e annulla l’insicurezza del consumatore, che non si sente più solo e non ha quindi paura di sbagliare. Come diceva con sano cinismo Karl Kraus, «il segreto dell’agitatore è di passare per stupido esattamente come il suo pubblico, affinché questi creda di essere intelligente come lui»[1].

Quindi, si tratta di:

a) selezionare le opzioni più favorevoli alla manipolazione pubblicitaria all’interno di un programma politico

b) presentare le suddette opzioni  in modo da renderle accattivanti anche per una parte dell’elettorato non fidelizzato dal partito che ha commissionato lo spin

c) creare una narrativa, una storia, un apologo, un modello con un protagonista, un  oppositore (il ‘cattivo’) e la vittoria finale (l’happy end obbligatorio nei film di Hollywood)  del Bene contro il Male. Nella tradizione della sceneggiata napoletana, la struttura è la stessa: Issa, Isso e O’ malamente.

Il cervello umano, è noto dagli studi più recenti di etologia[2], costruisce naturalmente storie, ovvero pone nel tempo e nello spazio finiti una serie di dati e di percezioni. In tal senso la mente dell’uomo non è fatta per le sequenze infinite[3]. I fatti sono, così, collegati naturalmente a figure umane. Ogni analisi è sempre implicitamente valoriale e con forti  rilievi affettivi, oltre a contenere valenze simboliche e affettive positive o negative. La selezione darwiniana non ci ha formato per fare gli scienziati astratti, ma per fare i problem solvers nel tempo minore possibile e con gli effetti simbolico-affettivi più positivi possibili. Così, quando la sequenza di dati è troppo lunga per il cervello umano, esso la tronca e assume i dati come si trovano alla fine del processo. La mente umana non accetta di essere sempre in ricerca, la costruzione del concetto è ‘urticante’, come la definiva il pragmatista Charles S. Peirce, e lo spirito umano vuole cessare il prima possibile il disagio del pensiero, l’Unbehagen della cultura per passare subito all’atto, alla realizzazione pratica[4].

È quindi di primaria utilità, per l’intelligence, la conoscenza dello spin per analizzare la scelta politica reale di un governo priva del suo involucro propagandistico, e quindi valutare con esattezza la realtà delle opzioni politiche, la loro enfasi pubblicitaria, la tempistica della loro attuazione, la reale efficacia dell’una o dell’altra option elettorale isolata dal suo claim, dal suo contorno specificamente pubblicitario.

Un autore recente[5] sostiene che, a parte le ‘mezze verità’ o le ‘false notizie’, lo spin riguarda  «la distorsione volontaria dei fatti e la manipolazione delle mezze verità al fine di creare una narrazione più persuasiva o una storia parziale». Notate bene: narrazione, non descrizione. Storia, non Scienza.

Oggi, lo spin propagandistico viene utilizzato, sostanzialmente con le stesse tecniche, sia dai Partiti politici, che dai gruppi di potere che intendono modificare le attitudini di un governo, di un partito o di un singolo leader. Si tratta del political marketing[6], un processo comunicativo e pubblicitario che applica le tecniche della pubblicità per i beni di largo consumo a due cose: il voto politico, ovvero la vendita del ‘bene’ leader o ‘partito’ al consumatore, e poi, senza soluzione di continuità, delle scelte politiche del leader  e del suo governo alla popolazione, ovvero agli elettori  di quel leader e a quelli che non l’hanno votato.

Lo spin è sempre continuo, la propaganda è in gran parte solo elettorale. Lo spin, ovvero la continuazione della propaganda elettorale con altri mezzi, si basa su alcune tecniche che sono ormai prefissate, nelle agenzie e tra i consulenti politici più affermati:

1) il cherry picking, ovvero la selezione  delle statistiche[7] o dei video più favorevoli alla tesi sostenuta, un’immagine vale mille discorsi, è ‘l’arma più forte’ come il cinema per Benito Mussolini

2) il non denial denial, del tipo ‘non ci abbassiamo a rispondere a questa domanda’ oppure ‘questa affermazione è così assurda che non ci interessa’

3) il begging the question, ovvero includere nella proposizione la verità della conseguenza, del tipo: Dio esiste. Perché? Perché è detto nella Bibbia. E chi ha scritto la Bibbia? Dio.

È ancora un classico, diffusissimo nella propaganda politica, lo pseudosillogismo ‘la forchetta ha tre denti-mio nonno ha tre denti-mio nonno è una forchetta’. Pensate subito a quanti slogan politici hanno la stessa struttura logica di questo parasillogismo. È da notare che tante di queste fallacie del ragionamento, che divengono ben remunerate tecniche di propaganda, sono i vecchi ‘sillogismi irregolari’ e le tecniche dei Sofisti descritte da Aristotele[8].

Importantissimo è, nella sequenza delle tecniche primarie di spin politico, l’eufemismo[9]. All’eufemismo corrisponde anche il suo quasi-contrario, il linguaggio supersemplice, che è ormai tipico di tutte le forze politiche italiane (e dell’Occidente)[10]. Il nostro leader politico parla come te, perché  ti ostini a non votarlo? La banalità linguistica è altamente seduttiva.

Ancora una tecnica importante dello spin, ovvero della propaganda permanente dei governi, è la tecnica di ‘sepoltura delle cattive notizie’. Una notizia cattiva la si può seppellire in tanti modi. La si inonda di altre notizie meno importanti, per distogliere l’attenzione e evitare che l’avversario costruisca una ‘cornice’ (un frame, nel doppio senso del temine in inglese, cornice e fregatura) su queste bad news. La si può far mandare in un giorno di festa, quando tutti pensano ad altro, togliendole i fondamenti empirici o mettendoli in dubbio, magari con una defamation personale nei confronti di chi l’ha scritta o diffusa: “quel giornalista è sposato ma ha l’amante, allora quello che ha scritto contro di noi non è vero”.

D’altra parte, come ha dimostrato George Akerlof, l’economista che ha vinto un Nobel nel 2001 con questo modello di asymmetric information, il mercato dei beni (e quello della politica contemporanea) è dominato dalla informazione asimmetrica, ovvero da una distribuzione non paritaria di dati tra compratori e venditori. E in questo caso le macchine usate meno buone sono statisticamente le più vendute, e sempre le più facili a vendersi[11].

Si vendono meglio le notizie false o inesatte ( i lemons informativi) di quelle giuste o complete. Comprereste, allora, parafrasando la vecchia boutade sulle macchine usate,  una notizia usata da quest’uomo?

Poi, a livello di massa – e qui la tecnica dello spin si interseca con quella delle ‘rivoluzioni democratiche’ elaborata da Gene Sharp e dal  suo Einstein Institute[12] – si tratta di costruire, quasi dal nulla, dei movimenti ‘dal basso’ che, abilmente moltiplicati nei media, portino l’acqua al mulino di questo o quel governo. Creare quindi un consenso grassroots per un candidato alla carica di Presidente, una azione di politica estera, una scatoletta di tonno o per un libro di fantascienza.

È questo l’astroturfing, che deriva il suo nome dal marchio di un tappeto di lana artificiale che tutte le donne si organizzavano per propagandare, nello spot della ditta. È facile intuire come questa tecnica di spin (e di marketing) sia stata grandemente stimolata dalla Rete e, soprattutto, dai social media, quel tipo di medium che dà ad ogni cittadino, come diceva Andy Warhol, il suo quarto d’ora di notorietà. Si pensi alle ‘piazze’ delle tante ‘primavere arabe’, per avere un’idea dell’astroturfing in politica estera: piazza Tahrir al Cairo, dove propagandano la democrazia sans phrase, la sorella di Al Zawahiri, medico anch’essa, e il capo di Google in Egitto…

Ancora, una tecnica di spin piuttosto diffusa è la charm offensive, una tecnica per fidelizzare, sempre come se fosse un prodotto commerciale, un leader presso l’insieme dell’elettorato. È la seduzione, nella charm offensive come in altre tecnologie di spin, ad essere la chiave del successo di un leader politico. Sedurre è sempre una azione non-razionale, emozionale, simbolica, erotica, allusiva ma con la certezza, per il sedotto (meno per il seduttore) di aver fatto la cosa giusta e per sempre. È, questa, una tecnologia di quello che, fin dagli anni ’80, viene definito l’impression management, la tecnica di spin che controlla l’informazione e la ‘presentazione di sé’  per modificare l’opinione-impressione degli altri e quindi  per sostenere i propri fini.  I fini di chi si presenta, naturalmente.

C’è, in impression management, la rilevanza del fine, nella fonte dell’informazione, e nel ricevente si costruisce un concetto del sé riferito al fine proposto. I fini costruiscono immagini positive o negative nel ricevente, poi la discrepanza tra la realtà e l’immagine desiderata produce, sempre nel recettore, un obbligo a gestire un nuovo ruolo[13].

Quindi, la politica estera tenderà sempre di più ad essere gestita come quella interna, la politica interna è costruita tramite lo spin, la politica estera è – e sarà – costruita intorno alle tecniche di spin management. È un sillogismo ‘in barbara’. Quindi è, dal punto di vista aristotelico, regolare.

 


[1]   K. Kraus, Detti e contraddetti, Adelphi, Milano 1992.

[2] Human Nature and Public Policy, An Evolutionary Approach, a cura di A. Somit e S. Peterson Palgrave Macmillan, London 2003.

[3] Vedasi il testo dell’allievo di Konrad Lorenz, Iraneus Eibl-Eibesfeldt, Human Etology, De Gruyter, New York 2007.

[4] v. Sigmund Freud, Il disagio della civiltà e altri saggi,  Bollati Boringhieri, Torino 2012.

[5] v. Boyd Neil, della agenzia Hill & Knowlton, Spin Cycles Unspun, in «Canadian Journal of Communication», vol. 34, (2009)  pp. 307-310

[6] N. O’Shaughnessy et al., The Idea of  Political Marketing, Greenwood Publishing Group, 2002

[7]   Milo Scheidt, Statistical Prevarication, Telling Half-Truths Using Statistics, IASE, 2005.

[8]   Vedasi a questo proposito Luca Gili, La sillogistica di Aristotele, Lampi di Stampa, Milano 2010.

[9] Si ricordi qui il vecchio testo di George Orwell, che di politica moderna se ne intendeva, La politica e la lingua inglese, 1946, <http://www.archiviocaltari.it/wp-content/uploads/2012/04/orwell_it_politics-and-the-english-language4.pdf> (ultimo accesso 12 dicembre 2014).

[10]  v. Nora Galli de’ Paratesi, Eufemismo e disfemismo nel linguaggio politico e nell’italiano d’oggi, <http://gerflint.fr/Base/Italie-special/nora.pdf > (ultimo accesso 12 dicembre 2014).

[11]  v. Akerlof, The Market for Lemons, Quality Uncertainty and the Market Mechanism, «Quarterly Journal of Economics»,  170, <http://qje.oxfordjournals.org/content/84/3/488.short > (ultimo accesso 12 dicembre 2014).

[12] Su questi temi v. Marco Giaconi,  Violenza rivoluzionaria  e delegittimazione del potere, La caduta dei regimi postmoderni, in «Gnosis – Rivista italiana di Intelligence», 3/2011 <http://gnosis.aisi.gov.it/Gnosis/Rivista28.nsf/ServNavig/5 > (ultimo accesso 12 dicembre 2014).

[13]   Public Relations Theory II, ed. by C. Botan & V. Hazleton, Erlbaum Associates, 2006

 

 

L’autore

Marco Giaconi è un analista strategico che si occupa, in particolare, di geopolitica e di teoria delle relazioni internazionali. È docente di “strategia globale” presso la Scuola Normale Superiore di Pisa e collabora da tempo a GNOSIS, “lookoutnews” e “Affari Esteri”.

Per il nostro sito ha scritto anche Le organizzazioni criminali internazionali.

Categoria: Approfondimenti

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