Intelligence e sicurezza nazionale

14 novembre 2013

di Alessandro Politi
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Quando si parla di sicurezza nazionale, forse sull’esempio della filmografia d’altri paesi, si tende ad avere un’idea molto estensiva del concetto per cui ogni problema politicamente rilevante (eventualmente con qualche connessione estera) può trasformarsi in una questione appunto di sicurezza nazionale. È un approccio costituzionalmente impreciso e culturalmente rischioso perché crea una tendenza alla “securizzazione” di ogni questione di livello, più tipica di Stati autoritari che non di Stati di diritto.

Storicamente in Italia il termine di sicurezza nazionale, nonostante alcuni accenni importanti, non ha ancora nessuna chiara definizione a livello costituzionale (artt. 87, 117, 126).

La sentenza della Corte Costituzionale 86/1977 cercò di compiere un ulteriore passo avanti parlando di “sicurezza esterna ed interna dello Stato, della necessità di protezione da ogni azione violenta o comunque non conforme allo spirito democratico che ispira il nostro assetto costituzionale dei supremi interessi che valgono per qualsiasi collettività organizzata a Stato e che, come si è detto, possono coinvolgere la esistenza stessa dello Stato.”

A livello normativo furono gli articoli 6 e 7 della legge 124/2007 a definire in modo più preciso cosa s’intendeva per sicurezza nazionale citando la “difesa dell’indipendenza, dell’integrità e della sicurezza della Repubblica” oppure la “sicurezza interna della Repubblica e le istituzioni democratiche poste dalla Costituzione a suo fondamento da ogni minaccia, da ogni attività eversiva e da ogni forma di aggressione criminale o terroristica”, soprattutto attraverso l’insieme dei compiti assegnati allora a SISMI e SISDE (oggi rispettivamente AISE ed AISI). La legge 133/2012 non ha cambiato l’impianto di fondo della legge 124.

Da un punto di vista di chiarezza nel linguaggio un progresso importante, anche se non di valenza normativa, è stato compiuto proprio dal Glossario Intelligence del DIS (giugno 2012) con la voce “Sicurezza nazionale”. Pur sottolineando il carattere dinamico del concetto, il Glossario elenca indicativamente “l’indipendenza, l’integrità e la sovranità della Repubblica, la comunità di cui essa è espressione, le istituzioni democratiche poste dalla Costituzione a suo fondamento, la personalità internazionale dello Stato, le libertà fondamentali ed i diritti dei cittadini costituzionalmente garantiti nonché gl’interessi politici, militari, economici, scientifici ed industriali dell’Italia”.

Il resto è, allo stadio attuale, prassi di governo e cultura dell’intelligence nella classe dirigente nazionale. Le parole dell’allora ministro Beniamino Andreatta nel 1996 in un’intervista a un settimanale: “È necessario che si faccia un lavoro simile a quello del National Security Council” contengono ancora stimoli interessanti.

L’autore

Alessandro Politi è un analista politico e strategico con 30 anni d’esperienza. Direttore della NATO Defense College Foundation. Ricercatore senior del CeMiSS per l’America Latina e le prospettive globali. Ha diretto il progetto Prospettive Globali 2013, culminato in una pubblicazione in italiano e inglese. Docente di geopolitica e geoeconomia presso la SIOI. L’ultima sua pubblicazione è un libro sulla guerra Iran-Israele.

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