Intelligenza artificiale e soft computing nella lotta al terrorismo

27 novembre 2017

di Giancarlo Butti

Abstract

L’uso di applicazioni che fanno ricorso a tecniche di Intelligenza artificiale (IA), in particolare sistemi esperti (SE), è indispensabile per elaborare le grandi quantità di dati oggi disponibili sulle fonti aperte e per la loro successiva analisi e correlazione anche con fonti più tradizionali. In tale contesto è fondamentale che chi utilizza tali strumenti (nel caso un’Agenzia di intelligence) abbia pieno controllo e visibilità su quali siano le tecniche di elaborazione e gli algoritmi da queste utilizzati. L’articolo illustra come l’utilizzo di appositi strumenti di sviluppo consenta, con relativa semplicità, la realizzazione di una particolare categoria di SE, detti neuro-fuzzy, che permettono di mantenere la trasparenza ed il pieno controllo sugli algoritmi utilizzati per l’elaborazione delle informazioni. Tali SE permettono inoltre di formalizzare le competenze e l’esperienza che gli analisti hanno acquisito nella loro attività di correlazione fra le diverse fonti dati, evitando in tale modo la dispersione del know-how appreso.

Keyword        social media, big data

Intelligenza artificiale e soft computing nella lotta al terrorismo (PDF 511 kB)

L’autore
Giancarlo Butti è security manager, project manager e auditor presso gruppi bancari e consulente in ambito sicurezza e privacy presso diverse aziende. È membro della faculty di ABI Formazione e docente presso diversi istituti. È socio e proboviro di ISACA/AIEA, socio CLUSIT e socio BCI. Partecipa ai gruppi di ricerca di ABI LAB, Oracle Community for Security, ISACA/AIEA, UNINFO.

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Categoria: Approfondimenti

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