Neurodiversità e sicurezza nazionale

17 novembre 2017

di Maria Fiorella Coccolo

Il Government Communications Headquarters (GCHQ), l’agenzia governativa che si occupa della sicurezza, dello spionaggio e del controspionaggio nel Regno Unito, ha uno staff di oltre cinquemila persone, di cui cento neurodiverse[1], ovverosia affette da dislessia, discalculia, iperattività, disturbi dell’attenzione e dello spettro autistico. Anche il Mossad, l’agenzia di intelligence israeliana, si avvale delle capacità delle persone con autismo attraverso Ro’im Rachok, un’unità di intelligence fondata nel 2012 per reclutare giovani autistici da adibire al compito di analisi delle fotografie aeree e satellitari, per individuare i più piccoli particolari e non solo[2].

La capacità di vedere anche i minimi particolari

Le persone neurodiverse possono essere un’importante risorsa per la sicurezza nazionale. Molte di loro sono infatti in grado di eccellere in numerose attività, soprattutto scientifiche e artistiche, e persino legate alle attività di intelligence. Ciò è possibile perché, in molti casi, tali individui hanno competenze e attitudini particolari, insolite, e talenti che si distribuiscono indipendentemente dal quoziente di intelligenza, che in alcuni casi – come per la popolazione generale – può essere molto elevato. Non sono rari, per esempio, i soggetti autistici con una memoria prodigiosa o un’attenzione visiva che consente loro di cogliere ciò che i neurotipici (le persone che non sono neurodiverse) faticano a individuare o non percepiscono nemmeno. Inoltre sono in grado di concentrarsi per lunghi periodi di tempo, se un argomento o una materia li appassiona. Tuttavia, queste persone spesso faticano a trovare e mantenere un lavoro a causa di preconcetti negativi da sfatare insieme a una loro caratteristica difficoltà a interagire socialmente. Vediamo allora come la neurodiversità abbia partecipato attivamente all’evoluzione, non solo scientifica, dell’umanità.

Arte e scienza generate dal pensiero ‘diverso’

Se Leonardo da Vinci, Van Gogh oppure Orwell, Lovecraft, Churchill, Einstein, Turing o Tesla fossero vissuti ai giorni nostri, probabilmente avrebbero potuto ricevere una diagnosi di autismo, determinata dalla presenza di innegabili talenti abbinati a un carattere particolare, spigoloso e poco socievole, almeno secondo i criteri comuni. Il matematico Alan Turing, per esempio, fu un bambino abbastanza solitario e da adulto aveva difficoltà a interagire con i colleghi, anche se non gli mancava un buon senso dell’umorismo, cosa non rara tra le persone dello spettro autistico.

Nel mondo dello spettacolo, Dan Aykroyd (chi non ricorda i Blues Brothers), Susan Boyle (famosa cantante), Syd Barrett (fondatore e leader dei Pink Floyd dal 1965 al 1968, cantautore e pittore) e tanti altri hanno potuto ricevere una diagnosi certa grazie ai progressi della scienza. E non dimentichiamo gli hacker: tra questi i neurodiversi non mancano. Infine, anche se non ne conosciamo i nomi, forse sono state numerose le spie neurodiverse che hanno contribuito a difenderci da nazisti o terroristi. Tutto questo grazie a un cervello in grado di pensare ‘diverso’ e di immaginare e creare nuove idee, nuovi mondi, nuove prospettive.

Un ‘Enigma’ nella mente autistica

Prendiamo, per esempio, uno dei più grandi geni del secolo passato, il già citato Alan Turing. Nato a Londra nel 1912 e morto nel 1954 a Manchester, fu un matematico decisamente fuori da ogni schema e un soggetto con tratti autistici. Durante la seconda guerra mondiale si mise al servizio del proprio Paese, entrando a far parte del Bletchley Park, noto anche come Stazione X, il principale centro di crittoanalisi dell’epoca. Grazie a quest’uomo eccezionale, con un forte pensiero ‘creativo’, ipersensibile e purtroppo incompreso all’epoca per il suo modo di essere, si poté decrittografare il codice nazista ottenuto con Enigma, la complessa macchina che permetteva ai tedeschi di criptare i propri messaggi. Turing con i suoi compagni creò infatti Colossus, uno strumento con cui decifrò in modo veloce i codici tedeschi, in pratica il primo passo verso la creazione dei computer odierni.

Nazismo e… ironia della sorte

Negli anni Trenta e Quaranta a Vienna, in una clinica per bambini assai innovativa per l’epoca creata dal medico Erwin Lazar, lavorava il pediatra Hans Asperger (1906-1980). Qui i bimbi con bisogni speciali, in un primo tempo, non erano trattati da malati, bensì considerati come bisognosi di metodi di educazione e apprendimento diversi da quelli normalmente in uso. Tuttavia, con l’avvento del nazismo, in tutto il Paese e conseguentemente anche nel dipartimento in cui lavorava Hans Asperger, fu messo in atto un piano per sterminare i neurodiversi e i disabili, considerati un ‘peso’ per la società. Eppure lui ne vedeva le potenzialità e li difese, enfatizzandone i talenti e, ironia della sorte, sostenendo che sarebbero stati in grado di decifrare i codici segreti delle nazioni nemiche del Reich. Riuscì a salvarne molti, ma non abbastanza. Tra autistici e disabili ne morirono oltre duecentomila.

Un documento storico

Il 4 ottobre 2010 Leon Edward Panetta (direttore della CIA tra il 2009 e il 2011), in occasione del National Disability Employment Awareness Month (il mese dedicato a mondo del lavoro e diversamente abili d’ogni genere), ha pubblicato un messaggio che si conclude con queste parole: «Aumentare il numero di funzionari diversamente abili è l’obiettivo della CIA per il 2015. E ci impegniamo a rendere la nostra Agenzia un posto migliore per coloro che attualmente già lavorano per noi, in modo che possano eccellere nelle loro mansioni. ‘Diversamente abile’ si riferisce a una sola dimensione dell’individualità di una persona, non descrive la sua totalità, uomo o donna che sia. Creando maggiori opportunità per i cittadini diversamente abili, voglio che la CIA non solo faccia la cosa giusta. Desidero che la nostra Agenzia tragga tutti i vantaggi dall’infinito insieme di talenti che è l’America. Siamo una famiglia, e tutti nella nostra famiglia meritano la possibilità di avere successo»[3].

Un bene prezioso per l’umanità

Da quanto sopra detto, appare evidente come la neurodiversità sia un potenziale da valorizzare. Ignorarla o non considerarla porterebbe solo a perdere menti abili, capaci di pensare ‘diverso’, di creare, di scoprire, e anche di proteggere, di difendere l’umanità tutta. Tuttavia, per utilizzare al meglio tali qualità, occorre fornire a chi le possiede un ambiente in grado di accogliere l’individuo nella sua globalità, rispettandone anche i limiti. Le persone neurodiverse vanno aiutate a comprendere le basi della socialità, ad aprirsi al mondo, a coltivare e mettere a disposizione le loro specificità, i loro tratti distintivi. Come sostiene Temple Grandin – professoressa alla Colorado State University e lei stessa autistica e donna di successo, se osserviamo l’evoluzione dell’uomo, scopriamo che è un essere altamente sociale ed è quindi strano che la natura abbia portato avanti un’alterazione genetica come quella dell’autismo (uno ogni 68 persone negli Stati Uniti e all’incirca lo stesso in Europa) se non ci fosse un qualche vantaggio a esso associato. Anche Chantal Lheureux Davidse, psicologa clinica, psicoanalista e docente dell’Università di Parigi-Diderot, che da anni studia gli autistici che lavorano per le forze dell’ordine, sostiene che «le persone affette da disturbi dell’autismo compensano le loro difficoltà di relazione con una visione d’insieme, una cura estrema per i dettagli e una memoria fotografica senza pari», qualità fondamentali per questo genere di lavoro. Così, le agenzie di intelligence che hanno deciso di utilizzare persone neurodiverse lavorano per creare ambienti favorevoli e per ‘istruirle’ al fine di migliorarne le capacità sociali, oltre a insegnare loro come lavorare. In Israele, dopo un training di sei mesi e diversi incontri con uno psicologo che li aiuta a socializzare e comunicare, i soggetti autistici selezionati lavorano da uno a tre anni a stretto contatto con agenti e militari[4]. Ciò consente loro di scoprire il proprio valore, di migliorare l’autostima, di diventare autonomi. Perché tendere una mano a chi è diverso da noi può solo portare a una vita migliore, più serena, più giusta per tutti.

Note

(ultimo accesso ai link indicati: 15 novembre 2017)

[1] P. Stanford, I spy with my little eye . . . someone on the spectrum, As GCHQ reveals what it takes to be a spy, it seems that espionage is a haven for people with dyslexia, dyspraxia and Asperger’s, The Telegraph, 23 settembre 2014, http://www.telegraph.co.uk/education/educationnews/11113540/I-spy-with-my-little-eye…-someone-on-the-spectrum.html

[2] Israeli army sets sights on recruits with autism, The Israeli army has started a programme to give jobs to young people with autism, 1 marzo 2017, http://www.bbc.com/news/av/world-middle-east-39106200/israeli-army-sets-sights-on-recruits-with-autism.
B. Sales, Soldiers with autism take on key roles in IDF, Participants in Roim Rachok program, many of whom possess exceptional focus skills, analyze visual data, decipher satellite photos, The Times of Israel, 9 dicembre 2015, http://www.timesofisrael.com/soldiers-with-autism-take-on-key-roles-in-idf/.

[3] Press release, Message from the Director: National Disability Employment Awareness Month. Statement to Employees by Director of the Central Intelligence Agency Leon E. Panetta on National Disability Employment Awareness Month, 4 ottobre 2010, https://www.cia.gov/news-information/press-releases-statements/press-release-2010/national-disability-employment-awareness-month.html

[4] T. Goldenberg, For autistic soldiers, army service opens door to integration, New IDF programs harness youths’ special abilities while giving them ‘a solid beginning’ to an independent life in Israel’s job market, The Times of Israel, 20 febbraio 2016, http://www.timesofisrael.com/for-autistic-soldiers-army-service-opens-door-to-integration/.

S. Rubin, The Israeli Army Unit That Recruits Teens With Autism, Many autistic soldiers who would otherwise be exempt from military service have found a place in Unit 9900, a selective intelligence squad where their heightened perceptual skills are an asset, The Atlantic, 6 gennaio 2016, https://www.theatlantic.com/health/archive/2016/01/israeli-army-autism/422850/

 

Bibliografia minima di riferimento

Autismo e talento. Svelare il mistero delle abilità eccezionali, a cura di F. Happè e U. Frith, Edizioni Erickson, Trento 2012,.

A. Hodges, Alan Turing Storia di un enigma, Bollati Boringhieri, Torino 2014

R. Keller, I disturbi dello spettro artistico in adolescenza e in età adulta, Edizioni Erickson, Trento 2016

S. Silberman, NeuroTribù. I talenti dell’autismo e il futuro della neurodiversità, Edizioni LSWR, Milano 2016

G. Temple, Pensare in immagini e altre testimonianze della mia vita autistica, Edizioni Erickson, Trento 2006

 

L’autore

Maria Fiorella Coccolo è giornalista pubblicista. Attualmente dirige due riviste dedicate ad alimentazione e benessere. Ha scritto oltre una trentina di libri dedicati a salute, cibo, erbe officinali e simili. Appassionata di spionaggio fin da quando era poco più che una bambina, ha ricevuto la diagnosi di un disturbo dello spettro autistico.

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Categoria: Approfondimenti

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